Luigi Pirandello

Pirandello per primo porta il romanzo italiano ad essere conosciuto a livello europeo mentre Svevo portò il romanzo italiano all’altezza del resto d’Europa, infatti entrambi ebbero numerosi legami con altri paesi. Svevo era di Trieste e quindi sul confine e questo lo porta ad essere aperto ad una mentalità straniera e lo stesso vale per Pirandello che visse per un periodo a Bonn in Germania.
Pirandello: unico autore italiano del 1900 con fama mondiale; dal suo nome deriva aggettivo “pirandelliano”, cioè paradossale. Fu il primo a farsi portavo in Italia delle avanguardie europee: relativismo, ironia, umorismo, gusto per il paradosso, crisi delle ideologie, allegoria. Pirandello giunse a queste avanguardie partendo dalla crisi del decadentismo fino a diventare un esponente dell’espressionismo. Biografia: si possono individuare 5 periodi. Il periodo della formazione fin al 1892, anno nel quale decide di dedicare la propria vita alla letteratura. Dal 1892 al 1903 vi è il periodo della coscienza della crisi nel quale Pirandello inizia ad occuparsi di tematiche relativistiche. Il terzo periodo va dal 1904 al 1915 ed è chiamato della narrativa umoristica (il fu Mattia Pascal). Dal 1916 al 1925 vi è la fase del teatro umoristico ed è in questo periodo che egli acquisisce fama internazionale. Ultima fase è il surrealismo, tra il 1926 e il 1936.

Formazione: Pirandello nasce ad Agrigento nel 1867 ed influirono sulla sua formazione l’ambiente siciliano di provenienza, l’ambiente tedesco e quello romano, ognuno dei quali influì profondamente sull’autore stesso. L’infanzia viene trascorsa in Sicilia, in una famiglia patriotica e anti-borbonica. Il padre era un garibaldino e la madre stessa era patriotica. La famiglia era agiata ma segnata anche da fasi alterne di benessere e difficoltà economica. Pirandello si iscrive all’università di Palermo dove entra in contatto con ambienti anarchici e sovversivi. Egli non aveva un rapporto sereno col padre e questo lo influenzò nel non intraprendere l’attività paterna di amministrazione di miniere di zolfo. Si trasferisce quindi a Roma dove studia lettere ed entra in contatto con Capuana. Ormai a conclusione degli studi universitari, in contrasto con un docente che lo minacciò di espulsione, decise di trasferirsi a Bonn dove concluderà gli studi. Qui visse tra 1889 e 1891 per poi iniziare a scrivere Coscienza della crisi: tornato a Roma del 1892 inizia a dedicarsi alla scrittura e intraprendere carriera di docente universitario. Nel 1903 la famiglia subisce un dissesto finanziario ma Pirandello nel 94 aveva sposato una ricca donna la cui dote era stata quindi investita nelle miniere del padre. In seguito all’allagamento del 1903 la famiglia perde completamente il capitale investito e questo evento ha conseguenze doppiamente negative sull’autore. Nello stesso anno la moglie è colpita da paralisi che ne compromette l’equilibrio psichico, aspetto che influirà sull’attenzione dello scrittore all’aspetto nevrotico dei sui romanzi. Pirandello quindi si trova solo a provvedere alla famiglia e ai figli senza appoggi da genitori o dalla moglie. Intraprende lezioni private e inizia a lavorare come giornalista. In questo contesto nasce il romanzo Il fu Mattia Pascal pubblicato nel 1904. Narrativa umoristica: tra 1904 e 1910 Pirandello si dedica principalmente alla stesura di opere narrative ed elabora la poetica dell’umorismo già attuata nel sua primo romanzo. Vi è quindi la stesura di numerosi saggi (1904-1908) che confluiscono nel saggio L’Umorismo del 1908. Nello stesso periodo pubblica romanzo Vecchi e giovani e nel 1908 inizia stesura di Uno, nessuno, centomila che però verrà pubblicato nel 1925. Pubblica dal 1909 racconti sul Corriere della sera e poi raccolti nel volume Novelle per un anno. Continua a dedicarsi alla scrittura teatrale con la vera svolta però solo nel 1916.
