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Da Marino a Metastasio

Nel Seicento sono presenti aspri conflitti -specialmente tra Riforma e Controriforma- e profonde trasformazioni. In questo periodo comincia anche a sorgere il Barocco letterario, la pratica della ricerca scientifica e nascono dei generi misti, come i poemi eroicomici.
Il termine ‘Barocco’ può provenire sia dal portoghese ‘baroco’ che significa pietra di forma irregolare, o da un sillogismo -o costrutto filosofico- aristotelico. La letteratura barocca è caratterizzata da un forte uso di metafore e allegorie unito ad ingegnosità, oscurità e stranezza.
Uno dei più famosi esponenti di questa corrente è Giovan Battista Marino; egli nasce a Napoli nel 1569. Lascia gli studi per dedicarsi alla letteratura; sarà ospitato dal cardinale Pietro Aldobrandini a Ravenna, da Carlo Emanuele I -famiglia dei Savoia- a Torino (dove farà parte dei Cavalieri dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro) e nel 1610 diventerà segretario ducale. Dall’Aprile del 1611 al Giugno del 1612 rimarrà in carcere. Nel 1615 scriverà Galeria, Sampogna e Adone. L’Adone è composto da più di 40.000 versi e tratta dell’amore tra Venere ed Adone aggiungendo però accessori, digressioni, inserzioni descrittive e narrazioni secondarie.

Marino sottrae ai critici il giudizio sulla validità delle opere per lasciare questo compito al pubblico. Attraverso meraviglia, ingegno e concetto uniti a un ragionamento acuto e sottile egli vuole creare emozione nel lettore nel cogliere i significati impliciti e sotterranei delle sue opere.
Claudio Achillini, altro esponente del Barocco, nasce a Bologna nel 1574 e muore nel 1640. Fu giurista e professore di diritto nonché compì molte missioni diplomatiche. Achillini era membro dell’Accademia degli Incogniti ed era amico ed estimatore di Marino -il quale si dice abbia usato le innovazioni di Achillini facendo credere fossero sue.
Inoltre troviamo Ciro di Pers, nato da famiglia nobile a Pers, nel 1599. Egli studiò molto l’ambito filosofico e scrisse una tragedia e una raccolta di poesie.
Nel frattempo in Spagna due grandi autori si fanno strada: Francisco de Quevedo e Luis de Gongora. Il secondo nasce a Cordova nel 1561 e segue studi giuridici, letterari, linguistici e matematici. Ebbe una carriera ecclesiastica anche come cappellano d’onore da Filippo III. Egli comincia a far notare la possibilità musicale della lirica. Scrisse varie opere tra cui: Sonetti, Canzone per la presa di Larache, Favola di Polifemo e Galatea, Le Solitudini e Panegirico del duca di Lerma.
Un autore degno di nota è Alessandro Tassoni. Nasce da una famiglia nobile a Modena del 1565. Egli studia filosofia, a Bologna, legge, a Pisa, e retorica, a Ferrara. Nel 1597 stette alla corte del cardinal Ascanio Colonna, 1618 fu segretario dell’ambasciata a Roma per Carlo Emanuele II di Savoia, e dal 1626 al 1632 stette col cardinal Ludovisi. Morì nel 1635. Le sue opere si caratterizzano per un carattere bizzarro, polemico e amante del paradosso; egli attacca sia Aristotele, Petrarca ed anche Omero credendo nella superiorità dei tempi moderni. La sua opera più famosa è ‘La secchia rapita’.
Nel quadro europeo, in Italia, Francia, Spagna e Inghilterra si sviluppano caratteristiche e tendenze diverse. Il linguaggio letterario drammatico e quello scenico rappresentano spinte e conflitti sociali, religiosi, culturali e politici.
In Italia, il teatro ha un ruolo fondamentale e rivoluzionario; nasce il melodramma per musica basato sull’improvvisazione. Nonostante il monopolio ecclesiastico del teatro gesuitico che vuole spettacoli con significato pedagogico e predicatorio, lo scopo del teatro in Italia è il gradimento per un pubblico di maggioranza laica. Carlo de’ Dottori parla della lotta dell’uomo contro il destino e fu uno dei maggiori tragici della classicità.
Federico della Valle, nato nel 1560 ad Astigiano, fu esponente del teatro in Italia. Egli stette alla corte della duchessa Caterina, a Torino, come sovraintendente delle scuderie e in seguito fu al servizio del governatore spagnolo a Milano. Della Valle voleva adeguare il classico e il moderno con il significato morale del cattolicesimo ma questo lo porta ad un parziale isolamento in quanto le sue tragedie non furono mai rappresentate. Scrisse due tragedie sull’Antico Testamento e una intitolata ‘Reina de Scotia’ nella quale ricostruisce la storia di Maria Stuarda. Egli parla, inoltre, della debolezza dell’uomo di fronte alla Provvidenza e quindi ad una esigenza di purificazione.
Il teatro in Spagna avanza con Lope de Vega, con opere drammatiche con intrecci avvincenti, lieti fine e avventure d’amore e d’onore, e Tirso de Molina. Tirso nasce a Madrid nel 1579 da una famiglia di umili origini e creò la versione del teatro del Don Juan (Don Giovanni) e Il Seduttore di Siviglia e convitato di pietra.
Il teatro in Francia si sviluppa in un clima non calmo; in Francia sono in corso dibattiti religiosi per interessi e progetti politici. Uno degli esponenti, Moliere, prende posizioni laiche e progressiste nel cercare di portar via i condizionamenti religiosi che inibiscono il libero arbitrio. Pierre Corneille parla del valore eroico e dell’umanità complessa e ricca di sfumature.
Jean Baptiste Poquelin, in arte Moliere, frequentò il colleggio gesuitico a Clermont e dei corsi di diritto a Orleans. Rimase nella cprte di Luigi XIV per 15 anni e scrisse circa 30 commedie in chiave comica e ironica nelle quali parlava anche di rapporti matrimoniali, per questo fu accusato. Dal 1663 al 1673 scrisse: L’improvvisazione di Versailes, Tartufo, Don Giovanni, Il Misantropo, Avaro e Il malato immaginario -una commedia-balletto. Col Don Giovanni, Moliere, mette in luce l’ipocrisia del personaggio -incallito, cinico e votato alla simulazione.
Jean Racine nasce nel 1639 da una famiglai di borghesia provinciale. Viene accolto nelle corti, si sposa, diventa storiografo di corte e scrive due tragedie bibliche. La sua opera più conosciuta è Fedra: essa è già stata trattata da Euripide e Seneca, è compatta e lineare, contiene gli impulsi della passione incestuosa e della vergogna e parla della debolezza dell’uomo con nitida razionalità.
Nasce poi il Melodramma, o ‘recitar cantando’. Uno dei maggiori esponenti è Claudio Monteverdi, della compagnia dei Bardi o Camerata fiorentina, della quale facevano parte anche Iacopo Peri, Ottavio Rinuccini, Giulio e Vincenzo Galilei. La maggiore, e prima, opera di Monteverdi è l’Orfeo.


