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Italo Svevo: La cultura eterogenea


La produzione letteraria di Svevo risente dell’influenza di diversi autori i cui filoni di pensiero sembrano essere inconciliabili. Egli trae Nelle sue opere confluiscono infatti diverse forme di pensiero: Darwin; Schopenhauer; Nietzsche; Marx e, soprattutto, Freud. La commistione di queste forme di pensiero è possibile in quanto l’autore non coglie totalmente le ideologie di questi autori, ma ne trae parzialmente spunto per condurre un’analisi approfondita sulla realtà umana.
Da Darwin l’autore trae la concezione della vita come lotta per l’affermazione di Sè e la consequenziale suddivisione degli uomini in vincitori (lottatori) e vinti (contemplatori). Egli dedica inoltre due saggi alla teoria sull’evoluzione delle specie. Svevo non condivide con Darwin né la concezione della scienza come base oggettiva del sapere né la fiducia nell’inarrestabile progresso dell’uomo, ma utilizza gli aspetti salienti del pensiero dello scienziato per approfondire il rapporto dell’individuo con l’ambiente che lo circonda.
L’interesse di Svevo per il Marxismo e documentato in un racconto giovanile intitolato “La tribù”. Egli non accetta il Marxismo come soluzione sociale in alternativa al capitalismo, pilastro della società fino agli ultimi decenni del XIX secolo, ma lo utilizza per condurre un’analisi critica dei meccanismi sociali ed economici che regolano la civiltà occidentale.
Svevo non accoglie le soluzioni filosofiche di Schopenhauer, che aveva analizzato il carattere intrinseco ed effimero degli istinti umani, ma dal filosofo egli impara a cogliere gli autoinganni (mistificazioni) che permeano l’esistenza, ricorrentemente presenti ne “La coscienza di Zeno”. Allo stesso modo egli non è interessato a Nietzsche in quanto teorico del superuomo, ma lo studia in quanto critico spietato dei valori borghesi, labili ed effimeri.
Le opere di Svevo risentono soprattutto dell’influenza della psicoanalisi di Freud, scienza che studia l’inconscio, unico elemento in grado di svelare i meccanismi oscuri e tortuosi di cui si serve l’animo umano. A differenza di Freud, però, Svevo nega qualsiasi funzione terapeutica alla psicoanalisi, considerandola invece uno strumento puramente conoscitivo.
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