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Concetti Chiave

  • Il "De Vulgari Eloquentia" di Dante, pur rimanendo incompiuto, sostiene la nobiltà del volgare rispetto al latino, considerato una lingua artificiale.
  • Dante fornisce una storia universale delle lingue, spiegando come la Torre di Babele ha portato alla confusione linguistica tra gli uomini.
  • Viene analizzata la creazione di lingue artificiali come il greco e il latino, e la formazione di lingue imparentate in Europa Meridionale.
  • Dante definisce il volgare illustre come una lingua che deve essere illustre, cardinale, regale e curiale, rappresentando l'ideale linguistico italiano.
  • Il secondo libro del "De Vulgari Eloquentia" tratta gli usi del volgare illustre, riservato ai poeti di elevata cultura e per temi nobili.

La nobiltà del volgare

Il “De Vulgari Eloquentia” doveva essere in 4 libri, ma rimase incompiuto. Il primo libro è suddiviso il 19 capitoli e dimostra la nobiltà del volgare che è superiore al latino, perché esso è considerato da Dante una lingua artificiale. Infatti il volgare è una lingua naturale che si apprende dalla nascita senza bisogno di studiare.

La storia delle lingue

Per sostenere la sua tesi, Dante ci fa una storia universale delle lingue. Dio ha fatto nascere negli uomini una lingua sacra che parlavano tutti gli uomini del tempo; dopo la costruzione della Torre di Babele (che era il monumento della superbia umana, perché, attraverso quella torre l’uomo voleva arrivare fino a Dio), Dio per punire gli uomini la distrusse e confuse le lingue.

La diffusione delle lingue

Da quel momento gli uomini non si capirono più perché parlavano lingue diverse, e qualcosa della lingua sacra rimase solo nell’ebraico. I popoli che parlavano i 3 linguaggi fondamentali si sparpagliarono in zone geografiche diverse e diedero vita ad altre lingue ancora. Alighieri, Dante - De Vulgari Eloquentia articolo

Le lingue artificiali e volgari

Nell’area greca, attraverso la koinè (la lingua comune), si creò la lingua artificiale del greco; nell’area latina si creò la lingua artificiale del latino. Nell’Europa Meridionale si stabilirono, poi, popoli parlanti 3 lingue diverse ma imparentate fra di loro. La lingua d’oil e la lingua d’oc, parlate in Francia e la lingua del si, parlata in Italia. Proprio per queste diversità si erano create le lingue artificiali (la cui lingua principale era il latino). A questo punto Dante comincia a definire le caratteristiche di questi 3 volgari a cui corrispondono altrettante letterature. Un’analisi particolareggiata è rivolta al volgare italiano.

Analisi dei volgari italiani

In Italia si parlavano una miriade di dialetti locali, scartati i meno qualificati, Dante analizza 14 volgari italiani, facendo una classificaAppennini, analizza 7 volgari a destra e 7 a sinistra. Nessuno di questi volgari lo soddisfa anche se riconosce che il fiorentino e il toscano sono quelli che si avvicinano di più alla sua idea di volgare illustre.

Definizione del volgare illustre

A questo punto ci dà la definizione del volgare. Questo deve essere: illustre, cardinale, regale, curiale. Illustre perché deve dare lustro e fama a chi ne fa uso nei suoi scritti; cardinale perché deve essere il cardine intorno a cui ruotano tutti gli altri volgari; regale perché se in Italia vi fosse una regia dovrebbe essere la lingua della regia; curiale perché risponde alle norme stabilite dagli italiani più prestigiosi che sono i dotti, gli intellettuali e i poeti e che rappresentano in mancanza della curia effettiva la curia ideale.

Uso del volgare illustre

Il secondo libro è una specie di “grammatica” cioè un trattato di retorica, dove vengono illustrati gli usi possibili del volgare. Solamente i poeti di cultura e di ingegno elevati sono degni di fare uso del volgare illustre e solo nella trattazione di temi elevati (politici, amorosi o morali). La forma più degna del volgare è quella di maggiore nobiltà, cioè la canzone e il verso più adatto è l’endecasillabo a volta alternato ad un settenario. Poi ci fa la teoria degli stili: comico, medio, aulico. In teoria Dante non creò il volgare illustre, ma ci dice che ogni volgare se depurato dai suoi limiti provinciali può essere illustre; infatti i migliori poeti italiani lo hanno fatto, e cita siciliani, toscani, bolognesi.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la principale tesi di Dante riguardo al volgare rispetto al latino?
  2. Dante sostiene che il volgare è superiore al latino, considerato una lingua artificiale, poiché il volgare è una lingua naturale appresa fin dalla nascita (come indicato nel primo libro del "De Vulgari Eloquentia").

  3. Come spiega Dante la nascita delle lingue nel contesto della Torre di Babele?
  4. Dante narra che Dio creò una lingua sacra parlata da tutti gli uomini, ma dopo la costruzione della Torre di Babele, per punire l'umanità, confuse le lingue, portando alla nascita di diverse lingue (come descritto nella storia universale delle lingue).

  5. Quali sono le caratteristiche del volgare illustre secondo Dante?
  6. Il volgare illustre deve essere illustre, cardinale, regale e curiale, in quanto deve dare prestigio a chi lo usa, fungere da base per gli altri volgari, rappresentare la lingua della regia e seguire le norme degli intellettuali e poeti più prestigiosi (definito nel testo).

  7. Qual è l'importanza del volgare italiano nella classificazione di Dante?
  8. Dante analizza 14 volgari italiani, riconoscendo che, sebbene nessuno lo soddisfi completamente, il fiorentino e il toscano si avvicinano di più alla sua idea di volgare illustre, evidenziando la varietà e la ricchezza dei dialetti locali (come descritto nell'analisi dei volgari italiani).

  9. Chi è degno di utilizzare il volgare illustre secondo Dante?
  10. Solo i poeti di cultura e ingegno elevati sono considerati degni di utilizzare il volgare illustre, e solo per trattare temi elevati come quelli politici, amorosi o morali, come spiegato nel secondo libro del "De Vulgari Eloquentia".

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