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Il romanzo dell’esistenza e la conoscenza della crisi


Nel primo vent’ennio del’900,( età Giolittiana), il romanzo non assunse modifiche ( il romanzo ha carattere realista) a differenza degli anni successivi, ciò non dipende dalla nascita di una nuova corrente letteraria, ma dal fatto che riscossero successi i romanzi di : Proust, Hann, Musil, Joyce e Kafka; invece come romanzieri italiani ricordiamo: Svevo, Pirandello, Gadda. Le innovazioni riguardarono la vita dei personaggi, i romanzieri danno importanza all’animo alla ricerca interiore, l’intreccio perde importanza e la trama è ridotta all’osso. Nell’ 800 vi era il narratore onnisciente con ricostruzioni a posteriori. Ma ora invece viene introdotta il Monologo Interiore, ché da voce, senza più interposizioni, alla sua stessa coscienza; da questo si giunge al Flusso Di Coscienza, presente in Ulisse. Spariscono anche le censure narrative a omettere i lati meno confessabile del personaggio. Il narratore riporta tutto ciò che passa nella mente del personaggio senza censure e filtro di coscienza. L’altra grande rivoluzione riguarda la Percezione Soggettiva Del Tempo. Questo non è più il tempo lineare e oggettivo, ma quello mutevole. Visione del tempo come tempo misto, tra passato e presente. Si tratta di un Tempo Che Si Dilata A Dismisura, rallentando quasi a fermarsi. Nel romanzo l’Ulisse, viene raccontata una sola giornata qualunque di circa 100 pagine; è un Tempo Misto in cui la memoria, attiva o involontaria, ha parte preponderante, perciò il tempo del romanzo è privo di eventi, di azioni e di colpi di scena. E’ La Conoscenza Ad Attribuire Importanza Alle Cose. Joyce parlava di Epifanie: ovvero, manifestazioni dei personaggi di aspetti secondari, abbiamo una visione soggettiva su aspetti secondari e la conoscenza attribuisce importanza ad oggetti oggettivamente insignificanti. Il romanzo del 900, affida ad uomo qualunque il compito di riflettere ed indagare sul reale. Il paradosso è costituito dal fatto che colui che è malato riesce a riflettere meglio nei suoi aspetti interiori, grazie alla sua condizione di malattia mentale. A volte le opere sono inconcluse poiché la vita non conclude, e sarebbe un arbitrio da parte del romanziere trovare una conclusione.

Italo Svevo (pseudonimo di Ettore)


Italo Svevo, sviluppò una profonda diversità data dal suo intellettuale isolamento. Ettore Schmitz, nacque a Trieste( porto dell’impero austro-ungarico) il 19 dicembre 1861. Trieste era un fiorente porto commerciale, con affari molto sviluppati. Svevo poté acquisire una mentalità di carattere affaristico, Trieste divenne meta ambita di molti austriaci ed ebrei come Svevo. IL nome letterario di Italo Svevo, esibisce una duplice nazionalità linguistica e culturale: quella Italiana e quella Tedesca. Il padre di Svevo, era un ebreo” Assimilato” cioè integrato, grazie all’editto di tolleranza promulgato nel 1782 dall’imperatore Giuseppe II su tutte le terre dell’impero asburgico. Ciò, peraltro, non risparmiò al figlio, l’umiliazione di sperimentare sulla propria pelle; il persistere del pregiudizio contro gli ebrei, nonostante possedesse tutte le qualità, gli fu negato un impiego unicamente perché ebreo. Svevo non era molto religioso, per unirsi in matrimonio con Livia Veneziani, non esitò a ricevere il battesimo. Nel 1874, Ettore insieme al fratello Adolfo, dovette lasciare la famiglia, per andare a imparare L’Arte Del Commercio in un collegio della Baviera. Qui, Svevo, oltre a intraprendere gli studi economici, ebbe anche l’opportunità di migliorare il tedesco. Ma questo percorso venne bruscamente interrotto nel 1880, in seguito al fallimento dell’azienda di famiglia. Per quasi vent’anni Svevo lavorò come Banchiere. A 30 anni circa nel 1892, Svevo si innamorò di sua cugina, Livia Veneziani, ma il suo matrimonio fu ostacolato dalla madre di lei, poiché i Veneziani erano ricchi industriali, invece la famiglia di Svevo aveva perso la loro azienda. A complicare le cose, c’era la differenza d’età, ben 13 anni e anche una diversa religione. Svevo pur di sposarla, accettò il battessimo e si sposarono nel 1896. I Veneziani, volevano che Italo lavorasse per l’azienda di famiglia, ma non accettò e continuò il suo lavoro da banchiere. Furono solo le difficoltà economiche, in cui venne a trovarsi a farlo tornare sulle decisioni prese, poiché la moglie era abituata ad un differente tenore di vita. Diede le dimissioni dalla banca e dell’insegnamento, ed entrò nell’industria dei suoceri. Studiò l’inglese per poter lavorare all’estero e in uno dei suoi viaggi a Londra conobbe James Joyce con cui nacque un sodalizio intellettuale. Svevo, alla letteratura si poteva destinare, a patto che restasse un semplice hobby, poiché gli intellettuali non erano ben visti, per cui per svevo al letteratura fu un Vizio Nascosto. Svevo, però era nato scrittore. Lettore Voracissimo di classici e da piccolo si incimentò abbozzando commedie delle quali restano solo i titoli.
Non avendo trovato un editore, fece stampare a proprie spese due romanzi: Una Vita (1892) e Senilità (1898), ma l’insuccesso di queste due opere, lo portò a giurare di non cedere mai più alla tentazione di scrivere,; ma la sua vena creativa non si prosciugò mai completamente. Dopo la fine della Grande guerra, nel 1923, Svevo pubblica : la Coscienza Di Zeno. Riuscì a trovare una casa editrice che pubblicasse il romanzo, ma anche questo fu ancora accolto in maniera glaciale. A sollevare Svevo dall’afflizione giunse l’interessamento Joyce, al quale si deve il lancio europeo dello scrittore. La presentazione avvenne su una rivista parigina, a opera di due critici francesi. Tra il 1927 e il 1930 La Coscienza Di Zeno fu tradotta in Francia, in Germania e in Inghilterra. Il clamore suscitato all’estero da Svevo riuscì a vincere la sordità dei critici italiani: inaugurato da Montale, che con un articolo, comparso sull’Esame, esplose anche da noi il “Caso Svevo”. Sull’onda del successo, abbozzò un quarto romanzo, il Vegliardo, lasciato interrotto dall’autore a causa della sua morte per un incidente stradale nel 1928

