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Svevo

1. Caratteristiche dell’ambiente culturale triestino di fine secolo
La città di Trieste all’epoca faceva ancora parte dell’impero austro-ungarico, e rappresentava uno dei principali porti commerciali. Era una città fortemente borghese, aperta a culture ed etnie diverse. Su Svevo, seppur etnicamente italiano, influì in particolar modo la cultura tedesca e mitteleuropea.

2. Composizione e caratteri della famiglia di Svevo
Svevo nasce nel 1861 a Trieste da una famiglia borghese, figlio di un commerciante ebreo e cittadino austriaco, e di madre italiana. L’autore segue la volontà del padre, e va in Germania per imparare la lingua. Inoltre consapevole della duplicità delle sue radici culturali, sceglie lo pseudonimo Italo Svevo per richiamare le sue origini italiane e germaniche.

3. Concezione del mondo di Italo Svevo
Svevo sviluppa nuove riflessioni sul rapporto tra essere umano e realtà, e sul ruolo del caso. Secondo il suo punto di vista, la realtà è solamente una buffa commedia dove domina l’imprevedibile, e dove l’uomo non riesce ad affrontare le prove e le avversità proposte dal destino. La vera novità è la figura dell’inetto, il quale non conoscendo chiaramente i suoi obiettivi, non riesce a divincolarsi dai problemi e a reagire coscientemente.

4. Trama e anno di pubblicazione di “Una vita”
Il romanzo, pubblicato nel 1892, narra la vicenda di Alfonso Nitti, giovane trasferitosi da poco a Trieste e impiegato presso il banchiere Maller. Un giorno Maller lo invita a casa sua e Alfonso conosce Macario, un giovane brillante e sicuro di sè, e Annetta, la figlia del titolare. Con questa ha una relazione, che però interrompe in maniera apparentemente immotivata, in realtà per tornare al paese, al capezzale della madre moribonda.
Al ritorno in città scopre che Annetta si è fidanzata con Macario e gli viene affidato un compito di minore importanza. Nonostante i molteplici tentativi di riottenere i favori della famiglia Malle, Alfonso verrà allontanato. Il protagonista vuole un chiarimento con Annetta, però all’appuntamento si presenta il fratello di lei, che sfida Alfonso a duello. Questo colto da una nuova insicurezza, decide di non affrontare il duello, suicidandosi.

5. Il problema della lingua letteraria del romanzo per Svevo
Il problema linguistico di Svevo nacque dalla mancanza di un riferimento per la prosa narrativa e dal fatto di non essere un madrelingua italiano. I possibili modelli di riferimento erano il modello manzoniano, che però imponeva il toscano, il modello dannunziano, che tuttavia limitava il possibile pubblico d’indirizzo a causa del linguaggio troppo aulico, e infine quello di Verga che molti sicilianismi.

6. Trama e anno di pubblicazione di “Senilità”
Il romanzo, pubblicato nel 1896, narra di un impiegato, Emilio Brentani, con aspirazioni letterarie, che conduce una vita monotona e grigia, accudito dalla sorella Amalia, la quale nutre nei suoi confronti un amore materno. Emilio cerca un’avventura facile e breve, ma quando incontra Angiolina, finisce per innamorarsene. La donna, opportunista e infedele, comprende la natura di Emilio e lo manipola. Nel frattempo però il protagonista allontana da casa l’amico Stefano Balli, brillante sculture di cui s’innamora la sorella. Amalia poco dopo muore sola ed infelice. Emilio interrompe la relazione con Angiolina, che però continua ad amare. Questa scappa poi a Vienna con il giovane Balli, abbandonando del tutto Emilio nella sua grigia solitudine.

7. Perché si chiama “Senilità”?
La senilità è una condizione dell’animo che rende incapaci le persone ad affrontare la vita e la realtà, pur avendo aspirazioni e i desideri tipici della giovinezza. È soprattutto la mancanza l’energia vitale e la esasperante autoanalisi che impediscono il raggiungimento dei propri obiettivi. Il romanzo si chiama senilità perché il protagonista, così come nella “Coscienza di Zeno”, rappresenta il tipico inetto che nonostante le aspirazioni e i desideri, non è in grado di reagire alla avversità della vita e di lottare per realizzare i suoi sogni.

