Mongo95 di Mongo95
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L’atteggiamento del Corano nei confronti degli ebrei –e parallelamente dei cristiani (con la “gente del Libro”, i monoteisti in generale)- è ambivalente:
Si ha l’apertura in versetti di tipo ecumenico, in cui viene affermato che tutti i monoteisti vengono ben accolti da parte di Dio. Viene fatto il nome dei “sabei”, probabilmente indicando non una popolazione ma la scuola teologica di Harran (posizionata al confine Siria-Mesopotamia), astronomi adoratori di stelle. Non si tratta proprio di monoteismo, ma al riguardo si potrebbe dire o che il Profeta ha ricevuto informazioni errate al loro riguardo, oppure che l’apertura di Dio è anche verso chi crede in Lui, nell’Ultimo Giorno e compie opere buone. Tutti coloro che credono sono fratelli.
In altre occasioni però, viene affermato che non bisogna allearsi con ebrei e cristiani. Secondo alcuni commentatori del Corano, la sura della vacca è esplicitamente e fondamentalmente di polemica antiebraica, anche se non in chiave particolarmente aggressiva. Gli ebrei hanno rifiutato i loro profeti, smentito Mosè e, in un’occasione, si sono rifiutati di sacrificare la vacca. Secondo la tradizione, la sura seconda è appunto la prima ad essere stata rivelata a Medina in seguito all’ègira. Il Profeta giunge in questa località convinto di essere accolto a braccia aperte, riconosciuto come profeta anche dalla comunità ebraica. Ciò in realtà non avviene: gli ebrei non solo non riconoscono Maometto come Rasul, ma lo scherniscono giocando con dei termini arabi per insultarlo. Si ha quindi uzurna (“abbiamo visto”) e ra’ina (“la stessa cosa”, oppure proprio un insulto). In risposta a questo dileggiamento, dopo un po’ di tempo trascorso a Medina, Maometto decide di spostare la qibla (la direzione della preghiera), da Gerusalemme a Mecca. Questo provvedimento è uno dei tanti fatti che segna il distacco dei musulmani dalle loro (potenziali) radici ebraico-cristiane. Si tratta quindi di un atto teologico-politico: stabilisce definitivamente la direzione della preghiera e segna il momento di consapevolezza dei musulmani di essere un’altra cosa rispetto agli ebrei. Si tratta di un progressivo processo (come teorizza Donner) che porta l’originaria comunità mista di Muhammad ad essere una comunità musulmana. Infatti si era anche provveduto alla stipulazione della “Costituzione di Medina”, documento considerato generalmente autentico, che ha varie interpretazioni:

a. Foglio in cui vengono stabilite regole di convivenza e reciproco aiuto e alleanza tra i musulmani e i non musulmani di Medina. Un documento quindi che non stabilisce come organizzare lo stato, ma regola i rapporti intertribali (meglio dire allora “Carta di Medina”).
b. Foglio di tolleranza religiosa che consente a tutti gli abitanti di Medina di professare il proprio credo.
c. Accordo politico con solo alcuni gruppi di ebrei con cui si riuscì a venire a patti.
In ogni caso si tratta di un testo molto importante, perché stabilisce rapporti di convivenza su base laica, non religiosa. Si ha la tribù del Profeta che si accorda con le altre. Potrebbe essere la dimostrazione che l’Islam inizialmente non è teocratico, teologico-politico.
Sempre a Medina, il Profeta riceve da Dio l’ordine di combattere: c’è tutta una serie di battaglie che consolidano il dominio musulmano in città e li portano alla vittoria contro i pagani meccani. In seguito ad ogni scontro i musulmani colpiscono gli ebrei: prima si hanno due espulsioni di due tribù (la seconda in seguito ad un tradimento), poi viene massacrata la terza tribù. In ogni caso ciò non avviene su base religiosa, ma politica: le tribù ebraiche si erano di fatto alleate ai meccani, andando così a rappresentare un “quinta colonna” interna alla comunità medinese.

Lo studioso Abu Zayd si rende conto che il Corano contiene passi ecumenici e anche di rifiuto nei confronti degli ebrei, e che questi sono andati comunque incontro ad una brutta fine. Quindi avanza la teoria che nell’approccio al Corano è necessario distinguere il senso dal significato. Una cosa è la lettera del testo, un’altra è l’intenzione etica, morale, giuridica, filosofica, politica del dettato letterale. Prendendo per esempio la fustigazione degli adulteri, il senso è ciò che viene testualmente detto, mentre il significato è il principio etico che indica la necessità di “punire il peccato”. È necessario contestualizzare storicamente il testo nel suo senso, mantenendo invece vivo il suo significato.
Inoltre Zayd elabora anche la teoria che il Corano sia un testo dialogico, fatto che dal punto di vista formale è indiscutibile. Si tratta di un dialogo tra uomo e Dio, poi tra uomini e altri uomini. Come bisogna quindi rapportarsi agli altri monoteisti? In chiave dialogica, il Corano non è contro ebrei o cristiani, così come non ne è a favore. Il suo contenuto al riguardo va solo contestualizzato storicamente e poi, essendo di tipo dialogico, deve essere utilizzato a seconda dei contesti storici. Gli ebrei sono monoteisti e credenti come i musulmani, quindi bisogna far affidamento ai versetti ecumenici e considerarli fratelli. Ma quando (nel contesto storico) gli ebrei sono una minaccia, allora bisogna fare affidamento ai versetti che spingono alla guerra. Di per sé il Corano non è né pacifista né bellicoso, dipende solo dalla contestualizzazione storica improntata alla dialogicità.

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