Teatro umoristico e successo internazionale: nel 1916 iniziano ad essere pubblicate le sue opere teatrali come Pensaci Giacomino, Iolà, Così è se vi pare… Queste opere suscitarono interesse ma anche accuse per la particolarità delle tematiche. In questi anni nei quali Pirandello inizia a conoscere la fama letteraria la sua vita familiare si complica: i figli partono per la guerra e la moglie viene ricoverata in ospedale psichiatrico. Egli pubblica tutte le sue opere teatrali nel volume Maschere nude. Il suo grande successo teatrale vi è però nel 21 con Sei personaggi in ceca d’autore e nel 22 con Enrico quarto. La prima di queste 2 opere verrà rappresentata anche a Londra e a New York. Tra 1922 e 1923 riorganizza tutte le sue novelle nel volume Novelle per un anno. Nel 24 si iscrive al partito fascista perché cresciuto nell’ideale patriotico rappresentato in quel momento dal fascismo. L’entusiasmo iniziale andò poi smorzandosi. Ottenne comunque finanziamenti da Mussolini per la creazione di una compagnia teatrale a Roma, chiamata Teatro dell’arte. Prima attrice era Marta Abba, donna molto più giovane di Pirandello alla quale l’autore si legò sentimentalmente con un rapporto ambivalente di amore e di paternità. Surrealismo: dopo la pubblicazione di Uno nessuno centomila del 1925 al quale aveva dedicato 10 anni, Pirandello inizia ad assumere una prospettiva surrealista. Il movimento surrealista era nato a Parigi tra il 1919 e il 1920 con principali espositori Breton e Aragon. Surrealismo è definito nel suo manifesto come realtà superiore, cioè l’inconscio. L’arte quindi deve esprimere l’inconscio che rappresenta la totalità dell’individuo, il luogo dove reale ed immaginario si incontrano, si uniscono passato e presente. Lo scrittore surrealista deve quindi tradurre attraverso forme libere e illogiche quelli che sono gli automatismo dell’inconscio con l’utilizzo del flusso di coscienza e del monologo interiore. Pirandello quindi in questa fase della sua vita concentra la sua arte sull’inconscio definendolo come vita, contrapposto alle norme e consuetudini che sono la forma. Egli privilegia la vita rispetto alla forma. Scrive l’opera drammatica I giganti della montagna e un’ultima serie di novelle scritte a partire dal 1931. Pirandello ormai anziano e deluso dal fascismo nel 34 riceve Nobel per letteratura e muore a Roma nel 1936.
Pirandello ha sicuramente formazione dal verismo siciliano del 800 dai quali eredita atteggiamento critico nei confronti del progresso. Ha inoltre una visione materialistica dell’esistenza. La sua è una scrittura di cose e non di parole quindi prendendo distanze da produzione narrativa dannunziana, basata sulla forma e non sulla sostanza. Pirandello punta più sui fatti che sulla forma estetica. Trasferitosi in Germania entra in contatto con altre letterature e filosofie come Schopenhauer. Coltiva interesse per la psicanalisi ed è molto attratto dal relativismo. Diventa così uno dei principali artefici della rivoluzione letterarie di questi anni. Il relativismo nasce dalla forte crisi del rapporto tra arte e scienza.
