Ominide 847 punti

DANTE ALIGHIERI

Nasce a Firenze nel 1265 da una famiglia della piccola nobiltà cittadina di parte guelfa, la quale condizione economica non era fiorente, ma permise, comunque, a Dante di procurarsi un’affinata istruzione.
Da subito sviluppò una vocazione verso la poesia (come dirà lui stesso nella Vita nuova, imparò da sé ‘‘l’arte di dire parole per rima’’) leggendo i poeti provenzali e siciliani.
La sua esperienza giovanile intellettuale e sentimentale è incentrata attorno alla figura di una donna, Beatrice, ma resterà punto fisso anche nel suo percorso successivo.
La morte della donna (1290) segnerà per Dante un periodo di smarrimento ma anche una rinascita, uno stimolo per il quale dante accantona il mondo stilnovista per ampliare i suoi orizzonti culturali e stabilire un rapporto più ferreo con la realtà della vita civile e politica. Troverà conforto per la prematura perdita della giovane soprattutto nella filosofia (‘’cacciava e distruggeva ogni altro pensiero’’), approfondisce la sua cultura poetica leggendo i testi latini, tra i cui ricordiamo quelli di Virgilio che considera suo ‘’maestro’’ e suo ‘’autore’’, ancora Ovidio, Lucano; riscopre in una nuova chiave i poeti provenzali, soprattutto Arnaut Daniel e nel frattempo si accosta alla poesia burlesca e realistica.

Dante entrò nell’Arte dei Medici e Speziali, ricoprì varie cariche fino a che nel 1300 (15 giugno-15luglio) fu eletto Priore (suprema magistratura cittadina).
Era questo un momento difficile per Firenze, logorata dallo scontro delle due fazioni dei Guelfi e i Ghibellini e ancora Guelfi bianchi e Guelfi neri e minacciata nella sua autonomia dal papa Bonifacio VIII, che mirava ad imporre il dominio della Chiesa sui territori toscani approfittando del disinteresse degli imperatori di Germania. Dante, super parte, si adoperò per ristabilire la concordia tra i cittadini e contro le ingerenze del papa; per questo fu considerato più vicino ai Bianchi, che difendevano la libertà di Firenze contro i Neri che appoggiavano sempre più la politica di Bonifacio VIII. Il legato pontificio Carlo di Valois fu mandato col pretesto di riappacificare le due fazioni invece favorì quella dei neri che nell’autunno del 1301 s’impadronì di Firenze, scatenandosi contro i vinti. Dante in quel momento non era a Firenze poiché era stato mandato con la carica di ambasciatore a Roma, fu esiliato e dopo due mesi addirittura condannato al rogo.

-

GLI ANNI DELL’ESILIO


Nei primi tempi non rinunciò alla speranza di ritornare in patria e si unì ad altri esuli Bianchi ma dopo un tentativo fallito di rientrare in città con la forza si sdegnò e preferì ‘’far parte pe se stesso’’. Ebbe inizio il suo pellegrinare per le varie corti d’Italia come segretario, ambasciatore..
A Firenze rivolgeva sempre il suo pensiero e non ha mai abbandonato il sogno di ritornare al '’bell ovile’’per essere riscattato dalle accuse infamanti e per ricevere il giusto riconoscimento.
Frattempo l’esilio gli permise di allargare i suoi orizzonti e non solo geografici. Lo scenario delle città italiane logorate dalle lotte civili,pervase dalla cupidigia di denaro e dallo spirito affarista e arrivista,il quadro di una chiesa mondanizzata e corrotta,lo indussero a ricercare ‘‘la cagion che il mondo ha fatto reo’’. All’inizio credette d’individuarla nell’assenza di un imperatore,che si come regolatore supremo della vita civile successivamente maturò l’idea di essere stato investito da dio (una missione divina) della missione di indicare all’umanità (vedi veltro divina commedia) le cause della sua abiezione e di ricondurla sulla vita del riscatto. Da questa vocazione nacque l’esigenza della Commedia,alla quale lavorò per quasi tutti gli anni dell’esilio.
Nel 1310 le speranze di Dante sembravano potersi tradurre in realtà quando Enrico VII di Lussemburgo fu incoronato a Roma imperatore da papa Clemente V. Ma la speranza svanì di fronte alla condotta del papa,alla resistenza delle città italiane e alla morte dell’imperatore (1313);e nel frattempo erano svanite anche le ultime speranze di ritornare in patria. Negli ultimi anni visse a Ravenna, dove morì nel 1321 (14 settembre) e dove è ancora sepolto.

