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Caratteri e protagonisti dell'Umanesimo fiorentino


Caratteri dell’Umanesimo fiorentino: A Firenze, dopo il tumulto dei Ciompi e il governo democratico (1378-1382), si consolida una oligarchia retta prima dagli Albizi, e poi dal 1434 da Cosimo (1434-1464), Piero (1464-1469) e Lorenzo de Medici (1469-1492). Firenze diventa così una città-stato, dotata di un orgoglio municipale alimentato dalla tradizione letteraria del ‘300. Le “tre corone fiorentine” affermavano la superiorità del volgare toscano sugli altri volgari italiani e l’aspirazione a un recupero di un classicismo letterario e politico (studio filologico di testi antichi e la Roma libera e repubblicana). Questa prospettiva alimentava la coscienza civile dell’ideale della Florentina libertas e quindi della superiorità di Firenze in tutti i campi.

L’Umanesimo civile e Coluccio Salutati: Il primo periodo dell’Umanesimo fiorentino (detto “civile”), si accentra attorno a due intellettuali eredi di Petrarca: Luigi Marsili e Coluccio Salutati. Mentre Marsili era attento soprattutto alla conciliazione fra la docta pietas petrarchesca e gli studi classici, Salutati ricercava un equilibrio fra passato e presente, fra studia humanitatis e impegno civile. Egli riscopre le “Epistulae ad familiares” di Cicerone. Nel trattato “De saeculo et religione” si scaglia contro la corruzione ecclesiastica esaltando la semplicità della vita monastica. Nel “De nobilitate legum et medicinae” sostiene la superiorità della giurisprudenza, scienza dello spirito, sulla medicina, arte meccanica. Nel “De tyranno” giustifica la condanna di Cesare da parte di Dante, esaltando il principio di legalità del potere. Infine l’”Invectiva” esalta le origini romane di Firenze contro la discendenza barbarica (longobarda) dei Milanesi.

Leonardo Bruni, la cultura greca e la storiografia: Salutati fece istituire una cattedra di greco presso l’Università di Firenze, occupata da Crisalora e seguita fra gli altri da L.B. . Si segnalò per la vasta produzione letteraria e per l’impegno civile. Nato ad Arezzo (1370-4), studiò retorica a Firenze e fu molto legato al Salutati. Entrò nella curia romana (1405-15), poi divenne cancelliere di Firenze nel 1427. Uno dei suoi principali meriti fu la diffusione in Occidente della cultura greca: grazie alla sua conoscenza della lingua tradusse in latino Plutarco, Senofonte, Demostene, Platone e Aristotele. Tale pratica gli suggerì l’importanza di rendere il vero senso e non le parole del testo originale. Nei due libri dei “Dialogi ad Petrum Histrum” (a Vergerio, autore pedagogico) sostenne l’importanza di accogliere le “tre corone fiorentine” nel curriculum degli studia humanitatis. L’interesse pedagogico si rivela inoltre nel “De studiis et litteris”, contro l’educazione scolastico-teologica e a favore della formazione basata sui classici. Importante è infine la sua produzione storiografica: compose in stile liviano le “Historiae Florentini Populi” dalle origini al 1402 e in stile cesariano i “Commentarii rerum suo tempore gestarum”, un’opera di storia contemporanea italiana dal 1378 al 1440.

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