Le costanti letterarie


Un ambiente come quello Triestino in cui visse Svevo; dominato dal successo economico, aveva diffuso tra i concittadini dello scrittore una Visione Degli Uomini E Delle Cose Estremamente Concreto E Spregiudicata, che non ammetteva ingenuità. Tutto ciò tradotto da Svevo con una visione disincantata del reale. Il Conflitto Tra Attività Economica E Vocazione Letteraria che Svevo scontare sulla propria pelle, si riflette nell’opera. Svevo intorno a questo motivo cruciale, costruiva i propri romanzi e i rispettivi protagonisti. Il problema del personaggio sveviano era quello di adattarsi alle caratteristiche di un Ambiente Sociale Sentito Sempre Come Estraneo E Ostile. Il personaggio sveviano manifesta una sorta di Disagio Esistenziale nato da una bisogno di stima, di attenzione che l’ambiente in cui è immerso non gli offre. Svevo è stato soprattutto un grande Maestro Dell’interpretazione, uno scrittore che ha saputo guardare a fondo nella coscienza dei propri personaggi. La mente del personaggio sveviano appare uno strumento deviante; Al Servizio Delle Istanze Più Profonde Del Soggetto. Dal furore autoanalitico, nasce la figura dell’inetto. I protagonisti dei romanzi di Svevo, sono uomini incapaci di lottare, poiché a contrario di coloro che gli circondano, sono bloccati da un eccesso di riflessione.
Diversi critici hanno imputato Svevo di “scriver male”, la lingua italiana non gli era molto famigliare poiché a Trieste si parlava il dialetto, poi la cultura letteraria di Svevo era Autodidatta e ciò spiega la lingua piuttosto incolore di Svevo. L’impressione complessiva che riceve il lettore delle sue opere è quella di trovarsi di fronte a una Lingua Involontaria Artificiale. Eppure Svevo resta, per l’originalità della visione e l’acume dello sguardo introspettivo, uno dei maggiori scrittori europei del Novecento.