OPERE

-

LA VITA NUOVA


Ai tempi della giovinezza di Dante,Firenze era un ambiente culturale misto,dove varie tendenze culturali coesistevano:la lirica d’amore cortese di tipo guittoniano,la nuova maniera cavalcantina,lo stile comico e realistico,la poesia allegorica. In questo ambiente così stimolante il giovane alighieri cominciò a dedicarsi alla poesia orientandosi verso la lirica amorosa di ascendenza cortese. Riprende nelle sue prime opere il modello guittoniano e ne ripete gli stessi schemi psicologici convenzionali,il linguaggio e gli artifici formali.
Ma dalla profonda amicizia nata con Guido Cavalcanti nasce quel gruppi di intellettuali orgogliosi della propria <<altezza d’ingegno>>,designati comunemente con la formula dantesca usata nel purgatorio di <<dolce stil novo>>.
La svolta implica uno stile diverso da quello precedente di ispirazione guittoniano,uno stile <<dolce e leggiadro>>,la sintassi e il ritmo divengono più piani e scorrevoli,vengono abolite le parole aspre con scontri consonantici a favore di quelle dai suoni dolci,scompaiono artifici formali troppo astrusi. I temi subiscono l’influsso soprattutto del Cavalcanti,i suoi versi insistono sull’amore come tormento e sofferenza. Deciderà,in seguito,di allontanarsi da questa influenza per intraprendere una strada completamente diversa dallo Stilnovismo che spiegherà nella Vita nuova.
Dopo la morte di Beatrice,Dante decise di raccogliere tutte le sue liriche più significative in una raccolta facendole precedere da un commento che ne spiegasse il significato e le motivazioni della loro nascita (il contesto…),seguito da un commento retorico;una novità stilistica dato che tutti i poeti d’amore precedenti avevano semplicemente messo insieme ‘‘canzonieri’’,cioè serie liriche che si distaccavano l’una dall’altra. La prosa Dantesca invece individua nelle poesie un senso profondo e unitario che segue una linea ben definita di una vicenda interiore.
L’opera compiuta fra il 1293 e 1295 fu intitolata Vita Nuova proprio per indicare il rinnovamento spirituale determinato nel poeta in seguito ad un amore altissimo e eccezionale.

CONTENUTI DELL’OPERA


Dante narra di aver incontrato Beatrice all’età di nove anni e di essersi subito innamorato di lei. Dopo nove anni (nella narrazione ricorre costantemente il numero nove,rimando alla trinità,ha una valenza simbolica e allude al carattere miracoloso della donna) la incontrerà di nuovo e resterà estasiato dal suo saluto,e da allora nel saluto della donna riporrà tutta la sua felicità.
E’ sua premura,però,secondo gli ideali dell’amor cortese,tenere nascosta l’identità della donna amata per proteggere il suo amore dall’invidia e dai mal pareri e per questo finge di rivolgere il suo amore ad altre donne,la qual cosa provocherà lo sdegno di Beatrice che gli nega il saluto. Ciò procura profonda sofferenza al poeta: questa parte del libro è incentrata sul modello della poesia cavalcantina,imperniata sull’analisi dei tormenti provocati dall’amore. Successivamente,Dante si rende conto che il fine del suo amore deve essere posto non più nel saluto della giovane,ma nella lode in essa. Comincia così una sezione dedicata alle rime in lode per Beatrice.
Una visione avuta durante una malattia preannuncia al poeta la morte della donna,che realmente morirà poco tempo dopo. Per il poeta sono giorni di profondo sconforto e troverà conforto nello sguardo di un’altra donna <<gentile>>. La tentazione di un nuovo amore è vinta dalla visione in cui Beatrice appare al poeta come la prima volta che gli era apparsa in sogno. Tutti i pensieri di Dante ritornano a Beatrice che questa <<nuova intelligenza>> che Amore mette in lui lo innalza sino all’Empireo dove ha la visione di Beatrice splendente di tutta la gloria del paradiso. Argomento trattato nell’ultima poesia del libro nel capitolo intitolato ‘‘Oltre la spera che più larga gira’’. Nel capitolo che chiuderà l’opera Dante narra di aver avuto un’altra visione di Beatrice che lo induce a non parlare più di Beatrice fino a quando non <<potrà più degnamente parlar di lei>>.