Poetica dell'umorismo: elaborata tra il 1904 e il 1908. 1908 pubblica saggio L’Umorismo nel quale raccoglie gli studi effettuati precedentemente. Nel 1904 scrive invece le 2 premesse che introducono il romanzo Il fu Mattia Pascal. Questi 2 testi sono scritti di poetica. Nel saggio del1908 Pirandello definisce umorismo come caratteristica perenne dell’arte. Nelle premesse al romanzo invece egli invece aveva collegato l’umorismo alla nascita della modernità e in particolare alla rivoluzione copernicana, poiché l’uomo aveva perso la sua centralità diventando quasi in nulla nell’immensità dell’universo. Quindi data questa differenza capiamo che l’autore oscilla tra visione ontologica dell’umorismo (umorismo perenne nell’uomo) e una storica (umorismo deriva da perdita di certezze). Nel primo caso umorismo coincide con tendenza dell’arte di svelare le illusioni attraverso le quali l’uomo ha cercato di dare significato alla propria esistenza; nel secondo invece gli autoinganni sarebbero conseguenza del malessere scaturito dalla modernità. Da qui l’esclamazione “maledetto sia Copernico” nelle premesse al romanzo. L’umorismo di Pirandello è anche espressione del relativismo filosofico e quindi nasce dalla messa in discussione dei principi del relativismo. Pirandello quindi rifiuta il criterio della verità oggettiva pretesa dalla scienza quindi dal positivismo, mentre del romanticismo mette in dubbio il primato della verità soggettiva. Quindi Pirandello mette in discussione lo stesso concetto di verità. E da qui nasce il relativismo che trova espressione nell’umorismo: l’arte del tempo moderno, ossia l’arte in cui non esistono parametri di verità e quindi di riferimento, con conseguente crisi dei concetti di vero, falso, bene, male… L’arte umoristica si contrappone a quella epica e tragica poiché nella società moderna è caduto il mito dell’eroe e quindi l’unica arte possibile è quella umoristica. Umorismo al contrario dell’arte epica non propone valori ne figure eroiche, i personaggi sono problematici e incapaci all’azione diretta, quindi arte umoristica non vuole risolvere i problemi dell’uomo ma solo di mettere in evidenza le contraddizioni intime dell’uomo, come l’incapacità di vivere e le miserie della vita umana. L’arte umoristica fa ciò talvolta irridendo, talvolta compatendo, l’uomo per le miserie che lo tormentano. Arte epica compone, umoristica scompone.
Forma vs Vita: forma è personaggio, vita è persona. La forma è l’insieme delle convinzioni a cui l’uomo deve sottostare imposte dalla società, la vita invece è l’essenza che si nasconde sotto la forma. Vivere secondo forma determina il personaggio; la vita invece delinea la persona. L’uomo ha bisogno di autoinganni, cioè deve credere che la vita abbia un senso così da poterla organizzare nelle convenzioni della società. Gli autoinganni, sia sociali che individuali, sono la forma dell’esistenza. Forma risulta quindi essere l’insieme delle ideali posti dalla vita sociale o da noi stessi. Il vivere secondo la forma non fa altro che bloccare le pulsioni vitali, cioè poter vivere momento per momento al di fuori di ogni scopo o legge, seguendo gli impulsi: la forma paralizza la vita. La vita è la forza profonda che fermenta al di sotto della forma e nell’uomo moderno si manifesta sporadicamente nei momenti di malattia, quando l’uomo interrompe i meccanismi del quotidiano, di notte. Il personaggio risulta quindi essere la maschera, contrapposta alla persona. Un personaggio o maschera quindi recita una parte nella società, impostagli dalla stessa società, ogni ruolo è una diversa maschera. L’arte umoristica quindi non rappresenta persone ma maschere: tutti gli uomini sono di fatto maschere.
