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Vita

Francesco Guicciardini nacque a Firenze nel 1483 da una famiglia di agiate condizioni economiche. Si laureò in legge nel 1505, esercitando la professione di avvocato. Nel 1509 iniziò a scrivere le Istorie fiorentine, criticando la politica contemporanea e auspicando l’avvento di un regime oligarchico aristocratico. Nel 1512 iniziò la sua carriera politica. Venne nominato ambasciatore della Repubblica fiorentina presso il re di Spagna, Ferdinando il Cattolico.
Nel 1513 rientrò a Firenze quando ormai erano ritornati i Medici. Fu incaricato dalla Chiesa di riportare ordine nelle terre sotto la giurisdizione pontificia e, viste le capacità dimostrate in questa occasione, fu in seguito nominato governatore di tutta la Romagna. Promosse la Lega di Cognac del 1526 (tra il papa, Venezia, Milano e la Francia) in funzione antimperiale, contro Carlo V di Spagna. Con l’invasione dei lanzichenecchi a Roma nel 1527, la politica antimperiale fallì e i Medici furono cacciati da Firenze dove venne restaurata la Repubblica. Guicciardini si ritirò in campagna. Ritornò a Firenze quando ripresero il potere i Medici e si ritirò dalla vita politica nel 1537. Morì nel 1540.

Poetica

Secondo Guicciardini, sugli eventi umani incide in percentuale maggiore la fortuna e il raggio di influenza dell’uomo è molto limitato. Proprio per questo, egli sostiene l’etica del “particulare”, ossia della tutela dei propri
interessi privati senza la pretesa di intervenire in ambiti più ampi.Importante è anche il concetto di “discrezione”, cioè della necessità di valutare le circostanze volta per volta, caso per caso. Secondo Guicciardini, non esistono schemi fissi e predeterminati, in quanto la realtà è mutevole. Scompare il concetto di virtù attiva e febbrile di Machiavelli e subentra il senso di disillusione e di una maggiore attitudine alla contemplazione. Secondo Guicciardini, in politica non si possono dare regole assolute, teorie generali valide in ogni tempo. Bisogna esaminare le infinite e variabili
circostanze della vita. Secondo Machiavelli la fortuna incide per metà sugli eventi, mentre per Guicciardini la
fortuna ha un peso notevolmente superiore rispetto alla virtù. La virtù stessa, in Machiavelli è attiva e pragmatica, in Guicciardini risiede nella prudenza e nella discrezione. Per quanto riguarda lo stile, quello de Il Principe è incisivo e tagliente e concreto, mentre quello di Guicciardini è un periodare più ampio e talvolta retorico.

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