Concetti Chiave
- Giovanni Boccaccio, nato nel 1313, è figlio illegittimo di un mercante e la sua condizione influisce profondamente sulla sua scrittura e sui temi delle sue opere.
- Il periodo napoletano segna una fase cruciale nella vita di Boccaccio, stimolando la sua vocazione letteraria e il suo interesse per i classici, tra cui Dante e Petrarca.
- La crisi economica del Banco dei Bardi costringe Boccaccio a tornare a Firenze, dove l'esperienza della peste del 1348 ispira la cornice narrativa del suo capolavoro, il Decameron.
- Nell'ultimo periodo della sua vita, Boccaccio, influenzato da Petrarca, si dedica a una letteratura moralmente impegnata e promuove il ripristino della figura di Dante a Firenze.
- Considerato il fondatore della filologia e della cultura umanistica, Boccaccio crea un circolo di intellettuali a Certaldo, anticipando i principi dell'Umanesimo fiorentino.
Quali sono le origini e la giovinezza di Boccaccio?
Giovanni Boccaccio, nato nel 1313 a Firenze o forse a Certaldo, era il figlio illegittimo del mercante Boccaccino di Chellino. Da questa sua condizione nasce il cosiddetto mito biografico, ripreso dalla letteratura di corte francese. Crea, infatti, delle storie incentrate non solo su i suoi amori giovanili ma anche e soprattutto sulla sua condizione di figlio illegittimo. Evidente in Boccaccio è la mancanza di una figura materna, che, secondo alcuni critici, viene trasposta nella 10° novella della 10° giornata (Griselda), nella quale il poeta descrive una madre interamente votata al sacrificio e alla sottomissione. Dopo essere stato legittimato, è avviato ai primi studi a Firenze.
Il periodo napoletano e la vocazione letteraria
A questo punto l’esistenza di Boccaccio viene scissa in due periodi: il periodo napoletano, che segna la sua giovinezza, e il periodo comunale. Nel 1327 si reca a Napoli insieme al padre, socio del potente Banco dei Bardi. Sotto la spinta del padre, il quale voleva indirizzarlo alla sua stessa professione, Boccaccio fa pratica al Banco dei Bardi e, entrando in contatto con una grandissima varietà di persone, matura quello spirito di osservazione, che sarà alla base della sua arte di narratore e che utilizzerà poi per la sua opera maggiore: il Decameron. Infatti, è proprio durante questi anni napoletani che si afferma in Boccaccio la vocazione letteraria e, sotto lo stimolo di alcuni dotti personaggi della corte angioina, anche la devozione per i classici latini. Accanto ai classici antichi, tuttavia, Boccaccio ammira anche i classici nuovi, soprattutto Dante e Petrarca. Da queste numerose esperienze culturali, che hanno portato il poeta ad avere una formazione eterogenea e composita, scaturirà la tendenza a sperimentare generi e forme.
Il ritorno a Firenze e il Decameron
A causa della crisi del Banco dei Bardi, Boccaccio è costretto a tornare a Firenze e, a causa di gravi ristrettezze economiche, si reca verso vari signori in cerca di appoggio. Nel 1348 vive l’esperienza della peste, causata non solo da problemi sanitari ma anche economici e sociali, e ne trae spunto per la cornice narrativa del Decameron.
L'ultimo periodo e l'eredità culturale
Nell’ultimo periodo della sua vita, sotto la spinta di Petrarca, con cui si scambia numerose epistole (tutte scritte in latino), Boccaccio abbandona l’idea di una letteratura intesa essenzialmente al diletto e coltiva un tipo di letteratura più solenne e moralmente impegnata. Boccaccio, inoltre, è il primo, organizzando una lettura pubblica della Commedia, a farsi promotore del ripristino della figura di Dante a Firenze. Nel 1360 sceglie come l’amico Petrarca la condizione di “chierico”, intellettuale stipendiato dagli ordini ecclesiastici che inaugura, insieme alla figura dell’intellettuale cortigiano, un nuovo rapporto con il potere. Nel 1362 si ritira a Certaldo, dove conduce una vita appartata e dove crea un circolo di intellettuali, che può essere considerato come il primo nucleo del futuro Umanesimo fiorentino. Con Boccaccio, inoltre, si ha la nascita della filologia, ossia la ricerca dell’originale dei classici, i quali venivano spesso modificati dai monaci per dare alle opere un senso cattolico. Questo fervore di studi verso le humanae litterae, porterà poi alla nascita della cultura umanistica, una cultura più aperta e libera ma rigorosa per quanto riguarda lo studio e il culto della forma dei classici. La sua ultima fatica è un commento alla Commedia, che egli, incaricato dal Comune, tiene presso la Chiesa di S. Stefano di Badia tra il ’73 e il ’74. Boccaccio muore a Certaldo il 21 dicembre 1375.
Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza della figura materna nella vita di Boccaccio?
- Come ha influenzato il periodo napoletano la vocazione letteraria di Boccaccio?
- Quale evento storico ha ispirato la cornice narrativa del Decameron?
- In che modo Boccaccio ha contribuito al ripristino della figura di Dante a Firenze?
- Qual è l'eredità culturale lasciata da Boccaccio?
La mancanza di una figura materna nella vita di Boccaccio è evidente e viene trasposta nella 10° novella della 10° giornata del Decameron, dove descrive una madre votata al sacrificio e alla sottomissione, riflettendo la sua condizione di figlio illegittimo.
Durante il periodo napoletano, Boccaccio entra in contatto con una varietà di persone e sviluppa uno spirito di osservazione fondamentale per la sua arte di narratore, che culminerà nel Decameron, stimolato anche dalla devozione per i classici latini e per autori come Dante e Petrarca.
L'esperienza della peste del 1348, che Boccaccio vive a Firenze, ispira la cornice narrativa del Decameron, riflettendo le gravi ristrettezze economiche e sociali dell'epoca.
Boccaccio, sotto l'influenza di Petrarca, promuove il ripristino della figura di Dante a Firenze organizzando una lettura pubblica della Commedia, segnando un'importante iniziativa culturale.
Boccaccio è considerato il fondatore della filologia e della cultura umanistica, avviando studi rigorosi sui classici e creando un circolo di intellettuali a Certaldo, che rappresenta il primo nucleo del futuro Umanesimo fiorentino.