Maschera nuda: nel momento in cui un individuo diventa personaggio ha 2 possibilità: adeguarsi alla forma in cui è stato identificato rivelando la propria ipocrisia; oppure può vivere in maniera consapevole ed autoironica la scissione tra forma e vita. Nel primo caso l’individuo si identifica nella sua maschera. Nel secondo caso l’individuo diventa una maschera nuda in quanto è impotente di risolvere la scissione tra forma evita pur essendone consapevole. In questo secondo caso quindi subentra la riflessione che distanzia il soggetto da ciò che compie. L’uomo così più che vivere si guarda vivere, come se fosse all’esterno. Proprio il guardarsi vivere, cioè estraniarsi dalla realtà, è la caratteristica della maschera nuda. Chi si guarda vivere si pone fuori dalla vita compatendo sé stesso e gli altri. Il sapersi osservare dall’esterno e ironizzarci è il segno distintivo dell’umorismo che lo distingue dalla comicità. Nel comico non vi è momento di riflessione. Il comico avverte che una situazione è il contrario di come noi pensiamo dovrebbe essere. L’umorismo invece non è l’avvertimento, ma il sentimento del contrario, nasce quindi dalla riflessione e non sfocia nell’ilarità comica, ma nella pietà.
Novelle per un anno: Pirandello nel 1922 raccoglie le novelle scritte nel corso della sua vita in un unico volume. l'opera doveva essere composta da 24 volumi di 15 novelle l’uno, cioè 360 (una al giorno). Egli però realizzo solamente i primi 25 volumi per un totale di 225 racconti. Le novelle non hanno un ordine tematico e non vi è una cornice (esempio Decamerone). Ogni novella è di per sé assestante. Domina quindi il caos, esemplificativo del caos del mondo: ogni novella è un microcosmo che riflette il disordine del macrocosmo. Proprio per questo l’opera è un’allegoria della vita nella sua complessità. Anche se il titolo richiama alla continuità del tempo, in realtà è concepito da Pirandello come tempo caotico, il caos. L’unico principio ordinatore è la complessità dell’esistenza. Questa opera vuole rappresentare una commedia umana, fondata sul racconto di vicende che mettono in evidenza l’assurdità delle convenzioni della vita quotidiana. Alcune di queste novelle potrebbero far pensare la narrativa veristica del quotidiano, ma in Pirandello viene meno il principio della somiglianza in favore della poetica dell’umorismo. Manca quindi l’oggettività e il narratore impersonale è sostituito da uno onnisciente che assume punto di vista dei personaggi. Domina quindi il relativismo e la pluralità dei punti di vista con la mancanza di una vera conclusione univoca. Spesso non vi è ordine cronologico e l’intreccio risulta piuttosto complesso.
BRANI: Pag. 1808 PDF “Ciaula scopre la luna”
Pag. 804 PDF “il treno fischia”
Pag. 3268 PDF “Signora Frola e il signor Ponza suo genero”: simbolo del relativismo pirandelliano, il tema è quello dell’inconoscibilità del reale. L’ambiente è pettegolo e indubbiamente l’ambientazione di provincia rimanda un po’ a certe ambientazioni veriste e questo tipo di ambientazione riproduce una delle tante riproduzioni ottocentesche. Pirandello però punto ad altro, infatti cerca di far capire che le certezze possono essere messe in crisi, ci sono tante verità quanti protagonisti. Questo genera nei confronti degli abitanti di valdana un mancanza di verità, a sentirli non sembrerebbero pazzi ma ognuno propone una propria verità perciò risulta impossibile stabilire chi abbia ragione. La pietà che percepiamo è la pietà degli abitanti di valdana con questo o quel personaggio.