8. Trama e anno di pubblicazione di “La coscienza di Zeno”
Il romanzo, pubblicato nel 1923, narra di Zeno Cosini, un ricco triestino che incapace di liberarsi dal vizio del fumo, si rivolge ad un psicoanalista in cerca di una soluzione. Il dottor S., lo esorta, come terapia, a ripercorrere per iscritto il proprio passato. La ricostruzione della sua vita avviene però ad intermittenza, in maniera non organica e non del tutto sincera, senza mai arrivare all’origine del suo problema. I suoi ricordi trattano del vizio del fumo, il rapporto con il padre, il matrimonio, la moglie e l’amante, l’associazione commerciale e la psicoanalisi. Zeno ad un tratto interrompe la terapia e la scrittura dei suoi ricordi, stanco del dottore e della terapia. Infine, il dottor S. per vendetta pubblicherà il diario di Zeno.

9. Novità strutturali de “La coscienza di Zeno”
Il romanzo procede attraverso il monologo interiore di Zeno che ricostruisce gli episodi salienti della sua vita. Il romanzo non segue quindi un ordine cronologico come i romanzi ottocenteschi, bensì tematico. Talvolta il resoconto degli eventi risulta inattendibile perché il protagonista ripropone gli stessi episodi secondo i punti di vista espressi in momenti diversi del racconto. Inoltre, gli episodi narrati non possono essere ritenuti del tutto veritieri, a causa dei svariati tentativi di Zeno di apparire migliore agli del Dottor S., apportando modifiche alla realtà dei fatti.

10. Giudizio di Svevo (e di Zeno) sulla psicoanalisi
Svevo era scettico riguardo la psicoanalisi. Da un lato la reputava uno strumento di indagine interiore e psicologica, un mezzo utile all’esplorazione degli aspetti più intimi dell’essere umano, ma dall’altra non la riteneva una terapia medica efficace. Nonostante ciò fu in grado ugualmente di apprezzare le analisi e le considerazioni di Freud.

11. Importanza della conoscenza di Joyce per Svevo
Joyce, insegnava a Trieste presso la Berlitz School, e Svevo prese da lui lezioni di inglese. Dall’amico Sevo imparò il concetto di relativismo temporale, flusso di coscienza, annullamento del narratore e sovrapposizione di pensieri diversi di più persone. Oltre a ciò, grazie agli incoraggiamenti di Joyce Svevo l’autore portò a termine “La coscienza di Zeno”. Inoltre Joyce fece conoscere l'opera ai suoi amici francesi i quali ne rimasero affascinati e proposero a Svevo una pubblicazione in francese. Nel giro di pochi mesi il nome di Svevo raggiunse la notorietà nei circoli culturali francesi e europei.

12. Cos’è il “flusso di coscienza”?
Il flusso di coscienza è una tecnica narrativa consistente nella libera rappresentazione dei pensieri di una persona così come compaiono nella mente, prima di essere riorganizzati logicamente in frasi. Il flusso di coscienza viene realizzato tramite il monologo interiore nei romanzi psicologici, ovvero in quelle opere dove emerge in primo piano l'individuo, con i suoi conflitti interiori e, in generale, le sue emozioni e sentimenti, passioni e sensazioni.

13. Cosa si intende per “inetto”? In che senso l’inetto” è un “antieroe”?
L’inetto è un uomo propenso al fallimento, insoddisfatto della vita, esitante, incapace di cogliere i momenti importanti dell'esistenza. L’inetto è un antieroe vinto dal suo stato psicologico, che lo rende inadatto alla vita. Egli è caratterizzato dalla passività, mancanza di energie vitali, estraneità ed è in grado di raggirare se stesso e gli altri.
14. Aspetti novecenteschi della produzione narrativa sveviana
Nei romanzi di Svevo gli eventi si succedono nel racconto non più secondo la loro successione cronologica, bensì seguendo un ordine tematico. Le vicende inoltre sono più presentate dal punto di vista dell’io narrante, che altera i fatti e falsifica le loro motivazioni, lasciando al lettore il compito di distinguere la verità. Sul piano stilistico, Svevo utilizza il flusso di coscienza come tecnica narrativa, che prevede una scarsa cura formale del racconto e l’utilizzo di lessico stazionario. Infine, nei suoi racconti influisce quasi sempre la componente psicologica.

15. Chi segnalò l’importanza letteraria de “La coscienza di Zeno”?
Fu Montale a segnalare l’importanza letteraria della “Coscienza di Zeno”.

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