Nel primo 900 si utilizza il termine politico-militare "avanguardia", per indicare quei movimenti artistici e letterari che avevano come obiettivo la rivoluzione attraverso il rifiuto della tradizione culturale del passato.
Nasce ufficialmente nel 1909 attraverso il Manifesto del Futurismo, pubblicato su "Le Figaro" da Filippo Tommaso Marinetti. Esso illustrava il programma di rivolta contro la cultura del passato e le istituzioni tradizionali. Nel manifesto si proclamava anche l'attivismo, il dinamismo, la modernità, la velocità, la lotta, la guerra, le rivoluzioni e la macchina. Ecco quindi la nascita di un nuovo movimento principalmente letterario chiamato "Futurismo". I poeti futuristi rifiutano la sensibilità decadente, definendosi quindi Anti-Dannunziani, rifiutano il piacere, vanno contro gli schemi crepuscolari. Sono rivoluzionari e violenti, rifiutavano qualsiasi organizzazione politica e sindacale, celebravano la lotta e la guerra, definendola come "sola igiene del mondo". Rifiutavano anche il parlamentarismo, il socialismo e il femminismo, esaltando l'individualismo assoluto e la nascita di un nuovo mito, il 'Superuomo'. Si definiscono Futuristi perché appunto vogliono tagliare qualsiasi ponte con il passato e guardare al futuro, con le nuove rivoluzioni sia nel campo politico sia nel campo artistico letterario.

Nel 1912 esce il Manifesto tecnico della letteratura futurista, scritto sempre da Marinetti e pubblicato sempre a Parigi. Esso affermava i cambiamenti tecnici della letteratura. Essi infatti volevano colpire anche le strutture della comunicazione, ovvero il linguaggio: rifiuto di ogni causalità e consequenzialità, sostituendo alle tipiche forme del pensiero quella sintetizzata e abbreviata dell'analogia. Essa era un'analogia capace di rappresentare realtà diverse e lontane tra di loro con un nuovo linguaggio, ovvero attraverso figure retoriche come Onomatopee e Sinestesie. Infatti è la parola stessa che deve suggerire immagini dinamiche e complesse.
I futuristi poi aboliscono ogni forma di punteggiatura, lasciando cosi frasi sconnesse e slegate tra di loro, con lo scopo di far provare più rapidamente le sensazioni percepite, anche se siamo ben lontani dai sentimenti romantici nei confronti della donna e dell'amore. Oltre alla distruzione della sintassi, i futuristi applicano la teoria delle "parole in libertà", cioè disporre i sostantivi a caso, per avere così un accostamento di lettere, parole, segni grafici e immagini. Rifiuteranno infine qualsiasi regola grammaticale e anche tipi di caratteri come per esempio il corsivo.

Nato a Milano, il Futurismo si estenderà rapidamente a tutta la penisola italiana, con esponenti distribuiti in varie città. I principali furono: Filippo Tommaso Marinetti, Paolo Buzzi, Enrico Cavacchioli, Francesco Cangiullo, Luciano Folore, Bruno Corra. Anche alcuni artisti crepuscolari abbandoneranno il proprio movimento per aderire al futurismo e saranno Corrado Govoni e Aldo Palazzeschi.

Filippo Tommaso Marinetti è nato ad Alessandria d'Egitto nel 1876. Visse per molti anni a Parigi, dove conobbe numerosi letterati francesi simbolisti. Va a Milano e nel 1905 fonda la rivista "La Poesia". Nel 1909 pubblica su "Le Figaro" le 11 tesi del manifesto futurista e scrive anche "Uccidiamo il chiaro di luna". Nel 1912 pubblica il manifesto tecnico della letteratura futurista e inizia a teorizzare le principali idee futuriste. Da una grande importanza alla guerra definendola appunto la "sola igiene del mondo", cioè per fare pulizia nel mondo bisogna fare la guerra. Egli partecipa alla guerra di Libia del 1911-1912 come corrispondente e successivamente aderisce al fascismo e viene nominato da Mussolini "accademico d'Italia" nel 1929.
Morirà nel 1944 a Bellagio, sul Lago di Garda.

Nel Manifesto del futurismo, indica 11 tesi fortemente aggressive che forniscono le basi ideologiche l futurismo. Inneggia a elementi che servono a sanare il mondo. Dice infatti che per riedificare, bisogna prima distruggere tutto ciò che si ha davanti.
I principi del movimento sono:
-l'esaltazione della guerra come sola igiene del mondo
-la velocità e la novità dell'automobile
-critica ai musei e rifiuto del passato

Nel Manifesto tecnico della letteratura futurista, abbiamo gli aspetti tecnici e formali della scrittura di questo movimento che si basa su:
-distruggere la sintassi e disporre i sostantivi a caso
-usare il verbo all'infinito
-abolire avverbio e aggettivo perché non sono immediati, ma portano a pensare
-abolire ogni tipo di punteggiatura.
Tutto ciò fu creato per rispettare i principi di velocità e modernità.
Invece "Bombardamento" è un testo tratto da 'Zang Tumb Tuuum', poema del 1914. Racconta la guerra tra Balcani e Impero Ottomano del 1912-1913. Culmina con il bombardamento della città turca di Adrianopoli. Marinetti qui applica le sue tesi e gli elementi creati alla sua letteratura come per esempio la tecnica delle parole in libertà, l'abolizione della grammatica e del lessico, verbi all'infinito, soluzioni acustiche e sonore attraverso l'uso di onomatopee (che sono le parole scritte in grassetto). I verbi all'infinito servono a dare il senso di qualcosa che continua nel tempo, mentre gli spazi bianchi tra le parole sono del[s][/s]le pause a effetto: egli vuole infatti ricreare l'effetto della guerra e del bombardamento. Tra parentesi in maiuscolo sono contenute delle parole che sono come delle didascalie per forniscono indicazioni sulla velocità delle azioni e sui tempi di lettura, mentre la parola 'vampe' scritta in corsivo piccolo e dislocata su linee diverse, allude a immagini dei bagliori e dei fuochi dell'artiglieria in guerra.


Futurismo Russo
Nonostante il futurismo preveda un programma rivoluzionario e di trasformazione, non va stabilita una relazione rea quest'avanguardia e i regimi dittatoriali. Antonio Gramsci per esempio non mirava alla guerra, ma alla creazione dell'arte del proletariato. Fu proprio questa la strada che intraprenderà il futurismo russo, con centri principali Mosca e San Pietroburgo e con principale esponente Majakovskij, che scrisse "La guerra è dichiarata" nel 1914, con lo scoppio della prima guerra mondiale. Majakovskij condanna la guerra al contrario, dei futuristi italiani, definendola come un evento contrario alla solidarietà umana. Il futurismo russo non distrugge il linguaggio tradizionale, ma si concentra su immagini sempre più dirette e invasive.

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