Pag. 3012 PDF “La carriola”
L’ESCLUSA: Vi è poi una produzione di romanzi siciliani tra verismo e umorismo. Il romanzo L’Esclusa scritto a fine 800 subisce ‘influenza del clima verista. L’esclusa scritta nel 1893 e pubblicata nel 1901 prima della pubblicazione del saggio sull’umorismo, è un romanzo che racconta una storia siciliana ma che presenta già i germi dell’umorismo. La storia di questo romanzo racconta di una donna chiamata Marta Ayala che è stata cacciata dal marito perché accusata di averlo tradito nonostante questo tradimento non ci sia mai stato. Viene perciò esclusa non solo dal marito ma dall’interno comunità per poi essere riaccolta in famiglia e dallo stesso marito quando invece l’adulterio lei lo ha commesso realmente. Marta aspetta addirittura un figlio da questo amante. Il romanzo è interessante per due aspetti, il primo è il tema dell’esclusione, ampliamente trattato nei romanzi veristici. Ella cerca di riscattare se stessa facendo la maestra, egli quini rappresenta la figura dell’intellettuale. Grazie a questo riscatto si ricostruirà una vita, incontrerà un nuovo innamorato da cui avrà un figlio, ma il paradosso nasce da quando il marito si convince della sua innocenza ma lei lo ha tradito. E trattato anche il tema dell’emarginazione femminile, cioè che se la donna sbaglia viene immediatamente bollata come colpevole. Vi è anche il tema di riscatto della donna secondo cui lei mostra di avere le capacità intellettuali per ricostruire la sua vita. Questa novella è espressione del determinismo sociale (=. Pirandello ci fa capire che la verità, l’adulterio, non è più oggettivo ma è frutto di un opinione. Ella è considerata adultera perché questa è l’opinione di tutti.
IL FU MATTIA PASCAL= Scritto nel 1903 anno in cui la situazione familiare peggiora. Viene pubblicato a puntate a partire dal 1904. È un romanzo innovativo, già dal titolo, poiché viene detto il nome del protagonista ma accompagnato da FU in modo che non si capisca se si parla di un vivo o di un morto. Si ha perciò un rovesciamento del romanzo di formazione poiché il personaggio protagonista è allo stesso tempo dentro e fuori la storia. I fatti non seguono un ordine cronologico ma prende avvio dalla fine della vicenda narrata. Quando Mattia Pascal nelle 2 premesse parla di se stesso, si presenta. Possiamo dividere il romanzo in 3 parti. Negli ultimi 2 capitoli che si ricollegano ai primi si narra la trasformazione di quello che lui definisce il fu mattia pascal. Vive quindi in una condizione di estraneità rispetto all’esistenza ed in un tempo che possiamo definire morto. In questa situazione non si può sviluppare alcuna parte del romanzo, quindi questa che è la prima parte del romanzo può costituire quello che è “L’Antiromanzo”. La seconda parte comprende i capitoli dal 3 al 6 e vedono come protagonista il giovane Pascal e riproduce una situazione di serenità e di idillio famigliare. Si svolge in un luogo campestre lontano dalla civiltà industriale. La civiltà industriale con tutti i suoi difetti penetra nella cittadina di Mirano con l’amministratore Batta Malagna. Con la propria abilità egli mette in crisi i valori della città. Per vendicarsi di lui Mattia seduce Rominda, nipote di Malagna nonché figlia della vedova pescatore dalla quale lo stesso amministratore vorrebbe un figlio. Si crea così una sorta di beffa erotica per cui il tutto si complica quando Mattia Pascal frequenta sia la nipote che la moglie dell’amministratore ed ingravida Olivia, la moglie. A questo punto risulta che il beffatore viene beffato. Mentre Batta Malagna risulta come proprio il figlio di Olivia, Pascal Deve sposare Romilda, la quale non lo voleva sposare ma preferiva il ricco amministratore. Sposata Romilda e dal matrimonio inizia una vita infernale. La vita coniugale è