Galileo Galilei nasce a Pisa nel 1564 da una nobile famiglia fiorentina che gli assicura studi di medicina, filosofia naturale e matematica ma nel 1585 abbandona gli studi prima ancora di averli finiti; nel 1589 diventa professore di matematica all’università. Egli perfezione il cannocchiale, già costruito da un olandese, e scopre i satelliti di Giove, le irregolarità della Luna e le fasi di Venere. Le sue opere le scrive sia in latino, sia in volgare per una maggiore circolazione delle novità. Egli va contro la Chiesa e Copernico e per questo nel 1615 viene denunciato e il 22/06/1633 abiura costretto comunque all’esilio, dove morirà nel 1642. Le sue opere sono: Siderius Nuncius, il Saggiatore, le Lettere copernicane e il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo.
Il Siderius Nuncius, scritto nel 1610, in latino ebbe fama e rinomanza internazionale tra i letterati del tempo. Quest’opera Galilei l’ha scritta contro la cosmologia tradizionale e descrive i quattro satelliti di Giove, le macchie e irregolarità della superficie della Luna e le fasi di Venere.
Il Saggiatore è un’epistola scientifica per il sacerdote Virginio Cesarini e contiene delle considerazioni sulla metodologia della ricerca scientifica.
Il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo è l’opera più famosa di Galileo e fu pubblicata solo dopo l’autorizzazione di Urbano VIII nel1623. Lo scrive in volgare usando uno stile piano, lineare, accessibile a quasi tutta la popolazione; è difatti un’opera divulgativa. Quest’opera si svolge in quattro giorni a Venezia; viene usato il discorso diretto tra tre personaggi: Salviati, copernicano, Sagredo, il mediatore, e Simplicio, aristotelico. Galileo parla dal punto di vista dell’avversario per confutarlo dall’interno. Simplicio, alla fine, soccombe ai ragionamenti dell’avversario e viene definito un personaggio ‘tragicomico’. Italo Calvino e Leopardi citeranno quest’opera nelle loro.