La Vita nuova si presenta come ricapitolazione di un’esperienza passata e come ricostruzione del suo significato profondo. Nel libro è probabilmente contenuta una trama di esperienze reali ma Dante mira soprattutto a cogliere i significati segreti che stanno al di là si esse ed a comporli in una vicenda esemplare.
Per questo luoghi e persone perdono la loro fisionomia concreta e sfumano in un’estrema indeterminatezza,ne deriva un mondo diverso dal quello reale,immerso in un’atmosfera di sogno,dove le vicende reali si mescolano a sogni e visioni.

Il libro è diviso in tre parti: nella prima di parla degli effetti che l’amore produce sull’amante,nella seconda si ha la dote della donna;nella terza la morte della <<gentilissima>>. A queste tre parti corrispondono tre diversi stadi dell’amore.
Il primo rientra ancora nei canoni dell’amor cortese,in cui l’amante poteva sempre sperare in una ricompensa al suo amore da parte della donna:appunto il saluto era divenuto il simbolo di questo appagamento. La negazione del saluto fa capire a Dante che la felicità deve nascere dentro di lui e non da un appagamento esterno,dalle parole detta in lode alla sua dama.
E’ questo il secondo stadio dell’amore,egli non ama per avere qualcosa in cambio ma l’amore è fine a sé stesso. A questa scoperta che avviene a metà dell’opera,Dante attribuisce un valore decisivo, da inizio a delle <<nove rime>>,ad una nuova maniera di poetare.
Questo nuovo modo di intendere l’amore ha una stretta affinità con la visione dell’amore mistico di san Vittore:è l’amore dei beati in cielo,che non rimanda a ricompense materiali bensì trova la sua beatitudine nella contemplazione e nella lode di Dio. L’amore non è più una passione terrena ma è la forza che innalza le creature fino a ricongiungerle a Dio.
Vengono superati anche i temi stilnovisti,Guinizzelli e Cavalcanti cantavano bensì la donna come miracolo e dono di Dio, ma l’amore era solo un processo discendente,da Dio al poeta ora diviene ascendente; l’amore per la donna innalza l’anima fino al cielo. Ed è questo il terzo stadio nella Vita Nuova identificabile nell’ultimo sonetto dell’opera, Oltre la spera che più larga gira,in cui Amore mette nel pensiero del poeta una <<nuova intelligenza>> che gli consente di contemplare Beatrice nella gloria dei cieli.

Dietro le vicende di una storia d’amore,la Vita Nova racconta un’esperienza mistica;è un viaggio a Dio con Beatrice come lo sarà successivamente la Commedia.
Il passaggio dalla Vita Nova alla Commedia non è diretto e immediato,in mezzo si pongono grandi esperienze che maturano la visione di Dante e allargano i suoi orizzonti: l’esperienza politica e filosofica.

-

RIME


Le Rime non sono un canzoniere organico costruito dal poeta ma una raccolta messa insieme e ordinata da editori moderni che riunisce il complesso della produzione lirica dantesca dalle poesie giovanili a quelle dell’età matura. Le rime giovanili riflettono le varie tendenze della lirica cortese del tempo. A questo gruppo di testi fa parte la Vita Nuova. Dopo quest’opera,Dante intraprende altre strade,nel convivio racconta come dopo la morte di Beatrice fosse sorta in lui una passione ardente per la filosofia. Da questo nuovo amore nascono alcune canzoni,in cui perdura lo stile <<dolce>> della fase precedente,ma si afferma un’impostazione esclusivamente allegorica,sotto l’immagine della donna di cui il poeta canta l’amore,si cela un’astrazione per la Filosofia.

