Ominide 4553 punti

Testo

Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono
di quei sospiri ond’io nudriva ’l core
in sul mio primo giovenile errore
quand’era in parte altr’uom da quel ch’i’ sono,
del vario stile in ch’io piango et ragiono
fra le vane speranze e ’l van dolore,
ove sia chi per prova intenda amore,
spero trovar pietà, nonché perdono.
Ma ben veggio or sì come al popol tutto
favola fui gran tempo, onde sovente
di me medesmo meco mi vergogno;
et del mio vaneggiar vergogna è ’l frutto,
e ’l pentersi, e ’l conoscer chiaramente
che quanto piace al mondo è breve sogno.

Analisi e spiegazione

In questo componimento, che è il proemio del canzoniere, una raccolta costituita da 366 poesie in cui Petrarca descrive il suo amore per Laura, il poeta si rivolge a dei lettori ideali, ovvero coloro che provano le sue stesse pene d’amore e quindi coloro in cui egli spera di trovare comprensione, pietà e perdono per l’errore che ha commesso in passato, che consiste nell’aver provato amore per Laura, sentimento che lo ha allontanato dall’amore per Dio. All’interno della poesia, la distanza frapposta tra i destinatari dell’invocazione “voi” e l’invocazione stessa “spero trovar pietà” risalta il lungo percorso arduo, problematico e doloroso di analisi interiore del poeta.

In questo sonetto Petrarca fornisce due diverse immagini di se stesso: una del passato, quando era uomo in parte diverso dalla persona che è ora, tempo in cui egli ha commesso l’errore di amare Laura ed una del presente, in cui egli è pentito di aver commesso tale errore poiché è consapevole che l’amore che prova per Laura è solo un sentimento vano ed illusorio e per questo spera di trovare il perdono in coloro che possono comprenderlo. Il poeta si pente però solo in parte perché, nonostante si renda conto dell’errore che ha commesso, prova ancora amore per Laura. Petrarca dà un giudizio estremamente negativo dello sbaglio che ha compiuto quando era giovane perché comprende quanto vanamente abbia inseguito l’amore per Laura ed il modo in cui ciò abbia dato origine ad un oscillare incoerente tra speranza e dolore, da cui derivano la vergogna e la consapevolezza della vanità e dell’illusorietà di tutti i beni terreni dell’uomo. Il poeta si rende conto di quanto ciò l’abbia allontanato dall’amore per Dio ed abbia danneggiato il suo modo di scrivere poiché, proprio a causa di questo errore, egli ha prodotto dei componimenti slegati tra loro (rime sparse) che esprimono sentimenti contrastanti ed incoerenti.
Nei suoi componimenti Petrarca si rivolge sia al passato sia al presente (erma bifronte). Ciò è evidente in questo sonetto, nel quale si intrecciano due diversi piani temporali: il presente, espresso dai verbi sono, piango, ragiono, spero, che è il tempo del pentimento e della consapevolezza per il poeta di quanto sia vano ed illusorio l’amore che prova per Laura ed il passato, il tempo in cui il poeta ha commesso l’errore, al quale egli si riferisce con i verbi nutriva, era, fui. Questi due piani temporali sono in contrasto tra loro perché descrivono il dissidio interiore del poeta, che nel passato considerava fondamentale l’amore per Laura, ma che nel presente acquisisce la consapevolezza di quanto esso sia vano, illusorio ed ingannevole.
Questo sonetto esprime una visione religiosa dell’esistenza umana perché, nonostante il poeta si renda conto che l’amore che prova per Laura sia un sentimento effimero ed illusorio, non riesce a rinunciarvi. Per questo motivo, anche se il poeta è consapevole della brevità e della vanità dei beni terreni egli non è capace di farne a meno. Da questa consapevolezza nasce il dissidio interiore del poeta che è sospeso tra due dimensioni: quella terrena, a causa della quale non riesce a rinunciare al suo amore e quella più eterea, in cui egli vede il sentimento che prova come peccaminoso perché lo allontana dall’amore supremo per Dio. Mentre Dante aveva delle ferme certezze religiose tipiche dell’età medievale Petrarca, vivendo in un’epoca diversa in cui l’uomo è più aperto a nuove ideologie, non acquisisce tali certezze e proprio da ciò deriva il suo dissidio interiore, da cui scaturiscono i suoi dubbi ai quali non riuscirà mai a trovare una soluzione.
Questo sonetto può essere considerato sia un proemio sia un epilogo del Canzoniere. Come epilogo perché il poeta ripercorre l’esperienza che ha vissuto da giovane acquisendo, solo quasi al termine della sua vita, la consapevolezza che il suo amore terreno lo ha allontanato dall’amore per Dio e dopo aver compreso ciò Petrarca si pente, prova vergogna e comprende la vanità dei sentimenti terreni; come proemio perché esso costituisce un’analisi critica dell’errore che ha commesso e, non riuscendo a rimediare a tale errore, comprende che ciò è proprio l’origine dei suoi problemi e del suo dissidio interiore.

Hai bisogno di aiuto in Petrarca?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email