Opere minori

L’Arte della guerra

L’Arte della guerra rientra nel genere della trattatistica ed è un trattato militare che al suo tempo fu molto apprezzato e pubblicato nel 1521.
In quest’opera, Machiavelli affronta il problema delle milizie e si mostra contrario alle milizie mercenarie, poiché il rapporto che si instaura tra il comandante e i soldati è fondamentale, ma in particolare affronta problemi tecnici: lo schieramento dell’esercito, l'uso delle armi e tutte le cose proprie dell’arte militare.
Machiavelli si rifà al modello dell’esercito romano dell’età repubblicana, ma in maniera più disincantata si rende conto che quel tipo di governo e esercito non è più attuabile nei tempi moderni, pur rimanendo l'ideale per eccellenza.

Le Istorie fiorentine

Nel 1519 Machiavelli ritornò dal suo esilio e i Medici, non avendo più sospetti nei suoi confronti, gli assegnarono la sovraintendenza dello studio fiorentino e Giulio de’ Medici gli commissionò la stesura di un' opera storiografica che ricostruisse la storia di Firenze. Machiavelli scrisse le Istorie Fiorentine in poco tempo e le consegnò a Giulio de’ Medici, che nel frattempo era già diventato Papa con il nome di Clemente VII. Giulio de’ Medici apprezzò talmente questo lavoro che lo ricompensò con 120 ducati d’oro per ringraziarlo personalmente.
L’ opera può essere divisa in tre parti ed è composta da 8 libri:
I - La prima parte è la ricostruzione della storia d’Italia a partire dalla caduta dell’impero romano fino ad arrivare al 1434.
II - Nella seconda parte si trova la ricostruzione della storia di Firenze fin dall’antichità, delle divisioni interne, delle lotte tra Guelfi e Ghibellini e il loro avvicendarsi al potere comunale, fino all'affermarsi della Signoria di Cosimo de' Medici.
III - Nella terza parte continua la storia di Firenze e termina con la morte di Lorenzo il Magnifico nel 1492. A questo punto Machiavelli decise di fermarsi con la trattazione poichè, fino a Lorenzo, i Medici erano stati buoni governatori, ma dalla sua morte la situazione politica era diventata critica e instabile. Essendo colui che gli aveva commissionato l'opera proprio un Medici, il Machiavelli preferì non addentrarsi in un terreno pericoloso.

Le Istorie fiorentine non sono un’ opera di cortigianeria, sono scritte in volgare ed è usato il metodo dialogico, il che permetteva di dare la parola a voci del tutto contrarie alla signoria dei Medici, acuto stratagemma per mostrare giudizi diversi. Non è però un' opera storiografica attendibile, poiché per Machiavelli la storiografia si confondeva con l'oratoria, perciò ciò sta al cuore a Machiavelli non è tanto la ricostruzione scientifica dei fatti, ma la composizione di un' opera letteraria che mostri innanzitutto uno stile elevato e piacevole, senza grande attenzione però per le fonti. Questo modo di intendere la storiografia è lontano da quello dei giorni nostri, in cui viene considerata una vera e propria scienza. Machiavelli fu sicuramente il fondatore della scienza politica moderna, ma ciò no valse per il genere storiografico.
Machiavelli riteneva che la storia fosse “magistrae vitae “: conoscendo determinati errori del passato si possono evitare nel presente. Anche in quest'opera Machiavelli polemizza contro i principi del suo tempo, che considerava incapaci e colpevoli della crisi, del degrado, della frammentazione dell’ Italia per la loro ignavia, mentre la storia era il risultato dell’ azione dei grandi uomini sia nel bene che nel male.

Le opere minori

Machiavelli scrisse molte poesie e voleva essere chiamato poeta: addirittura in un certo senso voleva gareggiare con Dante e si offese moltissimo quando Ariosto nell’Orlando Furioso, in una carrellata dei poeti del suo tempo, non lo contemplò.
I componimenti lirici di Machiavelli si rifacevano ai generi della tradizione popolare fiorentina, come le rime burlesche e i canti carnascialeschi e i capitoli ovvero dei versi satirici in terzine di tipo moraleggiante che prendevano in giro i vari difetti degli uomini. Machiavelli scrisse 4 capitoli sui vizi dell’uomo: Ingratitudine, Ambizione, Occasione e Fortuna.

Scrisse in seguito un poemetto in terzine intitolato “L’asino” che riprende l’episodio della maga Circe di Omero, che trasformava gli uomini in maialini, e un altro romanzo di Apuleio, che scrisse il romanzo intitolato “L’asino d’oro” che parlava della storia del protagonista Lucio che viene trasformato in un asino e deve compiere un percorso per poter riacquistare le sembianze umane. Sulla scorta di questo romanzo della letteratura latina Machiavelli scrisse questo poemetto in terzine, che parla in prima persona del suo percorso di formazione che si interrompe proprio quando sta per essere trasformato.
Delle novelle che Machiavelli scrisse, la più significativa è intitolata “Belfagòr l’arcidiavolo”: questa è un opera misogina, cioè contro le donne. Parla infatti della perfidia delle donne che maltrattano i mariti e li rendono infelici, per cui Belfagòr l' arcidiavolo viene mandato sulla terra per verificare se effettivamente il supplizio che le donne impongono ai loro mariti sia uguale alla vita che si trascorre nell’inferno. Per verificarlo, l' arcidiavolo si sposa e viene effettivamente mandato in rovina dalla moglie, che spreca tutto il suo patrimonio e lo fa diventare povero.

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