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Il brano proposto è una pagina tratta dal terzo dei Libri della famiglia di Leon Battista Alberti. Il trattato è in forma di dialogo tra interlocutori appartenenti alla generazione precedente della famiglia dell’autore (esiliata da Firenze dalla fine del trecento).
Nel brano riportato si fronteggiano l’anziano e saggio Giannozzo, sostenitore di una scelta di vita tradizionale, chiusa nell’ambito privato e dedicata alla famiglia, e l’intellettuale Lionardo, sostenitore, al contrario, dell’importanza della dedizione alla vita politica.

Due diversi modelli di vita

Nelle forme di un “ragionare domestico” sui temi etico-civili della vita familiare i Libri della famiglia di Alberti affrontano le questioni dell’educazione dei figli, del matrimonio, dell’amministrazione del patrimonio e dei legami della famiglia con il resto della società.
I due interlocutori che intervengono nel breve brano riportato sono protagonisti di un contrasto che si consuma intorno all’alternativa tra etica familiare e responsabilità dell’impegno civile. Da una parte Giannozzo sostiene un modello di vita familiare risolta nella villa, che rappresenta l’entità autosufficiente nella sua virtuosa gestione economica; dall’altro Lionardo esprime l’aspirazione alle cariche pubbliche e mette in luce il valore etico dell’impegno civile. Se la partecipazione alla vita pubblica è infatti funzionale a ottenere «la fama», «la gloria»,«le lode», essa è anche funzionale allo stesso obiettivo perseguito da Giannozzo: la tranquillità della vita familiare. Dal punto di vista di Lionardo, infatti,questa è possibile solo in un più ampio contesto di tranquillità estesa alla «patria» e alla «repubblica».


Il dialogo umanistico

Quella umanistica è una civiltà del dialogo e non solo perché in quest’epoca vennero riscoperte opere dialogiche della classicità quali il De oratore di Cicerone e l’Institutio oratoria di Quintiliano, ma soprattutto
perché attraverso questo genere si esprime la cultura del confronto civile e un’idea non autoritaria e dogmatica della verità. Nel dialogo umanistico sono proposte varie posizioni tutte ugualmente verosimili ancorché diverse e persino opposte. In questa prospettiva ogni punto di vista può diventare accettabile e l’idea stessa della verità si relativizza: la capacità di persuasione diventa dunque la dote più importante, ed essa si esplica soprattutto nella civile conversazione tra interlocutori che ricercano la verità in modo aperto e problematico.
Non è difficile cogliere questi tratti anche nel breve passo proposto dai Libri della famiglia: i due punti di vista si fronteggiano senza escludersi a vicenda, il tono è lontano da animosità o da dimostrazioni astratte e intellettualistiche, la maggior forza delle argomentazioni di Lionardo è affidata non alle armi della dialettica e ai suoi sillogismi, ma alla passione civile della retorica. Inizialmente Lionardo sembra fare un’apertura di credito alle ragioni di Giannozzo (rr. 1-5) per poi correggerne la tesi a favore di una visione alta del bene comune che ingloba (e non taglia fuori) la prospettiva del suo interlocutore. Sul piano stilistico-retorico si notano il gioco delle avversative («E affermovi che il buono cittadino amerà la tranquillità,ma non tanto la sua propria, quanto ancora quella degli altri buoni, goderà negli ozii privati, ma non manco amerà quello degli altri cittadini suoi, desidererà l’unione, quiete, pace e tranquillità della casa sua propria, ma molto più quella della patria sua e della republica»), il ricorso a climax («Non in
mezzo agli ozii privati, ma intra le publiche esperienze nasce la fama; nelle pubbliche piazze surge la gloria; in mezzo de’ popoli…») e ad antitesi («si collustra e alluma / taciturnità e tenebre»).
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