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La vita

Niccolò Machiavelli nasce a Firenze nel 1469 da una famiglia borghese.
La prima notizia sicura riguardo le sue attività, è lo schieramento con gli oppositori di Savonarola (frate domenicano, fondatore della res publicaa Firenze, condannato poi al rogo da papa Alessandro VI).
Al Fiorentino venivano conferite numerose missioni diplomatiche presso Stati italiani e stranieri (Germania e Francia); grazie a esse egli poté entrare in contatto e conoscere le realtà del tempo laddove veniva mandato e, in seguito, trarre spunti, idee, analisi e riflessioni per le sue opere.

le missioni diplomatiche

Tra il luglio e il dicembre del 1500 compì una missione presso il re Luigi XII, in Francia. Qui Machiavelli cominciò a conoscere la forte monarchia francese e la salda struttura di quello Stato assoluto moderno, per cui ebbe totale ammirazione.
Nel giugno del 1502 compì una missione presso Cesare Borgia, il duca Valentino, che, grazie all'appoggio del padre papa Alessandro VI, si era impossessato del ducato di Urbino: qui Machiavelli restò molto colpito dalla figura di politico audace e spregiudicato che caratterizzava Cesare.
Tra l'ottobre del 1502 e il gennaio del 1503 fu di nuovo presso Cesare Borgia in Romagna e poté seguire con i suoi occhi l'abile politica del Duca, il quale fece sterminare alcuni partecipanti a una congiura contro di lui: la freddezza e la decisione spietata del personaggio colpirono profondamente Machiavelli, che estese una relazione Vitellozzo Vitelli (Del modo tenuto dal duca Vaalentino per amazzarVitellozzo Vitelli, Oliverotto da fermo, il signor Pagolo e il duca di Gravina Orsini in Senigaglia); Machiavelli non è contrario all'uso della violenza da parte del principe, entro certi limiti. Inoltre egli è pienamente convinto che l'esercito di uno Stato debba essere composto dai cittadini stessi e non da mercenari, in tal modo da essere fedele.
tra il 1507 e il 1508, compì una lunga missione presso l'imperatore Massimiliano d'Asburgo. Durante questo viaggio rimane particolarmente colpito dalla compattezza delle comunità e le forti tradizioni sia civili che guerriere, che gli richiamavano quelle dell'antica Roma repubblicana. Le sue osservazioni furono affidate al Ritratto delle cose della Magna(1512).
Tra il luglio e il settembre del 1510 fu di nuovo in Francia da Luigi XII. Ne ricavò un Ritratto delle cose di Francia.

L'esclusione dalla vita politica

Dopo la condanna al rogo di Savonarola il 23 maggio 1498 in Piazza della Signoria, la situazione politica a Firenze cambiò: cadde la Repubblica fondata dal frate stesso e ritornarono i Medici. Nel febbraio del 1513 Machiavelli fu sospettato di aver partecipato a una congiura antimedicea e per questo fu allontanato dalla vita politica della città e mandato in una sorta di esilio forzato presso san Casciano.
Lì si dedicò alla stesura di alcuni scritti, tenendo però i contatti con la vita politica grazie alla corrispondenza di Francesco Vettori (a cui invierà numerose epistole), ambasciatore a Roma.
In questo periodo scrive il Principe(1513) e probabilmente anche i Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio(il Fiorentino era un appassionato di classici e si fece influenzare soprattutto da Tito Livio); con Machiavelli riaffiora il genere comico di impronta Plautina: la Mandragola(1518)
La lontananza dalla vita politica diventava sempre più insopportabile per Machiavelli, così cercò un riavvicinamento ai Medici, al fine di riottenere qualche incarico. Per questo il Principe fu dedicato a Lorenzo de' Medici. Tuttavia le speranze dello scrittore andarono deluse poiché i Medici continuarono a guardarlo con diffidenza.
Nel 1519, morto Lorenzo, sale al potere Giulio de' Medici, più favorevole a Machiavelli, che vide rinascere una speranza nella vita politica.
Nel 1527 i Medici vennero di nuovo scacciati da Firenze e si ristabilì la Repubblica: Machiavelli venne di nuovo visto con sospetto e ostilità. La delusione fu amara. Ammalatosi all'improvviso, morì il 21 giugno 1527.

Gli scritti e l'epistolario

-il Principe: è un trattato di politica estremamente moderno scritto in volgare fiorentino e in prosa; delinea i caratteri di un principe "per eccellenza". Parla dell'analisi effettuale delle cose (fatti storici e personaggi del suo tempo).
I personaggi maggiormente citati dall'autore sono Cesare Borgia e papa Alessandro VI.
-i Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio: sono dei discorsi raccolti in 3 libri dall'autore e scrive della costituzione interna dello stato romano, della sua organizzazione militare e dei suoi personaggi illustri che ne caratterizzavano la sua magnificenza.
- la Mandragola: è una commedia di carattere plautino scritta intorno al 1518
- l'epistolario: Machiavelli scrive lettere di carattere ciceroniano. Vi è una descrizione delle attività svolte durante il periodo dell'esilio forzato presso San Casciano.
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