Dante Alighieri

La nascita: Dante (diminutivo di Durante) nacque a Firenze nell'anno 1265, nato sotto il segno dei Gemelli come lui stesso dirà nella commedia.
Importante ricordare come Dante nasca in una Firenze lacerata dagli scontri tra fazioni nell'ambita della rivalità tra Impero e Chiesa tanto che le parti politiche finivano il più delle volte per dividersi tra Guelfi (sostenitori del Papa)e Ghibellini (sostenitori dell'Imperatore).
Significativo fu il caso di Firenze dove alle due iniziali si intrecciarono altre fazioni, quella dei Guelfi Bianchi e quella dei Guelfi Neri, capitanati rispettivamente dalle potenti famiglie dei Cerchi e dei Donati. I Guelfi Neri si alleano a Bonifacio VIII nella sua politica teocratica (potere temporale della chiesa superiore a quello dell'impero).

La giovinezza: Dante appartiene alla piccola nobiltà guelfa, il padre versava in condizioni economiche modeste tanto che fu costretto a dedicarsi all'attività di cambiavalute considerata poco dignitosa per un nobile e non partecipava alla vita politica. infatti i guelfi furono sconfitti e molti dovettero lasciare la città di Firenze dopo la battaglia di Montaperti.

I matrimoni in questo clima finivano per assumere un significato politico e infatti il giovane Dante nel 1285 sposò Gemma Donati, appartenevano alla più illustre famiglie guelfe fiorentine e da questo matrimonio organizzato dalle famiglie nacquero alcuni figli Iacopo, Pietro, Antonia e forse Giovanni.
Iniziò così la partecipazione di Dante alle vicende politico militari della città.

La formazione culturale:
L'esperienza comunale fu strettamente legata alla formazione culturale di Dante.
Dante infatti nella città-Stato come quella di Firenze, importante per l'evoluzione di questa forma istituzionale, cioè il comune.
La prima formazione scolastica fu impartita a Dante da un insegnante di latino e conosceva le lingue d'oc e d'oil.
Il primo vero maestro di Dante fu Brunetto Latini dal quale acquisì un'idea alta di politica, intesa come azione al servizio dei cittadini.
Ed è sempre da lui, dalla sua opera chiamata Rettorica, acquisì l'arte del dire e dello scrivere e imparò che la morale (l'etica) è indispensabile alla politica.
L'uomo politico doveva sapersi esprimere correttamente per il bene della propria città e non per il suo tornaconto oppure per imporsi ai propri cittadini.
Brunetto Latini offrì inoltre a Dante le sue conoscenze della letteratura francese e lo avvicinò ai testi più prestigiosi della cultura araba.
Importante fu anche l'amicizia tra Dante e Guido Cavalcanti (cfr. l'attività politica di Guido Cavalcanti a Firenze e la sua importanza legata al dolce stil novo).

Cavalcanti avvicinò Dante a una poesia nella quale l'amore era un pretesto per affrontare temi di carattere filosofico.

L'esilio:Dante si iscrisse alla corporazione dei Medici e degli Speziali e iniziò la sua carriera politica che fu rapida e piena di successi.
Nel 1301 si impegnò attivamente per contrastare la politica del Papa Bonifacio VIII, che con la scusa di voler riportare la pace a Firenze voleva invece ottenere il controllo della Toscana.
Proprio mentre Dante si trovava a Roma per un'iniziativa diplomatica verso il pontefice, Firenze venne occupata da Carlo di Valois che consegnava il governo della città ai Guelfi Neri.
Una volta al potere, i Neri si vendicarono degli avversari politici (Guelfi Bianchi) tra questi c'era anche Dante a cui venne saccheggiata la casa e venne ingiustamente accusato di baratteria (appropriazione di denaro pubblico). Iniziava così per Dante un lungo e doloroso periodo dell’esilio dalla sua città. Fra il 1302 e il 1304, partecipò alle iniziative militari dei Bianchi per rientrare a Firenze.
Nel 1304 i Bianchi furono sconfitti nella battaglia della Lastra. Dante si rassegnò e fu ospite di signori più o meno potenti, in cambio svolgeva attività diplomatiche o di cancelleria.
Con l’ascesa in Italia di Arrigo VII di Lussemburgo in Dante si riaccese la speranza di tornare a Firenze nel 1310. Con il nuovo imperatore tutti prevedevano nuovamente la pace, ma i ghibellini lo costrinsero a schierarsi con loro in diverse iniziative militari per vincere la resistenza di Firenze e delle altre città guelfe della Toscana, sostenute dal re di Napoli Roberto d’Angiò. Arrigo VII morì mentre stava organizzando l’attacco al regno di Napoli.

Dante che sicuramente aveva conosciuto Arrigo VII, indirizzò una lettera a tutti i Signori e i popoli d’Italia invitandoli ad accogliere l’imperatore come garante di pace e giustizia, possiamo quindi affermare che con la sua morte Dante perse ogni speranza di tornare a Firenze.
Nel 1315 Firenze concesse un’ amnistia agli esuli, a condizione che si sottoponessero a un’ umiliante cerimonia pubblica in cui ammettevano la propria colpevolezza, ma rifiutò sdegnosamente non era disposto a piegarsi all’ingiustizia, nonostante soffrisse molto per la mancanza dei figli, in particolare per Fiorenza la figlia di Roma.
Anche ai figli di Dante furono estese le condanne alla confisca dei beni, all’esilio e alla morte, si spense a causa della malaria nella notte tra il 13 e il 14 settembre del 1321 a Ravenna. (il suo corpo è sepolto nella chiesa di San Francesco).

