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Machiavelli


Machiavelli nasce nel 1469 e muore nel 1527. Nasce a Firenze da una famiglia borghese e ebbe un'istruzione umanistica senza però studiare il greco.
Possiamo dividere la sua vita in due parti: la prima dalla nascita fino a circa il 1511: data molto significativa nella vita di Machiavelli. La seconda parte dal 1512 fino alla morte.
Nella prima metà della sua vita si dedicò soprattutto alla vita politica e pubblica ricevendo molti incarichi. é attivo per la prima volta nel 1498 cercando di ottenere l’incarico di segretario della seconda cancelleria del comune che otterrà un anno dopo e nello stesso anno divenne anche segretario dei 10 di libertà e pace. Fu segretario per 14 anni e ebbe grandi responsabilità militari, di politica estera e interna e ciò gli portò una grande esperienza grazie alla quale fece numerosi riflessioni e analisi poi nelle sue opere. Nel 1500 andò in Francia da Luigi XII dove vide la forte monarchia francese. Nel 1502 invece andò da Cesare Borgia che, con l’aiuto del padre conquistò il ducato di Urbino. Cesare Borgia fu un grande e importante personaggio per Nicolò tanto che nel “principe” lo presentò come esempio di virtù. Un anno dopo ritornò da Cesare Borgia il quale in Senigallia sterminò tutti partecipanti ad una congiura contro di lui di cui Machiavelli fece una relazione. Durante la sua vita politica, Machiavelli tenne viva la sua attività letteraria: scrisse il “decennale primo” riguardo delle vicende italiane; scrisse “il ritratto delle cose della Magna” ovvero una cronaca della sua missione verso il Tirolo con Francesco vettori e una milizia reclutata da lui (vedi poi ideologia di Machiavelli riguardo l’esercito) ed era rimasto colpito dagli usi e dalla compattezza della Svizzera e della Germania; scrisse "il ritratto delle cose di Francia”.
Seconda parte della usa vita: Il 1511, data importante per Machiavelli, segna l'allontanamento dalla politica di Nicolò dopo la sconfitta delle truppe fiorentine a Prato: ciò porta al fatto che la Repubblica di Firenze cade, i Medici salgono al potere e lui non ha più nessun incarico. Dopo il licenziamento e dopo che nel 1513 fu imprigionato per 15 giorni poiché si pensava che avesse organizzato una congiura medicea, si ritira in esilio nell’Albergaccio dove scrive il “principe”, la “mandragola” e i “discorsi sulla prima deca di tito livio”. Cerca comunque di avvicinarsi alla politica: nel 1516 dedicò il “principe” a Lorenzo dei medici; aderì ad un gruppo di aristocratici al quale dedicò la sua opera i “discorsi”. Nel 1519 salì al trono Giulio, più favorevole a Nicolò, che gli incaricò di scrivere le “istorie fiorentine"; nel 1521 conobbe Guicciardini e 6 anni dopo ritornò la Repubblica a Firenze ma lui poi morì.
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