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DECADENTISMO

Il Decadentismo è un movimento artistico e letterario che si è sviluppato in Europa nella seconda metà del 1800. La sua manifestazione nella poesia è il simbolismo.
Nel periodo decadente l'uomo si sente in contrasto con la società che lo circonda, insensibile di fronte alle sue esigenze (società di massa). Gli artisti decadenti privilegiano l'indagine interiore arrivando anche a vivere in modo irregolare e anticonformista (poeti maledetti). Tendono a una descrizione soggettiva (lato misterioso, istintivo, predilige le sensazioni e le corrispondenze segrete tra tutte le cose). Si contrappone alla mentalità del Positivismo. La crisi della cultura positivista era avvenuta perchè la scienza non era più certa in quanto si era rivelata incapace di dare risposte soddisfacenti alle esigenze dell'uomo. L'uomo inizierà quindi a interrogarsi su di sé, sui suoi bisogni e sui suoi desideri. La scienza ammette quindi i suoi limiti. Questo determina un ritorno allo spiritualismo, all'animo, all'intuizione e al mistero. Si pensa che anche gli artisti siano in grado di trovare la verità nella poesia attraverso i simboli (da cui Simbolismo).

CHARLES BAUDELAIRE (Parigi 1821-1867)

Nasce a Parigi, farà un lungo viaggio in oriente dopo il quale si trasferirà definitivamente nella città natale. Avrà una vita molto sregolata (poeti maledetti).
“I fiori del male” sono la sua opera più importante, pubblicata nel 1857 (molto prima dell'inizio del Decadentismo).
È la sua poesia ad aprire la strada al Simbolismo. La sua poesia però deriva dal Romanticismo, ma i sentimenti sono espressi in una forma nuova, attraverso simboli che riflettono le sensazioni del mondo inconscio.

Baudelaire mette in evidenza la sensibilità, l'irrazionalità, la malinconia, la verità umana al centro dell'universo e l'esaltazione di un mondo ideale.

Opera: “CORRISPONDENZE” “I fiori del male” 1857

Per Baudelaire il poeta è come un sacerdote che sa scorgere nel mondo naturale misteriose analogie, corrispondenze nascoste. Il poeta non deve più descrivere la realtà, ma cogliere e trasmettere le impressioni più vaghe e indefinite, suggerire emozioni e stati d'animo, penetrare l'intima essenza delle cose. La nature è una foresta di simboli. I sensi diventano il luogo della verità.
Baudelaire nel testo abbandona i modelli della poesie romantica classica: non c'è l'io lirico, la poesia si trova in una dimensione astratta e assoluta.
La natura e il mondo gli appaiono una fitta rete di rapporti segreti che sono fusi in una profonda unità piena di mistero, non è una somma di fenomeni. La natura è un tempio che parla con l'uomo che la attraversa (sacro). I sensi diventano il luogo della verità, le cose sono simboli di qualcosa che è mistero e che il poeta coglie.

I segni della natura non si possono interpretare del tutto, per questo si usano i simboli. La poesia non descrive più ciò che vede ma trasforma tutto in mistero.

Baudelaire nella poesia usa la “Sinestesia” (→ associazione di due termini che riguardano diverse sfere sensoriali) come strumento conoscitivo che gli permette di accedere al mistero delle cose : “ Profumi freschi come la carne d'un bambino, dolci come l'oboe, verdi come i prati”.
Attraverso questi simboli l'uomo capisce che c'è qualcosa di profondo e oscuro, un rapporto tra luce e ombra, visibile e invisibile).

ARTHUR RIMBAUD (1854-1891)

è stato l'incarnazione del “Poeta maledetto”. Nel 1871 (16-17 anni) scrive la “Lettera del veggente”. Manderà alcuni suoi scritti al poeta Paul Verlaine che, colpito, lo inviterà a Parigi e fuggiranno insieme. Smetterà di scrivere molto giovane.

Opera → “LA LETTERA DEL VEGGENTE” o del “15 MAGGIO 1871”

Rimbaud teorizza il linguaggio del poeta veggente:
-il poeta deve farsi veggente, esplorare l'ignoto
-il poeta si fa tale mediante un lungo immenso disordine di tutti i sensi.
-il ritrovamento di cose ignote richiede nuove forme
-il poeta veggente deve trovare una nuova lingua per poterle trasmettere.

Quindi Rimbaud sostiene un “lungo, immenso e ragionato disordine (sregolamento) di tutti i sensi” come condizione indispensabile per diventare poeta e quindi veggente. Il poeta deve esplorare “tutte le forme di amore, di sofferenza, di pazzia” per raggiungere l'ignoto, la verità nascosta dentro le cose. “Egli cerca la sua anima, l'indaga, la tenta, l'impara. Appena la sa deve coltivarla”. L'anima va coltivata come si “coltivano le verruche sul viso” (anima mostruosa). Coltivando l'anima si diventa orribili, ma anche sommo sapiente. Conoscere se stessi è conoscere l'orrore che siamo. Deve conoscersi e arrivare all'ignoto si se stesso. Per coglierlo però, e comunicarlo (veggente) è necessario inventare un linguaggio nuovo che esprima l'ignoto.

La poesia diventa uno strumento per sondare la soggettività, uno strumento per la conoscenza interiore.
Se però il poeta, arrivando all'ignoto impazzisce, non importa, altri “cominceranno dagli orizzonti sui quali l'altro si è abbattuto!”

CRISI DEL PERSONAGGIO e DONNA FATALE

Dopo il Verismo/Realismo la letteratura e i suoi personaggi vanno in crisi, non sono più degli ideali da seguire, ma mostrano la “vera” interiorità (psicoanalisi, e ipocrisia dell'uomo) e la crisi dei valori che si attua nel Positivismo. Oltre che nel romanzo ciò avviene anche nel Teatro Borghese. Lo spettatore non si vuole riconoscere nel personaggio (→ si arriverà a Pirandello e Svevo).

AUTORI

IBSEN (norvegese): “CASA DI BAMBOLA” o “SPETTRI” (conflitti familiari, non c'è più il modello della famiglia borghese, rapporti di convenienza)
BECKETT
IONESCO: “LA CANTATRICE CALVA” (due coppie di inglesi che dialogano, non accade nulla)

Nasce il modello della donna fatale, donna seducente che appare sicura di sé. Attira gli uomini che per lei si distruggono.

FLAUBERT: “MADAME BOVARY” (donna borghese sognatrice e insoddisfatta. Si sposa ma ha l'amante, cerca di continuo la novità e la felicità che non riesce a raggiungere. Non esattamente Femme Fatale)

DOSTOEVSKIJ: “L'IDIOTA” (un uomo si innamora della donna fatale Natasha Filipovna).
EMIL ZOLA: “NANA”
D'ANNUNZIO: “IL PIACERE” (la donna fatale è Elena Muti)
SCAPIGLIATI “FOSCA” pg 165 (malattia)
VERGA: “LA LUPA” pg 289 (le caratteristiche sono un po' diverse. Ma comunauqe è alta, magra, mora, pallida quasi malata, con gli occhi grandi e labbra rosse che mangiano gli uomini).

Questo modello di donna muore con la 1^ Guerra Mondiale e poi, nel Fascismo nasce il modello di donna lavoratrice che da alla luce i figli per la patria.

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