Gli anni che intercorrono tra la morte di Beatrice e l’esilio costituiscono per Dante un periodo di sperimentazioni. Nelle canzoni allegoriche e morali ricerca uno stile sublime,elevato e dotto,percorre anche la via della poesia comico e burlesca. Documento di questo suo interesse è la ‘’tentazione’’ con l’amico Forese Donati,composto tra il ’93 e il ’96,uno scambio di sonetti ricchi di mordacità,in cui Dante sperimenta un linguaggio che gli servirà poi nella Commedia nel basso inferno.
Quasi contemporaneamente si verifica l’incontro di Dante con la poesia trobadorica e soprattutto con il trobar clus dell’astruso Arnaut Daniel. Nasce così il gruppo delle Rime petrose,dedicate ad una madonna Pietra,bella e insensibile. In queste rime riversa una passione sensuale,dalla forte carica erotica. Questa passione viene espressa con una ricerca di suoni aspri che sono l’antitesi dello stile <<dolce>> di un tempo,
Dopo l’esilio la visione di Dante si fa sempre più cupa,per questo eleva a Dio preghiere affinché fosse ristabilita sulla terra la giustizia. E’ questo il nodo di sentimenti esplicati nella Commedia.

-

CONVIVIO


Frutto degli studi filosofici di Dante,il Convivio fu scritto tra il 1304-1307. Con esso Dante si proponeva di dimostrare la propria dottrina,per difendere la propria fame dalle accuse mosse dai suoi concittadini che l’avevano esiliato.
Viene in un certo senso ripresa la struttura della Vita Nuova,una serie di poesia anticipate da un commento in prosa ma non si tratta più di una semplice narrazione di esperienze soggettive,bensì di esporre dottrine e concetti:l’amore per la sapienza,radicalmente mutato dal disegno mistico del libretto giovanile ma un vero e proprio impegno con la realtà civile e morale.
Il mutamento è spiegato da Dante attribuendo la Vita Nuova ad una fase giovanile e il Convivio a quella di una maturità raggiunta.
Il progetto non fu portata a compimento,forse l’opera fu superata dal linearsi in Dante l’idea del disegno della Commedia.

Il I trattato ha funzione introduttiva,è autonomo,cioè concepito come commento di una poesia. E’ scritto in volgare e non in latino perché possa essere letto da tutti ma è comunque destinato ad un pubblico dotto.
Dante mira ad un pubblico ‘’nobile’’ non solo di nascita ma anche elevazione spirituale e etica. Questa nuova aristocrazia dovrà costituire la nuova classe dirigenziale della vita sociale,capace di richiamare l’umanità sulla retta via.
Nel II trattato spiega il metodo che seguirà nel commento delle proprie canzoni,un metodo allegorico.
Il III trattato è tutto un inno alla sapienza con il quale tocca il culmine dell’entusiasmo filosofico.
Nel IV trattato viene affrontato un problema morale a quel tempo molto discusso,quello della vera nobiltà.
Dante sostiene che la nobiltà non è solo privilegio di sangue ma una conquista personale attraverso l’esercizio delle virtù. In quest’ultimo libro trova posto anche la prima enunciazione della teoria dantesca della politica sviluppata più tardi nel De Monarchia,la necessità di una monarchia universale e assoluta.