molto difficile, innanzitutto la famiglia ha grosse difficoltà economiche a cui si aggiungono disgrazie famigliari e purtroppo muoiono anche le gemelle avute da Romilda. Questo insieme di circostanze inducono pascal a pensare al suicidio e per un intera notte vaga per la campagna con quest’idea fino a quando non decide di fuggire dal paese e decide di andare in America. Prende un treno ma si ferma a Nizza a giocare al casinò dove vince alla roulette. Riprende il treno e legge su un giornale della notizia della sua morte. A quel punto decide di cogliere quell’occasione, di fingersi morto e di cambiare identità per essere una persona diversa e cambiare completamente vita. Il settimo capitolo è un intermezzo, e dall’ottavo capitolo inizia il romanzo di formazione. Esso si svolge in 2 grandi città, prima Milano poi Roma. Egli assume l’identità di Adriano Meis. Con questa nova identità vuole costruire un nuovo io, una nuova vita senza vincoli e senza obblighi. A Milano conduce una vita mondana immergendosi nella modernità della metropoli, mentre a Roma sceglie come luogo in cui vivere un piccolo albergo gestito da Anselmo Paleari. Egli ha una figlia di nome adriana di cui Pasca si innamora. Nonostante la libertà, non è soddisfatto della sua vita. Alla base di questo ha la continua paura di essere scoperto, cioè che venga rivelata la sua vera identità ed in secondo luogo lo tormenta il fatto di non poter avere uno stato civile che permetta a Pascal di realizzare i suoi sogni come sposare Adriana. Decide di farsi operare all’occhio strabico e durante una seduta spiritica viene derubato ma non può denunciare il fatto perché non ha un identità. Si sente come ridotto ad un ombra, ad un fantasma che di fatto non esiste per la società. Non potendo spostare Adriana e volendola allontanare da se finge di corteggiare un'altra donna, fidanzata di un pittore spagnolo il quale a sua volta lo sfida a duello. Deve rinunciare anche al duello perché privo di identità non può procurarsi i padrini per condurre un duello in piena regola. Decide perciò di uccidere nuovamente se stesso, o meglio colui nel quale si era reincarnato e quindi finge un suicidio nel Tevere. Fallisce così il processo di formazione di se stesso. Lo possiamo quindi definire un romanzo di formazione alla rovescia. Nei capitoli 17-18 la storia ci riporta al momento in cui Il Fu Mattia Pascal torna a Meragno. Il paese che in cui è ambientata la narrazione è fittizio. Quando torna a Meragno la situazione è stravoltai n quanto la moglie si è sposata con quello che era l’amico di Pascal da cui ha un figlio e decide di non voler influire su questo nuovo nucleo famigliare. Decide di rimanere a Meragno come Fu Mattia Pascal, decide insomma di guardarsi vivere, come una sorta di maschera nuda. Gli ultimi 2 capitoli si collegano ai primi 2 e abbiamo quindi che mattia Pascal per 2 volte è stato considerato morto, tornando a Meragno non vuole rivendicare diritti sulla moglie. Sulla conclusione del romanzo i critici si erano espressi in un certo modo in passato, adesso invece hanno cambiato la loro visione. Benedetto Croce ha detto che tornando a Meragno Pascal si era rassegnato alla accettazione del suo stato civile, in realtà, e questo si deduce dalle stesse parole di Pascal, nella parte finale del romanzo si rivolge a don Eligio, il curatore della biblioteca in cui mattia pascal aveva deciso di seppellire la sua esistenza in cui gli dice appunto di voler rinunciare al suo stato civile ed al suo stato sociale. il significato del romanzo è che l’identità non può esistere, addirittura se l’identità di adriano Meis non esiste perché non può essere garantita uno stato civile, vale lo stesso per quanto riguarda l’identità di Pascal. Lo stato civile trasforma di fatto l’individuo in una maschera.