Nel Settecento avvengono trasformazioni sociali e politiche -che portarono poi alle rivoluzioni in Francia, America e Inghilterra- ma anche scoperte, con il metodo d’indagine scientifico-matematico. Viene redatta la prima Enciclopedia che fu un lavoro di decenni e una squadra nazionale di intellettuali. L’Italia è divisa in tanti stati con governatori di nazionalità diversa. A Milano e in Toscana governa l’Austria; nel Regno di Napoli, Parma e Piacenza governano i Borbone; e altri stati come la Repubblica di Venezia e Genova, il Regno di Sardegna, lo stato della chiesa rimanevano indipendenti. L’Austria e i Borbone fanno parte di quei governatori denominati ‘illuminati’ in quanto aderivano alla corrente dell’Illuminismo e apportavano riforme anche del campo economico e giuridico. Alcuni dei maggiori esponenti del tempo sono Ludovico Antonio Muratori, Pietro Giannone e Giambattista Vico.
Nel 1690, a Roma, nasce l’Accademia dell’Arcadia. Le accademie erano allora delle associazioni, libere, di intellettuali con le stesse finalità e interessi. I letterati che frequentavano l’Accademia dell’Arcadia volevano risvegliare la poesia antica e quindi liberare la poesia dai canoni del barocco, e vedevano questo loro atto come una restaurazione del ‘buon gusto’. Coloro che facevano parte di questo circolo vestivano come pastori e cambiavano i loro nomi in pseudonimi greci. Dopo i primi dieci anni l’accademia cominciò a diffondersi in tutt’Italia e formando colonie; questo portò ad uno scambio tra letterati e di conseguenza un’unificazione linguistica-letteraria.
Ludovico Antonio Muratori nasce nel 1672 a Vignola e raccoglie, negli anni, tutti i documenti reperibili della storia civile e politica dell’Italia dal 500 al 1500. Per questa raccolta aveva collaboratori in tutta Italia e riuscì a redarre 25 volumi in ordine cronologico; quest’opera è conosciuta come Rerum Italicarum Scriptores.
Giambattista Vico scrisse un’opera intitolata ‘Scienza Nuova’ nel quale divideva l’età dell’uomo e della civiltà in tre e mettendole a confronto. Le tre età dell’uomo sono: della fanciullezza, caratterizzata dai sensi e dalla nascita della fantasia, della giovinezza, caratterizzata da fantasia e passioni, e della maturità, caratterizzata dall’intelletto. Le tre età della civiltà sono: degli dei, caratterizzata dai sensi, dalla fantasia ma anche dal timore degli eventi naturali e dalle credenze religione, degli eroi, caratterizzata da fantasia, passioni e la forza fisica, degli uomini, caratterizzata dell’intelligenza. Inoltre, nell’opera individua che, come ci sono progressi, ci possono essere anche regressi. Per Vico la poesia è un mezzo di conoscenza -del mondo- complessiva.
La lirica arcadica cerca di recuperare il classicismo ed i fondatori sono Giovan Mario Crescimbeni, Vincenzo Leonio, Gian Vincenzo Gravina e Giambattista Felice Zappi. Loro puntano sulla semplicità della natura e sull’eros galante. Nasce ora la canzonetta con la sua cantabilità dei testi, versi brevi e i suoi massimi esponenti sono Pietro Metastasio e Paolo Rolli.
Giambattista Felice Zappi nasce nel 1667 a Inola. Fa parte di un salotto letterario e scrive componimenti enconomiastici con anche argomenti erotici.
Pietro Trapassi, in arte Metastasio, nasce a Roma nel 1698. Scrisse Didone abbandonata, Catone in Utica, Artaserse, Olimpiade, Demofoonte e Attilio Regolo.

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