-

DE VULGARI ELOQUENTIA


Scritto nello stesso periodo del Convivio,il De Vulgari Eloquentia ne riprende ed amplia il discorso sulla dignità del volgare,un trattato di retorica che fissa le norme dell’uso della lingua volgare,che intensifica il processo di affermazione del volgare come lingua della cultura iniziato nel duecento.
Scritto in latino,l’opera doveva comprendere quattro libri,ma fu interrotto a metà del secondo.
Il primo libro imposta il problema del <<volgare illustre>>,la formazione di uno stile sublime che tratti argomenti elevati ed importanti. La retorica medievale dava enorme importanza alla differenziazione degli stili a seconda della materia trattata e distingueva uno stile <<sublime o tagico>>,uno <<mezzano o comico>> e uno <<umile o elegiaco>>.
Il <<volgare illustre>> di Dante era:
<<Cardinale>>,ovvero il cardine intorno al quale ruotavano tutti i volgari municipali;
<<Aulico>>,linguaggio proprio del palazzo reale se gli italiani avessero la reggia;
<<Curiale>>,linguaggio elegante e dignitoso adatto alle corti.
Nel secondo libro sono definiti gli argomenti per i quali occorre utilizzare lo stile <<tragico>>:le armi,l’amore e la virtù,attraverso la canzone.
A differenza di quanto affermava nella Vita Nuova ,nel De Vulgari Eloquentia ammette che sia gli argomenti amoroso che quelli epico - guerreschi che quelli morali possono essere trattati in volgare <<illustre>>.
In questo trattato Dante fissa la sua attenzione soprattutto allo stile sublime ma non del tutto,infatti vi sono spunti della maturazione della Commedia,un’opera non più in stile <<tragico>> ma in stile <<comico>>,dove possono trovare posto tutte le infinite manifestazioni della realtà,dalla turpe bassezza dell’inferno alla gloriosa luminosità del paradiso.

-

DE MONARCHIA


Frutto di un intenso lavoro riflessivo successivo ad un periodo di profonda crisi spirituale e politica. Il trecento aveva assistito al logoramento delle massime istituzioni del Medioevo,l’impero e la chiesa. Il primo aveva perso il suo potere in Italia e la seconda cercando di approfittare del vuoto politico,si era sempre più mondanizzata e corrotta ed era divenuta vassalla della monarchia francese.
Quindi Dante individuando le cause dell’abiezione in cui era piombata l’umanità traccia,come aveva già fatto nel Convivio,un disegno di restaurazione dell’autorità imperiale e ecclesiastica che riportasse la vita pubblica alla normalità.

Scritto in latino,è rivolto ad un pubblico dotto. E’ diviso in tre libri.
Nel primo parla della necessità di una monarchia universale.
Il secondo come l’autorità imperiale sia stata concessa da Dio al popolo romano che ebbe il compito di unificare e pacificare il mondo per renderlo adatto ad accogliere il messaggio di Cristo.
Il terzo libro affronta il tema più ricorrente di quel secolo:lo scontro Chiesa - impero.
In quegli anni erano riconoscibili due correnti di pensiero che sostenevano la supremazia dell’una a discapito dell’altra e viceversa. Combattendo ambedue tesi,Dante sosteneva la completa autonomia dei due poteri,impero e chiesa,poiché entrambi provenivano direttamente da Dio (averroè - la teoria dei due soli). Il solo fine è diverso,l’impero ambisce alla felicità dell’uomo in questa vita,la chiesa invece nel raggiungimento della beatitudine eterna. Quindi,seppur in completa autonomia,i due poteri sono tuttavia complementari:solo in pace e in concordia (in questa vita) l’umanità può seguire la guida del papa e giungere alla salvezza eterna.
Il filo di pensiero e la costruzione logica di Dante era grandiosa ma irrealizzabile e utopistica ed è proprio in questo clima che si deve la scrittura della Commedia.

-

LE EPISTOLE


Ci giungono tredici lettere scritte in latino. Si tratta di lettere composte secondo lo schema classico dell’<<ars dictandi>> (stile estremamente elaborato, ricco di artifici retorici e riferimenti ai classici latini e alla bibbia).
Le più interessanti riguardano l’attualità politica.
Alcune riguardano anche la stesura della Commedia come l’Epistola a Cangrande della Scala (1315-1317), che contiene la dedica del Paradiso al signore di Verona e fondamentali indicazioni di lettura del poema: la pluralità dei sensi, il titolo, la finalità dell’opera.

Hai bisogno di aiuto in Vita ed opere di Dante?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email