Forma e contenuti: questo romanzo possiede delle peculiari caratteristiche di forma e di registro linguistico. È una narrazione di tipo retrospettivo, in prima persona, in cui l’inizio coincide con la fine. In secondo luogo vediamo come durante il romanzo si mescolino racconto e riflessione e l’effetto che viene prodotto è un effetto per cui si critica lo stesso criterio di verità. Mattia Pascal stesso dice che scrive questo romanzo per distrarsi dalla conclusione a cui è giunto, cioè che niente a senso, questo ha tanto in comune con quanto detto all’inizio della coscienza di Zeno di Italo Svevo. Per Mattia Pascal nulla ha senso, neanche la scrittura, perciò bisogna diffidare di ciò che si legge. Il narratore del 900 quindi dubita della sua stessa verità e invita il lettore a dubitare di ciò che egli stesso dice. È un romanzo scritto come se fosse un soliloquio, il romanzo è spesso segnato da domande retoriche che il personaggio si pone. Tutta la prima part presenta il tema della famiglia, vista sia come nido sia come prigione, e questo nucleo è minacciato dalla presenza dell’amministratore che mette in crisi questa situazione di equilibrio. Troviamo sviluppato anche il tema del gioco d’azzardo, specialmente quando lui si trova a Montecarlo dove spende molti soldi. Questo tema affascina Pirandello, perché è fondato sul caso e sulla sorte. Altro tema è lo spiritismo, della seduta spiritica in cui viene derubato, ed è un'altra occasione attraverso la quale mattia pascal vuole dimostrare la crisi del razionalismo poiché quella manca per certo in una seduta spiritica. Pirandello perciò a voluto spiegare che nella vita a volte ci sono cose che non possono essere spiegate razionalmente. Altro tema molto importante che troverà sviluppo in Svevo è il tema dell’inettitudine, mattia pascal sicuramente è un inetto perché non ha velleità e non è ambizioso, a volte sogna delle evasioni ma spesso sono impossibili ed irrealizzabili quindi come già dicevamo questo è un antieroe non un eroe. Pascal ha un occhio strabico che può essere interpretato come la spia del suo malessere, il suo non riconoscersi nel suo corpo. Ultimo tema è quello del progresso e della modernità, ed arriva ad affermare che la felicità non derivi dal progresso.
Letture Mattia Pascal: Pag. 216 libro3a “Premessa”
Pag. 219 libro3a “Lo strappo”: strappo rivela l’errore, la finzione nella quale è caduto strappo nel cielo di carta” la caduta di tutte le certezze nelle quali l’uomo ha creduto. In questo modo Oreste diventerebbe come Amleto (=eroe moderno, colui che continuamente si sdoppia) quindi la vicenda di Amleto è simile a quella di Oreste, però quest’ultimo risponde con certezza a quelle che sono le sue supposizioni con la vendetta mentre l’altro non le porterà mai a termine. Amleto= antieroe
TEATRO: Inizia a dedicarsi alla scrittura teatrale dal 1910, c’è un momento di massima concentrazione che riguarda gli anni tra 1915-1916. Tutte le opere teatrali da lui prodotte sono raccolte in “Maschere ignude”. Il teatro di Pirandelliano si evolve cambiando le sue caratteristiche e precisamente si trovano 4 fasi: 1-teatro siciliano tra cui “lumie di Sicilia”. Questa prima prod. Risente molto dell’influsso del naturalismo e a certi aspetti del naturalismo Pirandello aggiunge che su questi aspetti innesta altri temi come ad esempio quello dell’obbligo e dei vincoli imposti all’individuo dalla società. 2-Fase del teatro del grottesco la cui opera più significativa è “Così è se vi pare” cioè la trasposizione teatrale di signora Frola e suo genero. Rientrano in questa fase anche “il gioco delle parti” oppure “ma non è una cosa seria”, presenta in questo periodo i principi della poetica umoristica. L’ambientazione tipica è quella della borghesia che si trasforma in un vero e proprio tribunale, cioè vengono processati i personaggi della vicenda. 3- la fase del metateatro, veramente innovativa, nel 1921 viene rappresentato per la prima volta “6 personaggi in cerca d’autore” un opera nella quale vuole che il teatro rifletta sul teatro attraverso se stesso. La trama è abbastanza complessa, il titolo intanto mette in evidenza il nucleo in cui è ambientata: questi 6 personaggi cercano un autore che fornisca loro un identità teatrale ed un opera da rappresentare. L’originalità appare già dalla didascalia iniziale: sono scritti i 6 personaggi dell’opera da rappresentare e dall’altra parte gli attori della compagnia. Lo spettatore si trova davanti ad un opera da mettere in esecuzione, non di un opera già definita. 4- ultima fase è il teatro dei miti In questo periodo scrive “Gigante della montagna”

Hai bisogno di aiuto in Luigi Pirandello?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email