Opere

La vita nuova: La Vita Nuova, è la prima opera di Dante scritta in volgare italiano del tempo, dedicata interamente a Beatrice che concluse tra il 1293 e il 1294 dopo la sua morte a Giugno, si compone di 25 sonetti, 4 canzoni, una stanza e una ballata. Consiste in una raccolta di rime inserite in una trama narrativa di 42 capitoli. Le poesie dedicate all’amata sono collegate e commentate da una prosa narrativa che ne accresce la valenza filosofica, quasi mistica: L’amore, la virtù, la donna e la salvezza dello spirito.
Si tratta di un opera complessa, che si presenta come una sorta di autobiografia spirituale dell’autore. Il primo incontro con Beatrice avviene quando Dante ha 9 anni, il secondo e decisivo incontro avviene esattamente 9 anni dopo che lo porta a presagire la futura morte dell’amata.

Il Convivio: È un opera di divulgazione dottrinaria in volgare, composti tra il 1304 e il 1307 a Bologna, nella quale Dante si ripromette di riversare il proprio sapere filosofico e scientifico. Il Convivio è articolato in 15 trattati, ma rimase un’opera incompiuta perché in realtà ne scrisse solo 4, uno d’introduzione e tre di commento. Ma nonostante ciò ha un grande valore, perché per la prima volta il volgare viene impiegato per argomenti filosofici e scientifici al fine di renderli accessibili anche a chi non conosce il latino. Dante credeva nelle infinite possibilità della nuova lingua, infatti non utilizzava il volgare come una sorta di semplificazione.
Il De vulgari eloquentia: (La lingua volgare) L’opera fu divisa in 4 libri anch’essi incompiuti. È stato pubblicato in contemporanea con il Convivio (1304-1307),scritto in latino, forse quest’opera è in relazione con il Convivio per il problema dell’uso della lingua da utilizzare. L’argomento dell’opera è la lingua volgare e l’obiettivo è quello di contribuire a definire una lingua volgare “alta”, capace di interpretare il livello più alto della penisola italiana. In questo caso Dante utilizza il latino perché quest’opera è indirizzata a dotti e letterati.
La monarchia: È un trattato in prosa latina di argomento storico-politico, in tre libri, scritto da Dante probabilmente nel 1310-1313 (data incerta) in concomitanza con la discesa in Italia dell'imperatore Arrigo VII di Lussemburgo. Monarchia è l'unica opera in prosa e di argomento teorico ad essere stata completata da Dante, in quest’opera vuole dimostrare la necessità di una netta separazione tra il potere spirituale e potere temporale. La scrive in latino, perché intende rivolgersi a un pubblico di dotti non necessariamente italiano. Dante sostiene la necessità, storica e filosofica, della monarchia universale, ovvero di un dominio politico che unifichi sotto di sé tutto il mondo cristiano: questa istituzione ha come fine principale quello di assicurare il rispetto delle leggi e, quindi, assicurare la giustizia nel mondo, condizione indispensabile affinché gli uomini raggiungano la felicità terrena ed individua come ostacolo la chiesa, perché troppo legata ai beni terreni. Il trattato iniziò a circolare già negli ultimi anni della vita di Dante e suscitò varie reazioni, la chiesa condannò quest’opera mettendola al bando e quindi condannata al roga nel 1329.(Fu inserita nell’indice dei libri proibiti nel 1554).


La Commedia: Con Dante Alighieri la lingua volgare riceve il suo massimo impulso espressivo e la letteratura italiana, tocca uno dei suoi vertici più alti. Per questo l’Italia ha riconosciuto in lui il “padre” della lingua italiana e il suo poeta nazionale. L’opera segna il punto di arrivo della riflessione filosofica, dell’elaborazione linguistica e delle capacità espressive del poeta. L’opera è scritta in terzine incatenate di versi endecasillabi, in lingua volgare fiorentina
Dante in questo caso utilizza il linguaggio della poesia, più semplice ed efficace, per coinvolgere il maggior numero di persone. La Divina Commedia è un grande poema composto in versi suddivisi in 100 canti. I canti si distribuiscono in tre parti dette cantiche: l’Inferno (34), il Purgatorio (33), il Paradiso(33). Il poema è allegorico, cioè si serve di personaggi e figure simboliche per trasmettere un messaggio morale: mostrare agli uomini gli effetti negativi del peccato e insieme indicare la via della redenzione (liberazione) spirituale. Quest’opera è il racconto di un itinerario spirituale e il viaggio in un’ oltretomba che si presenta come proiezione della vita terrena, delle realtà conosciuta direttamente dall’autore. Alla Divina Commedia Dante lavora fino alla sua morte (circa 15 anni).

Hai bisogno di aiuto in Vita ed opere di Dante?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email