Mongo95 di Mongo95
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Di grande interesse risulta essere la questione della donna nell'Islam. Nel Cristianesimo Eva viene generata dalla costola di Adamo, quindi ne consegue l’inferiorità della donna rispetto all’uomo maschio. Ciò non acceda nel Corano: Dio ha creato gli esseri umani da una nafs wahida (due parole femminili) e da essa ha tratto la sua zawj. In linguaggio tecnico-filosofico, nafs è il termine che indica l'anima, però in arabo è la parola con cui si intende il sè (self, come dire "me stesso"). Quindi Dio ha creato la specie da una matrice in cui l'essere, il sè, è identico a sè stesso. Da questa matrice ha estratto il zawj, termine con cui solitamente si indica la moglie. Ma deve essere inteso come una sorta di "coppia", come se si dicesse che gli esseri umani derivano da una matrice femminile, da cui sono derivati a coppie maschio e femmina. Da questa analisi emerge chiaramente che il Corano afferma che uomo e donna sono uguali, anzi, se mai dio ha creato qualcosa, ha prima creato la donna e vi ha derivato il maschio: per esempio il nome Rahman (il Misericordioso, al massimo grado) e Rahim (colui che elargisce misericordia) arrivano dalla radice r-h-m, che è la stessa da cui arriva il termine arabo "utero": i nomi di Dio (quelli indicati nella basmala) sono nomi femminili (anche se Dio è neutro, ma se mai avesse un sesso, sarebbe femmina).

Come si spiega la poligamia, che allo stesso modo è contenuta nel mushaf? Il Corano rende lecito il matrimonio plurimo (fino a quattro donne), e su questo non c'è dubbio che ce ne è possibilità. Vengono però anche date due condizioni molto precise:
1. se si teme di non essere equi con gli orfani:
Il modernista Abu Zayd lo sottolinea particolarmente. La poliginia è lecita solo se ci sono di mezzo degli orfani. Il versetto sarebbe stato rivelato dopo la battaglia di Uhud in cui erano morti molti musulmani. Allora scende la Rivelazione che autorizza ad avere più di una moglie, perchè in quella situazione un donna vedova con figli orfani si trovava in difficoltà
2. scegliere la monogamia se si ritiene di non essere giusti con tutte le donne:
i modernisti richiamano al testo dove si afferma che anche le donne hanno diritto a chiedere il divorzio. Nella prevalente tradizione maschilista dei paesi musulmani, l'uomo ha diritti maggiori della donna, anche rispetto al divorzio, che può addirittura essere imposto con il ripudio. Nel testo del Corano invece si attribuisce tale diritto anche alla donna, in caso di giuste ragioni, come maltrattamenti. Le Costituzioni più avanzate dei Paesi arabi, come Tunisia e Marocco, riconoscono questi diritti. Nel testo si afferma anche che “mai si potrà essere equanimi con le mogli”. Ma allora la logica diviene stringente: per essere poligami bisogna essere giusti con le mogli, ma il Corano dice che non si può mai essere giusti, ergo bisogna essere monogami. Questo è il sillogismo che fanno i modernisti, che però non è chiaramente recepito nell'uso comune. A livello testuale le possibilità ci sono, sono l'abitudine e la realtà storica, la tradizione che hanno impedito certe volte questo tipo di evoluzione, spingendo verso un certo tipo di interpretazione più misogina.

Anche il trattamento delle donne è argomento delicato:
Nel testo coranico è importante ragionare su tre termini:
1. qawwamuna 'ala: è la parola che viene tradotta in “gli uomini sono preposti alle donne” (Bausani) oppure in “i mariti si prendono cura delle loro mogli” (Alim). La traduzione varia in base al significato che si vuole dare ermeneuticamente al testo. È chiaro che “l’essere preposti” è più sull’ordine di idea di uomini gerarchicamente più in alto rispetto alle donne.
Importante il passaggio “versano del loro denaro alle donne”: la tradizione islamica prevede che siano gli uomini a portare la “dote”, come se comprassero la moglie. In questo ambiente di tipo patriarcale chi lavora è l’uomo, mentre la donna si occupa della famiglia, mantenuta appunto dal marito. La giurisprudenza classica, quando l'uomo paga la dote, che viene messa per iscritto (infatti il matrimonio non è un sacramento ma un contratto, implicando quindi la possibilità di un divorzio a scioglierlo), prevede che la somma versata dal marito diventa proprietà della moglie che può disporne a suo piacimento e, in caso di divorzio, non è tenuta a restituire tale denaro. In una situazione di patriarcalismo e maschilismo, il maschio ha il diritto quasi esclusivo di divorziare, quindi spesso accade lo scambio, da parte femminile, del denaro per ottenere il diritto di divorzio. Abu Zayd ritiene che il Corano afferma che gli uomini sono preposti alle donne perchè le mantengono, ma ciò accadeva al tempo del profeta, oggi può anche accadere il contrario. Allora è lecito interpretare il mushaf in senso anche favorevole alla donna.

2. nushuz: tradotta come "andare sopra le righe" (Alim) o "insubordinazione" (Bausani).
La Wadud lo intende nel senso di liti famigliari. Il testo dice che le donna devono guardare alla loro castità quando il marito è assente ("quando vai a letto"). Nelle società secolarizzate dell'occidente, si tratta di un concetto desueto andato perduto, cioè che la donna è la custode dell'onore del clan, il suo corpo lo è, quindi si ha la tradizione del matrimonio riparatore (nelle tradizioni mediterranee). Per questa una donna che viene violentata è "inutile", perchè il suo corpo è stato violato, lo “scrigno” non serve più.
3. daraba: tradotta in "battetele" (Bausani) o "colpitele" (Alim). Il verbo daraba significa picchiare, ma nello stesso Corano viene anche usato per dire "portare esempio".
Nella tradizione giurisprudenziale si predilige il primo significato, mentre la Wadud si rifà al secondo: portate alle vostre donne i buoni esempi per convincerle.

Il musulmano ha nei confronti del Corano un atteggiamento che un credente occidentale non ha con il Vangelo. Il musulmano, partendo dal discorso che il Corano è la parola diretta e letterale di Dio, non può fare a meno di confrontarsi con il testo nel corso della sua vita, anche una persona "normale". Per veicolare un messaggio progressista come vuole un modernista, deve comunque rapportarsi col testo, facendogli dire quello che vuole dire. Per andare oltre la tradizione bisogna affrontare il testo, così come anche per spiegare, capirlo dal punto di vista scientifico. Il messaggio del Corano è in sé libertario, ma deve essere contestualizzato storicamente: il qualsiasi versetto è stato rivelato in un preciso momento, che ne influenza il contenuto. C'è il livello del senso (l'aspetto esteriore, ciò che si legge) e il livello del significato (l'intenzione etica che ci sta sotto).

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