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Corte di Venezia


Per quasi due secoli gli interessi della Repubblica di Venezia si indirizzano verso il mare e verso oriente, finché, nel corso del Quattrocento, la rapida espansione dei turchi rende meno praticabili le rotte tradizionali. La Serenissima si concentra allora, dall’inizio del secolo, sulla conquista di un solido dominio di terraferma, che porta al contatto con la più avanzata cultura padovana, incardinata sull’eredità petrarchesca e sull’attività dello Studio universitario, che costituisce un vitale centro di produzione e di irradiazione umanistica. Altro evento importante per lo sviluppo dell’Umanesimo veneziano è la fondazione della Biblioteca Marciana (1486) sulla base del lascito testamentario del cardinale e umanista d’origine greca Giovanni Bessarione (1403-72). Inoltre le istituzioni pubbliche veneziane sostengono gli organismi di produzione culturale come le scuole, l’università e le tipografie. Su queste basi Venezia diventa presto il cuore di una fiorente produzione artistica e di un solido movimento umanistico, capace di attrarre alcuni tra i maggiori intellettuali italiani ed europei, anche grazie alla particolare stabilità politica del suo sistema istituzionale.

Tra le peculiarità della produzione culturale veneziana vi è un’intensa attività storiografica e memorialistica, nella quale si celebrano i fatti salienti della vita della Repubblica veneta. La vocazione commerciale e marinaresca della città dà inoltre impulso a una fortunata letteratura di viaggio, sin dal testo Il Milione di Marco Polo. Ma il contributo più innovativo offerto dall’area veneta è una ricca produzione in volgare, che si realizza anche nelle forme di un plurilinguismo basato sulla mescolanza di registri linguistici differenti. Tipico è l’esempio del cosiddetto pavano pastorale, praticato in una parte delle opere teatrali del padovano Angelo Beolco detto il Ruzante (1496-1552) . Un’altra forma di ardita sperimentazione linguistica caratterizza un romanzo noto come Hypnerotomachia Poliphili (“Battaglia d’amore in sogno di Polifilo”), attribuito a Francesco Colonna, nel quale l’autore si serve di un’artificiosa miscela di latino e volgare.


L’industria tipografica veneziana incarna una delle maggiori espressioni dell’Umanesimo e delle eccellenze della città. Si tratta di un fenomeno di dimensioni industriali, ma soprattutto di una grande avventura intellettuale che trova nello stampatore e intellettuale Aldo Manuzio (1450-1515) il suo interprete maggiore. La produzione “aldina”, inaugurata nel 1495 e ispirata a un rigoroso classicismo, si caratterizza per l’ampiezza degli ambiti delle sue edizioni (testi latini, greci e volgari), per l’attenzione a criteri didattici e filologici e, infine, per l’estrema cura e qualità testuale delle opere. A Manuzio si deve anche la creazione di una nuova tipologia libraria, il “libro da mano”, di piccolo formato e privo di commenti marginali, pensato per la lettura più che per lo studio. Il successo dell’impresa manuziana si deve anche alla stretta collaborazione di alcuni tra i maggiori umanisti del Cinquecento come Pietro Bembo..
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