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Italo Svevo (Ettore Schmitz)

Nacque a Trieste il 19 dicembre 1861 da una agiata famiglia di origine ebraica. Lo pseudonimo Italo Svevo fu scelto con l’intento di affratellare la razza italiana a quella germanica.
Dopo una felice infanzia compì i suoi primi studi presso la scuola israelitica di Trieste, dove si insegnava sia l’italiano che il tedesco, poi il padre lo mandò con i due fratelli in Baviera dove rimase per cinque anni e dove, oltre alle materie commerciali, studiò i grandi autori della letteratura tedesca e italiana e la narrativa di Emile Zola (naturalismo) .A diciassette anni frequentò, per volere del padre, l’Istituto superiore per il commercio, dove egli stesso svolgerà ,da adulto, funzioni di docente. Lavorò in banca fino al 1899, poi fu alle dipendenze del suocero che aveva un’importante ditta di vernici (il suocero aveva inventato le vernici sottomarine).Intanto, nel 1890 aveva già pubblicato i racconti lunghi “Una lotta”, “L’assassino di via Belpoggio” e il romanzo “ Una vita” a proprie spese (1892) titolo originale :” Un inetto”.

Il romanzo “Una vita“ non ebbe molto successo .Intanto nel 1896 aveva sposato Lina Veneziani dalla quale ebbe una figlia, Letizia. Anche il secondo romanzo “Senilità”, apparso a puntate sulla rivista “L’indipendente” nel 1898 si rivelò un insuccesso e ciò lo indusse ad abbandonare del tutto la letteratura per lo studio del violino e per lunghi soggiorni a Londra. Nel 1906 conobbe lo scrittore irlandese James Joyce che insegnava inglese in una scuola di Trieste e riprese, nei ritagli di tempo, l’attività di scrittore. Tra il 1910 e il 1911, in seguito alla cura presso Sigmund Freud di un disturbo mentale del cognato , si avvicinò alla psicoanalisi. Nel 1923 pubblicò “La coscienza di Zeno “ e fu il terzo insuccesso. Tramite Joyce il romanzo venne diffuso in Francia mentre in Italia fu il giovane Eugenio Montale il precoce scopritore di Italo Svevo. A 66 anni Svevo conobbe la notorietà. Mentre stava scrivendo il suo quarto romanzo morì per le conseguenze di un incidente automobilistico.
Ironico, triste, smemorato e bonario , come lo definì la figlia Letizia, Italo Svevo è stato il massimo interprete, insieme con Luigi Pirandello, della coscienza della crisi dell’uomo contemporaneo, l’inventore del romanzo d’avanguardia, il più europeo degli scrittori italiani.

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