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Vita di Pascoli

Pascoli nacque a San Mauro di Romagna nel 1855. Il padre è fattore di una tenuta “La Torre dei principi Torlonia” ed è qui che il ragazzo trascorre la sua infanzia. Nel 1862 entra nel collegio dei padri Scolopi dove ha inizio la sua istruzione scolastica. Il 10 agosto 1867, il giorno di San Lorenzo, il padre venne ucciso da sicari sconosciuti. Dopo questo tragico lutto, la famiglia si trasferisce a San Mauro. Nella casa materna dove in arco di pochi anni vengono a mancare i suoi fratelli e la madre. Intanto, terminati gli studi liceali, Pascoli si iscrive all’Università di Lettere a Bologna grazie a una borsa di studio offerta dal comune. Gli anni universitari, segnano in lui un sentimento di ribellione contro l’ingiustizia, e aderisce al movimento socialista rivoluzionario di Andrea Costa. Per questo motivo venne arrestato, incarcerato per 4 mesi dove viene assolto al processo grazie a Carducci. Riprese i suoi studi, e si laureò brillantemente. Nel 1883 comincio la sua carriera d’insegnante. Prima nei licei, poi nel 1895 venne chiamato all’insegnamento di greco e latino all’ università a Messina, Pisa e Bologna, inoltre nel 1905, gli venne dato la cattedra di letteratura italiana di Bologna, come successore di Carducci. La sua fama cresce dopo la pubblicazione di “i Canti di Castelvecchio” nel 1903. In qualità di oratore ufficiale, nacquero i suoi primi discorsi che esaltava in senso nazionalistico, l’impresa coloniale della guerra di Libia.

Morì a Bologna il 1912 consumato dalla cirrosi epatica.
Quella di Pascoli fu una vita povera di eventi esteriori: dedicata a uno scavo intimo, rifugiarsi nelle memorie, contro l’urto angosciante del presente. La sua esistenza si svolse in pochi luoghi: la campagna romagnola dell’infanzia, le diverse sedi d’insegnamento ed infine la casa di Castelvecchio.
La sua tendenza era nel chiudersi nel suo nido domestico, spiega la fondamentale paura di vivere, sentimento che lo ostacolò, fra altro, il rapporto con le donne e l’amore.
Mettendo in confronto Pascoli e D’Annunzio, i due sono molto diverso tra loro, cioè uno è isolato l’altro brillante, uno fedele a pochi luoghi invece l’altro è avventuriero. Ma con un analisi più profonda, risulta che entrambi incarnano la frattura tra il poeta e la società, una distanza che oppone tra la follia a chi è invece dotato di una sensibilità tutta individuale e ha bisogno di un’esistenza separata e di parlare un linguaggio unico.

Il percorso delle opere

Myricae

Pascoli esordì nel 1891 la raccolta di Myricae (tamerici). Fin dal suo titolo si presenta come un opera semplice e umile che rispecchia le immagini della vita di campagna; invece in alcuni casi brevi memorie della propria terra e dell’infanzia.

Myricae ricava una vera rivoluzione sia per le tematiche sia per lo stile.

I poemetti

Pochi anni dopo, nel1897, furono stampati i poemetti. Erano divisi in due parte “I primi poemetti” e i “Nuovi poemetti”. Anche in questo il protagonista è la vita della campagna. Il fanciullino dentro Pascoli cerca in ogni cosa (nella natura) elementi di poesia ingenua e spontanea. La novità sta nello sviluppo narrativo.

I canti di Castelvecchio

Risale nel1903. Il titolo avviene dalla sua dimora in Garfagnana, nella quale Pascoli insieme alla sorella vollero ricostituire il “nido degli affetti famigliari”. I temi che tratta sono ancora la vita della campagna di cui si mescolano i ricordi dell’infazia vissuta a San Mauro e la scomparsa dei suoi cari. Questo è il libro più maturo di Pascoli con l’uso sistematico del simbolismo e dell’analogia.

Il fanciullino

Il fanciullino sa percepire con meraviglia ciò che gli adulti hanno perso con gli anni:
Le cose piccole che per Pascoli sono grandi;
le voci segrete della natura e le cose grandi egli le riduce alla sua misura.
Inoltre il fanciullino sa esprimere con fantasia, cioè, con parole semplici e spontanee, con immagini e analogie , con intuizioni, e non con ragionamento. Perciò il fanciullino coincide con il poeta perché entrambi colgono le misteriose relazioni e corrispondenze tra le cose, si esprimono in modo istintivo e irrazionale, e usano parole semplici della gente di campagna.
Secondo Pascoli, ogni uomo ha dentro di se questa parte di commuoversi e di sperimentare ogni giorno emozioni e sensazioni nuove. Spesso il fanciullino è soffocato e ignorato dal mondo, ma se si risveglia sa sognare, fa volare con la fantasia.

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