La Coscienza di Zeno


Il terzo romanzo di Svevo appare ben venticinque anni dopo Senilità, nel 1923,e per questo motivo differisce molto dai due romanzi precedenti: quelli furono anni cruciali non solo per lo scrittore, ma anche per la società europea, si pensi solo al fatto che si era verificato il cataclisma della guerra mondiale, che aveva realmente chiuso un’epoca, e, sul piano culturale, si era assistito all’imporsi di correnti filosofiche che superavano de finitamente il positivismo e all’affacciarsi della teoria della relatività. Svevo abbandona il modulo ottocentesco del romanzo narrato da una voce anonima ed esterna alla vicenda: La Coscienza di Zeno, è strutturata in sette capitoli e sono concepiti come memorie a tema , tutti eccetto la Prefazione più lungo del Preambolo di Zeno ,è scritti in prima persona dal protagonista Zeno Cosini. Il romanzo viene presentato nella Prefazione dal “Dottor. S.” , analista di Zeno Cosini, con un metodo di analisi rivelatosi fallimentare, soprattutto dopo l’abbandono del trattamento operato da Zeno. A parte questo capitolo iniziale tutto il resto della narrazione è compiuta da Zeno, il quale è quindi protagonista-narratore: tutto il racconto passa attraverso il suo sguardo, che però non è uno sguardo qualunque, egli è infatti è in cura alla psicanalista perché è nevrotico. Trattandosi di un paziente anziano, il Dottor S. per facilitare la riemersioni dei ricordi Zeno, gli suggerisce di scrivere la sua autobiografia; così Zeno riempie una serie di quaderni rievocando i suo trascorsi. Bisogna tuttavia anche stare attenti al ruolo dello psicanalista che lo ha in cura: nella Prefazione egli dimostra di non essere un dottore serio ammettendo di aver deciso di pubblicare il diario per vendetta verso il paziente, che aveva interrotto la cura. Risalendo fin dove la memoria volontaria lo soccorre , Zeno racconto per prima cosa il suo vizio del fumo (capitolo III), dopo di che passa a illustrare il suo rapporto con il padre, fino alla morte del padre (capitolo IV), seguendo,la storia del matrimonio con Agusta ( la meno attraente delle sorelle capitolo V),
la vicenda si un adulterio (capitolo VI), e infine il racconto dell’’associazione commerciale con il cognato (capitolo VII), il tutto esposto in modo da favorire, un’interpretazione, in chiave psicanalitica.
La trama
1. Prefazione: in poche righe il dottor. S., l’analista che ha preso in cura Zeno Cosini, spiega che ha deciso di pubblicare le memorie del paziente per vendetta, fato che quest’ultimo ha abbandonato la cura.
2. Preambolo: è una sorta di introduzione in cui Zeno dichiara di aver deciso di scrivere dei quaderni autobiografici in vista della terapia.
3. Il fumo: illustra i numerosi tentativi da parte di Zeno di smettere di fumare. Fumatore accanito fin dall’adolescenza, Zeno ha tentato diverse volte di smettere di fumare “l’ultima sigaretta”, fatto quest’ultimo che gli ha dato un ulteriore piacere e appagamento.
4. La morte di mio padre:descrive il rapporto conflittuale con il padre, con particolare attenzione agli ultimi giorni di vita del genitore.
5. La storia del matrimonio: racconta la vicenda curiosa del matrimonio di Zeno. Dopo aver iniziato a frequentare le tre sorelle Malfenti, il protagonista si dichiara ad Ada, primogenita, verso la quale nutre un sentimento sincero. Ella però lo rifiuta, per cui Zeno fa una nuova proposta ad Alberata che declina a sua volta. Egli finisce per sposare Augusta, la sorella che gli piace di meno. In realtà la donna si rivelerà una moglie adorabile, capace di garantirgli una vita coniugale serena.
6. La moglie e l’amante: convinto che il rapporto con la moglie possa essere rivitalizzato da una relazione adulterina, Zeno diviene l’amante di Carla, che gli rimane fedele per tutta la durate della relazione. Il rapporto matrimoniale e quello extraconiugale procedono di pari passo senza alcuna difficoltà, integrandosi alla perfezione.
7. Storia di un’associazione commerciale: racconta dell’impresa commerciale stratta da Zeno con il cognato Guido, marito Ada, nei confronti del quale il protagonista nutre antipatia e un desiderio di rivalsa.
8. Psico-analisi: scritto dopo aver sospeso la terapia, in esso Zeno condanna senza appelli la psicanalisi che non gli ha arrecato alcun beneficio. Al termine del romanzo il protagonista si dichiara completamento sano.
Questo modo di procedere per temi conferisce al racconto autobiografico un andamento non lineare; la disposizione dei temi segue infatti un ordine cronologico, ma capita che tra i vari capitoli si creino delle parziali sovrapposizioni. Da questo punto di vista La conoscenza di Zeno è un romanzo molto diverso. Si verificano fughe in avanti e richiami all’indietro, il risultato è un ambiente tra presente e passato, ovvero un tempo fluttuante.
