Fabrizio Del Dongo
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Indice

  1. Testo
  2. Parafrasi e note esplicative
  3. Interpretazione
  4. Il metro e la sintassi dell’ottava
  5. Il lessico
  6. Le figure retoriche

Testo

1. Canto l’arme pietose e ’l capitano
2. che ’l gran sepolcro liberò di Cristo.
3. Molto egli oprò co ’l senno e con la mano,
4. molto soffrì nel glorioso acquisto;
5. e in van l’Inferno vi s’oppose, e in vano
6. s’armò d’Asia e di Libia il popol misto.
7. Il Ciel gli diè favore, e sotto a i santi

8. segni ridusse i suoi compagni erranti.

Parafrasi e note esplicative

1. Canto le armi pie e ‘l capitano
(perché consacrate ad una causa religiosa) e il condottiero (Si tratta di Goffredo di Buglione, duca della Bassa Lorena, vissuto nella seconda metà dell’ XI secolo. Nel 1096, fattosi crociato, partì alla conquista della Terra Santa. Fu eletto capo dell’esercito cristiano, raggiunse Gerusalemme e l’anno successivo la espugnò. Morì nel 1100 e il suo corpo riposa nella chiesa del Santo Sepolcro)
2. che liberò [dai Musulmani] il sacro (grande, in senso morale) sepolcro di Cristo
3. Egli compì molte imprese con la saggezza e con la forza ,
4. molto fu costretto a superare molte difficoltà per arrivare alla conquista che lo rese glorioso;
5. le forze infernali gli opposero invano resistenza, e inutilmente
6. si armarono [contro di lui] le popolazioni [musulmane] di nazionalità diversa dell’Asia e dell’Africa
(per Libia si intende Africa e in particolare l’Egitto e le sue province)
7. Il Cielo gli fu favorevole e sotto i vessilli santi
(“santi” perché recavano il simbolo della croce)
8. Ricondusse i suoi compagni dispersi

(Il termine “erranti” = dispersi ha il valore di “fuorviati” perché dopo sei anni di battaglie, molti di loro avevano perso la tensione morale ed emotiva che, all’inizio, li aveva spinti alla conquista del Santo Sepolcro e avevano manifestato più interesse perso altre battaglie o verso conquiste amorose.)

Interpretazione

Ci troviamo di fronte alla prima ottava del proemio. Essa si compone di otto endecasillabi con lo schema ABABABCC.
Il primo verso riecheggia l’inizio dell’Eneide di Virgilio: “Arma virumque cano” = Canti le armi e l’eroe e nel suo insieme, il proemio riprende lo stesso esordio dell’epica antica.
I livelli di conflittualità
L’argomento del poema richiamato suggerisce tre livelli di conflitto:
1. Terrestre (lotta di Goffredo di Buglione per liberare il Sepolcro)
2. Celeste (l’opposizione delle potenze infernali
3. All’interno dei crociati (intervento di Goffredo per riportati i suoi soldati ad un’unità di intenti)
Questa triplice articolazione ci permette di capire che Goffredo dovrà combattere su più fronti: contro i musulmani, nemici visibili, contro l’invisibile forza del Male e contro gli stessi suoi cavalieri, presi da smarrimento morale.
La prima ottava non solo sintetizza l’argomento del poema. Essa ci indica anche gli elementi essenziali della struttura narrativa. Al centro del racconto ci sarà Goffredo di Buglione, solo protagonista, contro cui si scagliano gli avversari terreni e ultraterreni, interni ed esteri, per cui l’opera si configura come racconto unitario, ben diverso dalla pluralità romanzesca tipica dell’Orlando Furioso.
L’ultimo livello di conflittualità è quello più profondo perché rischia di minare lo spirito della Crociata e di comprometterne facilmente l’esito. Per capire questo aspetto, occorre capire i vero significato dell’espressione “compagni erranti”. Nell’ Orlando Innamorato e nell’Orlando Furioso i cavalieri erranti percorrono senza sosta e senza meta i sentieri sconosciuti dei boschi e dei deserti con lo scopo di trovarsi in un’avventura che permetta loro di ottenere l’onore e l’amore della donna amata. Nella Gerusalemme liberata, il fatto di “errare” si carica di un senso etico negativo perché l’errare fisico è anche un errare morale perché significa disertare l’impresa della Crociata. Infatti, una delle preoccupazioni più grandi di Goffredo è proprio quella di arrivare ad impedire che i suoi cavaliere si perdino dietro imprese alternative rispetto a quella primaria della riconquista del Santo Sepolcro.

Il metro e la sintassi dell’ottava

Il metro a cui ricorre il Tasso è l’ottava, ben diversa però da quella dell’Ariosto. Egli rinuncia al tono medio e a volte ironico tipico dell’Ariosto e il suo livello stilistico diventa, così, alto e sostenuto: la sintassi è molto ampia e il lessico ricercato. Bisogna notare il fatto che il Tasso opera una frattura nel ritmo dell’ottava perché non c’è sempre la coincidenza della misura del verso con quella dell’unità sintattica. Nei primi versi, le cesure cadono alla fine del verso, ma nella seconda metà dell’ottava, si ha l’enjambement, la sintassi del discorso va oltre la fine del verso e lo stile ne acquista in magnificenza.

Il lessico

L’ottava si apre con un latinismo: “armi pietose, in cui l’aggettivo “pietose” deriva dal latino “pietas”, nel senso di “armi impugnate in nome della religione”. In tale accezione il termine era stato già usato dal Machiavelli, anche se voleva significare “sacrosante” o “giustificate”. Altri termini ricercati e quindi preziosi sono “capitano” nel senso di “comandante militare”, “acquisto”, col senso di “riconquista” del Sepolcro, “Asia” e “Libia” sono designazioni geografiche che stanno per l’attuale “Medio Oriente” e per “Africa settentrionale”, quindi da considerarsi come delle iperboli o delle metonimie geografiche (il tutto per una parte). In conclusione, già nella prima ottava il lessico è prezioso, allusivo e sorprendente con lo scopo di creare un tono elevato, rispetto a quello tradizionale a cui il pubblico era abituato fino ad allora.

Le figure retoriche

In solo otto versi sono presenti numerose e varie figure retoriche:
• anafora = Molto egli oprò…… molto soffrì
• replicazione = “e in van ……. e in vano”
• vari iperbati = “che il gran sepolcro liberò”, “s’armo d’Asia e di Libia il popol misto”
• numerose allitterazioni: “sotto a i santi segni ridusse i suoi……”
Occorre precisare che non si tratta un virtuosismo puro e semplice: questo artificio ci vuol far capire che la realtà che lo scrittore si accinge a descrivere è complicata, tortuosa e complessa, lontana da quell’ironia con cui Ariosto era solito guardare i paradossi dell’esistenza umana.

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