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Italo Svevo - Vita e opere (riassunto)

Nasce nel 1861 a Trieste, che è ancora appartenente all'Impero austro-ungarico. Il fatto di nascere in una città non italiana sarà un problema per i suoi romanzi.
Una cosa anomala è che consegue studi commerciali in quanto il padre aveva una fabbrica di vetri. Viene anche mandato in Germania con i suoi fratelli per affari. La sua cultura classica se la costruisce da autodidatta.
Questa sua vicinanza alla Germania lo porta a studiare autori come Schopenhauer o Nietzsche; quest'ultimo non ha la stessa interpretazione datagli da D'Annunzio in quanto lo legge in lingua originale e non con le deformazioni della traduzione che lui polemizzerà. Non entra in contatto solo con questi autori, ma anche con Joyce ad esempio. James Joyce diventa molto amico di Svevo. Un'altra influenza nella sua formazione è quella di Freud (Viennese) che conosce in prima persona perché il fratello di sua moglie, il cognato, prova la psicoanalisi, mentre le sue idee in Italia arriveranno più tardi.
I suoi primi due romanzi, “Una vita” e “Senilità”, a distanza di sei anni, sono due fiaschi totali che lo portano per circa 20 anni a non scrivere più. Quindi si dà alla carriera, dopo che l'azienda di suo padre fallisce entra a lavorare in banca.
Al funerale del padre conosce una sua lontana cugina, Livia Veneziani, di famiglia abbastanza ricca che produce innovative vernici subacquee. Si innamorano e si sposano, lui entra nella ditta del suocero e diventerà una sorta di manager e inizierà a viaggiare per il mondo. Si iscriverà a una scuola di inglese e qui conoscerà Joyce, con cui diventerà amico, tanto da scambiarsi i romanzi prima di pubblicarli. È lui ad esortare Svevo alla pubblicazione di un romanzo in quanto innovativo.
I primi due hanno un’impostazione naturalista, ottocentesca (narrazione in terza persona, ordine cronologico, introspezione) dopo vent'anni la società è cambiata; ci sono correnti che mettono in crisi completamente il positivismo, la novità: narrazione in prima persona che è inattendibile però, sono solo io a dirlo, il tempo non è lineare ma un far riemergere ricordi, quindi il tempo passa dal presente al passato. Oltre a esortarlo Joyce in Francia pubblica recensioni facendo scoppiare così in Francia il caso svevo che scoppierà in Italia molto dopo grazie a Montale che farà una recensione positiva. La lingua è uno dei motivi per i quali non avrà successo, la critica italiana lo snobberà perché sgrammaticata; Svevo viene accusato di non scrivere in italiano. In realtà una parte della critica ritiene che l’autore, in particolare ne “La coscienza di Zeno” voleva portare in alto i valori della borghesia, che viene messa al centro dei suoi romanzi in quanto ambiente al quale è abituato. Sia media che alta borghesia, in particolare quella triestina, e scriveva come loro parlavano ma questo viene interpretato con un non sapere la lingua.
Il primo romanzo, “Una vita” parla di un fallito; l'inetto è qualcuno che non ha volontà di vivere e lascia scorrere la vita, ma ha idee grandiose.
Un uomo, Alfonso Nitti, che si impiega in banca e conosce il suo antagonista, ovvero l'uno che lui vorrebbe essere in questo caro è Macario. Gli si presenta un’occasione quando viene invitato a cena del proprietario della banca e lì conosce la figlia Annetta con la quale inizierà una storia seria dalla quale scappa tornando al paese dicendo che la madre sta morendo e ironia della sorte ciò si rivela vero quindi torna con l'intenzione di cambiare vita per renderla meno piatta. Quando torna Annetta ha ormai una relazione con Macario; Alfonso inizia ad essere paranoico, combina una serie di guai in banca, e inizia ad avere un atteggiamento persecutivo verso annetta alla quale alla fine dà un appuntamento, al quale si presenta, invece, il fratello che lo sfida a duello. Alfonso per paura si suicida.
“Senilità” è forse il più autobiografico, in questo momento lui ha 35 anni ed è sposato con una donna di 13 anni più giovane e quindi sente il peso della vecchiaia rinfacciatagli da questa differenza d'età. Emilio Brentani, il protagonista, è una persona nata vecchia, è molto prudente ed è accudito dalla sorella zitella Amalia. Emilio pubblica un romanzo e per un momento ha una certa fama ma poi smette di scrivere, gli inetti vogliono riscattare la loro vita con la cultura. Si innamora di una popolana, Angiolina, che nella sua fantasia porta a diventare una donna angelica, anche se non lo è affatto. Il suo antagonista è uno scrittore, Stefano Balli. In Angiolina vede la giovinezza che lo scuote dalla sua senilità. Quando scopre che lei lo tradisce scoppia una bufera, anche perché lo tradiva anche con Stefano per il quale la sorella aveva un’infatuazione; Emilio allontana Stefano, la sorella si dà all'Etere, muore e lascia Angiolina. Il protagonista quindi torna alla sua piatta vita da vecchio, anche se lui vecchio non è.
“La coscienza di Zeno” di Zeno ha capitoli tematici e non segue un ordine cronologico, anche all'interno dei capitoli, in quanto la coscienza non lo fa.
Zeno Cosini è l'unico che esce vincitore, il suo rivale si suicida, lui rimane solo, diventa ricco e cura la sua malattia; è l'unico che raggiunge un obbiettivo anche se inconsapevolmente. Vi è una sorta di comicità, un umorismo di fondo tipo Dickens e Stern, autori sui quali si forma.
Altro maestro di Italo Svevo è Darwin.
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