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Vita

Francesco Guicciardini nasce a Firenze nel 1483 da una famiglia aristocratica, filo medicea e da molto tempo partecipe alle vicende politiche della città
Studia giurisprudenza. Nel1498 Girolamo Savonarola viene arso in piazza e a Firenze inizia un trentennio di complesse dinamiche politiche. Per questo Guicciardini lascia Firenze e va a studiare prima a Ferrara, poi a Padova e a Pisa
Nel 1505 torna a Firenze, dove inizia a praticare la professione di avvocato e riceve i primi incarichi diplomatici
Tra 1508 e 1511 lavora alle storie fiorentine, nelle quali appunto analizza la storia di Firenze
Nel 1512 viene mandato come ambasciatore di Firenze presso il re di Spagna Ferdinando il cattolico. In Spagna abbozza una prima serie di ricordi
Nel 1514 rientra a Firenze, dove si sono nuovamente insediati i Medici. L’anno seguente viene incaricato di incontrare a Firenze papa Leone X
Nel 1516 il papa lo nomina governatore di Modena e Reggio; questo è il primo incarico politico.
A seguito della guerra tra Francia e impero abbandona l’incarico di governatore e assume quello di generale dell’esercito papale., con il quale riesce a resistere a Parma all’assedio dei francesi all’assedio dei francesi
Giulio de’Medici, divenuto papa con il nome di Clemente VII, lo nomina presidente della Romagna per conto della Chiesa, in seguito lo chiama a Roma come consigliere papale.
A Roma si impegna per costruire un’alleanza antimperiale; i suoi sforzi sfoceranno nella lega di Cognac che vede papato, Francia, Genova e Milano alleate a Carlo V in Italia
Nel 1526 viene nominato luogotenente generale delle truppe del papa e partecipa alla campagna di Lombardia, dove però i Lanzichenecchi hanno la meglio. Nel 1527 Roma viene saccheggiata e la lega di Cognac fallisce, cos’ si ritira e si dedica all’attività letteraria
Con il ritorno dei Medici al potere ritorna ad avere degli incarichi politici, entra a far parte del comitato esecutivo fiorentino. Il suo prestigio è ormai diminuito così si dedica alla stesura della Storia d’Italia
Nel 1540 muore

Pensiero e Opere

La sua attività politica è determinante nello sviluppo delle sue riflessioni attorno a temi di natura politica
La partecipazione attiva agli snodi diplomatici della politica europea e la frequentazione diretta dei principali protagonisti del tempo sono alla base di una profonda capacità di analisi delle dinamiche in atto
Guicciardini ha una forte aderenza al reale e procede da un’osservazione legata ad un precisa situazione politica, per poi estendersi a una sentenza di carattere generale contingenza

Sia in opere giovanili, come le Storie fiorentine, sia in opere composte alla fine della sua vita,come la storia d’Italia, alla base dell’indagine storica non c’è l’erudizione ma una riflessione sulle cause della situazione italiana contemporanea e sulle scelte effettuate
Il suo intento non è fornire un insegnamento morale, piuttosto mostrare la realtà con tutte le sue sfaccettature
La riflessione guicciardiniana si concentra sulle cause della crisi politica italiana, il cui punto di avvio lui lo individua nella discesa del re di Franca Carlo VIII e sulle forme di governo, ragionando sui meccanismi della gestione del potere
Nella continua oscillazione fiorentina tra la repubblica popolare e l’assolutismo del potere mediceo, Guicciardini è promotore di un governo misto, in cui la rappresentanza senatoriale sia affiancata da un gruppo di saggi
Percepisce il mondo nella sua complessità; per questo ha una scarsa fiducia nelle regole generali e nei modelli degli antichi: per lo scrittore ciò che accade non può essere valutato sulla base di schemi preesistenti, ma la conoscenza può derivare solo dall’esperienza; infatti le certezze sono di volta in volta messe in crisi dal continuo cambiamento delle condizioni esterne, rispetto alle quali l’uomo può solo affinare le proprie capacità di interpretazione della realtà, ossia la propria discrezione, un misto di intuito, prudenza e pragmatismo che attraverso l’analisi puntuale di ogni singolo caso garantisce l’accesso alla conoscenza della realtà.
• Empirismo  rifiuta le regole generali: le situazioni infatti sono determinate da troppe eccezioni e varietà per essere interpretate sulla base di un modello preesistente. La valutazione della realtà può derivare solamente dall’esperienza diretta
• Discrezione  capacità di decifrare la realtà, scomponendo ogni situazione nei suoi diversi aspetti

