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Crepuscolarismo: significato e scopi


La poesia crepuscolare è una delle manifestazioni in Italia del Decadentismo, corrente letteraria sorta in seguito alla crisi della civiltà ottocentesca, romantica e positivista avvenuta tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, periodo durante il quale tramontarono gli ideali romantici della patria, della gloria e della libertà e decaddero le concrete certezze del positivismo.
La crisi dei valori ottocenteschi e l’incapacità di sostituirli con altri generarono un senso di aridità spirituale e di sfiducia ed un sentimento di angoscia esistenziale. Tali elementi, catalizzatori del decadentismo, vennero in seguito rielaborati e riproposti dai poeti crepuscolari. Questi autori cercarono di superare l’angoscia esistenziale tramite l’attaccamento alle piccole cose, perché sostenevano fossero l’unico elemento in grado di dare loro un senso di concretezza.

Poetica crepuscolare


La poetica dei crepuscolari esprime la crisi della civiltà romantica e positivistica, che determinò l’abbandono della poesia civile e patriottica e, di conseguenza, il venir meno del vate: il poeta eroe. Mentre D’Annunzio si proponeva come autore ideale, i poeti crepuscolari concepivano la vita come permeata da un senso di sfiducia e stanchezza, erano privi di qualsiasi ideale e rinunciavano ad ogni impegno sociale, civile e politico.
Il rifiuto dei valori tradizionali da parte dei crepuscolari è espresso in modo evidente da una frase scritta da Guido Gozzano, uno dei maggiori esponenti del crepuscolarismo, nel romanzo “I colloqui”: “la patria, Dio, l’umanità: parole che i retori hanno reso nauseose”. Egli si vergogna persino di essere poeta, come scrive nella lirica “La signorina Felicita”.
I temi e le caratteristiche principali del crepuscolarismo sono espressi da un’eloquente citazione dell’autore Sergio Corazzini, il quale, rifacendosi alla poetica del fanciullino, scrisse: “Perché tu mi dici: poeta? Io non sono un poeta. Io non sono che un piccolo fanciullo che piange”.
La semplicità e la modestia evidenziate dai poeti crepuscolari influenzano il loro modo di percepire e ricercare l’amore. Infatti, mentre D’Annunzio, esponente del futurismo, amava le donne importanti e fatali, come ad esempio Eleonora Duse, questi autori aspiravano alla conquista di amori semplici, rivolti a fanciulle umili. Questa concezione dell’amore è espressa in modo evidente nella poesia “La signorina Felicita” di Guido Gozzano in cui l’autore, rivolgendosi ad una fanciulla modesta scrive: “sei quasi brutta, ma priva di lusinga nelle tue vesti quasi campagnole, ma la tua faccia buona è casalinga ti fanno un tipo di beltà fiamminga”.
Gli amori ricercati dai crepuscolari erano dunque ancillari, a differenza di quelli a cui aspirava D’Annunzio, fatali.
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