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L'ideologia e la poetica

Ne Il Profilo autobiografico, lo scrittore ripercorre con ironia le fasi della propria vita e dell'attività letteraria. Alla sua formazione concorsero, da un lato, il pensiero positivista di Darwin e di Marx, dall'altro il pensiero irrazionalista di Nietzsche e di Schopenhauer e le teorie psicoanalitiche di Freud.
La cultura positivista ha come protagonista il borghese efficiente, visto da Svevo come un personaggio che non sa guardare alla parte più sotterranea e autentica di se stesso. A questo si contrappone la figura dell'inetto, fallito sul piano pratico perché incapace di operare delle scelte nel campo degli affetti e del lavoro.
La lezione positivistica e il darwinismo rispondono al bisogno di conoscenza oggettiva, anche se Svevo rifiuta l'ottimistica fiducia nella scienza. Il marxismo invece può essere utile all'analisi della società capitalistica, per spiegare la crisi esistenziale e sociale dell'uomo contemporaneo. Ma, a causa del suo pessimismo radicale, Svevo non può condividere la fiducia di Marx nell'azione organizzata delle masse. Egli approda, pertanto a un socialismo umanitario premarxista, estraneo al populismo e orientato verso forme di liberalismo.

Poetica
La poetica di Svevo si ispira ai realisti e ai naturalisti, alla letteratura inglese e Joyce.
Egli trasferisce in quasi tutte le opere esperienze e sentimenti vissuti in prima persona; il lavoro come impiegato di banca (Una vita), l'inserimento nell'ambiente piccolo-borghese triestino (Senilità) e poi quello alto-borghese (La coscienza di Zeno).
Svevo però non ritiene che la tecnica oggettiva e impersonale verista sia capace di tradurre le contraddizioni del reale, così come non condivide l'estetismo dannunziano. La letteratura per lui è strumento di analisi, ricerca interiore, pratica privata con funzione terapeutica.
Il tema comune in questa letteratura del Novecento, che unifica i tre romanzi sveviani (Una vita, Senilità, La coscienza di Zeno) è l'inettitudine: la capacità di vivere realmente la vita. L'inetto avverte l'impulso al piacere ed è spinto ad agire da pulsioni inconsce, ma poi si trova bloccato dall'intervento della ragione e della volontà: più che vivere la vita, la contempla.
Il narratore esterno alla vicenda entra nei labirinti della psiche dei protagonisti e assume nei loro confronti il ruolo di chi ne conosce gli autoinganni: a volte li svela, altre li sottace con un atteggiamento ironico. La coscienza di Zeno, invece si presenta come una confessione in prima persona.

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