Deve essere accompagnata dalla prudenza, cioè dalla cautela nel valutare le situazioni prima di agire
• Relativismo gnoseologico  la storia e i modelli antichi non ci insegnano nulla in quanto le circostanze sono mutevoli. Le ricerche servono solamente per esercitare gli ingegni e non per trovare la verità, visto che essa è relativa
• Particolare  l’interesse personale, che però rientra nell’interesse generale
Questa sua esigenza di analisi per distinzione e scomposizione emerge anche nella sua prosa tentacolare, avvolgente e ramificata
I titoli delle sue opere sono stati assegnati dagli editori moderni. Nessuna di esse è stata stampata mentre l’autore era ancora vivo. Inoltre solo la storia d’Italia era destinata alla pubblicazione; il resto della sua produzione era pensato per una circolazione manoscritta, quindi più ristretta e selettiva
Leopardi giudica Guicciardini l’unico storico che si attiene alla realtà effettuale e che non cala dall’alto la sua scienza come fanno gli altri storici
I RICORDI
I Ricordi sono una serie di brevi riflessioni che Guicciardini elaborò tra il 1512 e il 1530. L’opera non segue quindi un discorso unitario ma è un succedersi di frammenti dedicati a pensieri riguardanti argomenti diversi
Lo stesso Guicciardini nel testo definisce i frammenti “ricordi”. La scelta del termine può avere due motivazioni:
1. Ricordo al tempo significava avvertimento, ammonimento
2. Ricordi erano dette le annotazioni fatte per tramandare ai discendenti i principali fatti accaduti alla propria famiglia

Il termine riassume dunque la doppia prospettiva dell’opera: ricordare il passato e indicare la giusta via di comportamento per il futuro
La versione che risale al 1512 contiene 29 frammenti, mentre quella data 1530 ne contiene 211
Guicciardini dice di pensare per ghiribizzi, sottolineando l’impulsività dell’ispirazione, la natura non sistematica di questi pensieri che seguono il flusso della mente, lasciata libera di riflettere e di divagare nei momenti di inattività
Alla struttura non unitaria del libretto, corrisponde la stessa struttura nell’esistenza umana, testimonia cioè la visione guicciardiniana non sistematica del mondo. Il suo ragionamento, come la forma del libro, ha un andamento circolare e non lineare: cioè si potrebbe cominciare a descriverlo da un suo punto qualsiasi, perché ogni punto è fondamentale
Tra i temi trattati non c’è regolarità e continuità e uno stesso argomento viene affrontato da angolazioni diverse. I temi sono:
• La contrapposizione tra la realtà dell’esperienza e il carattere astratto delle regole generali; nega il valore paradigmatico della storia perché a suo giudizio le situazioni hanno troppe variabili per poter essere analizzate con una logica e con regole preesistenti
• La complessità dell’esistenza, da cui deriva la fragilità e la precarietà dell’uomo, soggetto a mille casualità e privato dalla capacità di prevedere il futuro. Infatti i risultati dell’agire umano sono determinati dalla fortuna, a prescindere dalle capacità del singolo
• Per orientarsi nella realtà l’uomo può affinare con l’esperienza la sua discrezione, ossia la capacità di interpretare le variabili in atto,e può muoversi con prudenza, valutando caso per caso prima di agire
• La dissimulazione e lo smascheramento nei rapporti interpersonali, soprattutto politici
• Le motivazioni delle azioni umane (soprattutto la difesa del proprio interesse privato, detto particolare, l’ambizione, l’onore)
• Le forme di governo, i meccanismi della congiura e l’arte della guerra
Tra le opere di Guicciardini c’è un rapporto di scambio: cioè alcuni pensieri saranno ripresi all’interno della Storia d’Italia, altri erano già presenti nelle altre opere
I ricordi non si distanziano di molto dallo stile delle altre opere: infatti c’è un alleggerimento della sintassi e una maggior immediatezza, ma nei ricordi più lunghi si ritrova lo stile ricco di subordinate proprio della Storia d’Italia
Sono presenti molti latinismi, in quanto il suo stile è conservativo, a differenza della Storia d’Italia dove hanno lo scopo di elevare il discorso. Ci sono anche espressioni più colloquiali, tipiche del fiorentino

I modelli sono:
• I libri dei consigli fiorentini, scritture precettistiche destiate a una cerchia ristretta, espressione di una cultura mercantile basata sull’esperienza
• Alcuni scrittori greci come Lucano ed Epitteto, modelli di riflessione non sistematica
• Opere contemporanee come quelle di Machiavelli, Erasmo da Rotterdam
• Storiografia, come la Cronica trecentesca di Giovanni Villani
A differenza di Machiavelli, che godette di una rapida e vasta notorietà,gli scritti guicciardiniani ebbero una diffusione limitata e postuma. La sua adesione volutamente ristretta gli permise di svincolarsi dall’adesione ai generi dominanti del suo tempo
Nell’800 de Sanctis diede un’interpretazione negativa dei ricordi, letti come il manifesto di una chiusura mentale ed egoistica sul proprio particolare. Nel 900 l’opera viene rivalutata e oggi viene considerata una delle opere più originali del 500

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