La Coscienza di Zeno è stato definito il “romanzo di una psicanalisi”. Questa , costituisce l’innesco narrativo e il quadro scientifico di riferimento della Conoscenza. Si direbbe che Svevo abbai concepito questo romanzo in primo luogo per fare i conti con le teorie freudiane. Nel caso di Svevo, quello con la psicanalisi era in qualche modo un incontro annunciato. Il centro della diffusione della psicanalisi era Vienna, dove Freud esercitava, le sue dottrine arrivarono grazie ai suoi mediatori a Trieste. Non per nulla, sarebbe stato un ebreo triestino, a fondare la Società Italiana della psicanalisi nel 1910, spintovi dal cognato che qualche tempo orsono si fece curare , il quale affetto da paranoia. La Conoscenza di Zeno nasce, quindi da un clima di discussioni e tempestive letterature; in maniera abbastanza sorprendente, poiché il romanzo sveviano si risolve in una completa liquidazione della psicanalisi. Ma Svevo bocciò anche le dottrine di Freud , poiché il suo metodo aveva addirittura avuto effetti negati sul cognato. Nel romanzo, Svevo fa riferimento, in maniera abbastanza ironica, alla psicoanalisi. Il Dottor. S:, viene messo in cattiva luce dalle battute iniziali, infine la psicoanalisi, viene bollata come CIARLATANERIA.
Quindi, La Coscienza di Zeno abbandona i riferimenti psicanalitici, ma non lo fa mai in maniera ingenua,bensì accompagnandoli con un’ironia. L'ironica figura dello psicanalista non è certo casuale: Svevo conosceva bene la psicoanalisi e Freud. L'autore infatti vedeva nella nevrosi un segno positivo di non rassegnazione e di non adattamento ai meccanismi alienanti della civiltà che impone un regime di vita, sacrificando la ricerca del piacere.
Solo nel’ultimo capitolo della Coscienza Svevo gioca a carte scoperte. Quando si era accostato alla psicoanalisi era ancora convinto di essere malato e sperava di poter guarire. Perciò nella memorie scritte, aveva dipinto tutta la sua vita in chiave di malattia, mostrandosi affetto dal Complesso di Edipo al quale Freud attribuiva l’origine della nevrosi. Dal 3 al 7 capitolo vengono spacciate per situazioni di malattia , le qualità che Zeno aveva , i questo modo, il lettore viene depistato sul canto di Zeno.
il successo di Zeno si basa su 3 valori fondamentali, come nell’oroscopo: l’amore, il lavoro e la salute.
• L’amore : in materia d’amore, è vero che Zeno non ha potuto sposare la donna che desiderava, ma in compenso ha trovato una moglie adorabile che lo venera e gli si vota completamente. D’altro canto, Zeno intrattiene una relazione extraconiugale con Carla, l’amante che gli resta fedele per tutta la durata della relazione. Il fato è a suo favore, poiché tra le sue due relazioni non interviene il minimo incidente o dissapore che poteva indurre Agusta a sospettare di tradimento.
• Il lavoro: in ambito finanziario, finché l’amministrazione designato dal padre veglia di diritto sui suoi beni, Zeno non ha molte occasioni per dimostrare le proprie attitudini di uomini d’affari. Ma lo scoppio del conflitto con l’Austria lo libera da questa soggezione e riesce a portare avanti il flusso commerciale realizzando ingenti guadagni. In questa occasione Zeno da prova di una superiore intelligenza delle leggi economiche, mostrando di avere la stoffa di un capitalista, che riesce a guardare avanti senza farsi influenza.
• La salute: La Coscienza di Zeno, somigli a un’enciclopedia medica, benchè Zeno non perda occasione per ritrarsi nei panni dell’uomo bisognoso di cure, il suo male resta fino all’ultimo senza nome, semplicemente perché non esiste. Zeno possiede una salute da fare invidia. Non ha torto, Augusta lo considera “un malato immaginario”. Il censimento delle malattie che interessavano gli altri personaggi della Coscienza sembrava un botteghino di guerra. Su queste sciagure che si susseguono a oltranza si staglia ancor più clamorosa la fortuna di Zeno, che, scampato a patologie più importanti, se la cava nel romanzo con qualche acciacco senile e qualche altro disturbo facilmente sopportabile. Tra le vittime innumerevoli del cieco caso, egli è tra i poche risparmiati.

Questi 3 principi servono per preparare il lettore al trionfo finale che si impone su tutti .
Il cognato, predestinato al più roseo avvenire, è morto nella maniera più meschina, suicida involontario, fu ucciso dal veleno ingerito per far pietà alla moglie e indurla a salvarlo dalla bancarotta. Anche il suo matrimonio con Ada si rivela un fallimento, quindi le virtù nascoste di Zeno vengo perciò esaltare.
Zeno e il padre
La discussione sul tema capitale dell’aldilà, suggella con evidenza la supremazia di Zeno sul padre. Ciò che impedisce a Cosini di parlare e a trasmettere al figlio un qualunque testamento di saggezza era il suo blocco emotivo.

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