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Luigi Pirandello


Pirandello nasce ad Agrigento nel 1867, conosce Verga (sono quasi contemporanei) e vive del commercio di zolfo. (Un allagamento della miniera porterà lui e la sua famiglia al disastro economico, aggravando la situazione psicologica della moglie). Il difficile rapporto con la moglie (che ad un certo punto sarà costretto a portare in un manicomio) contiene il germe della sua concezione della vita: l’istituto familiare è una trappola.
I protagonisti delle sue opere sono persone normali: anche se sono borghesi, rappresentano l’uomo universalmente valido.
Ha una visione relativistica della realtà in quanto secondo lui la verità non esiste: è tutto relativo. Nella nostra vita non possiamo mai dire con certezza come stanno le cose. (Ad esempio nell’esclusa non c’è una verità oggettiva sull’adulterio).
Dualismo di vita e forma: La vita dell’uomo è determinata dal movimento, perché quando si fissa c’è la morte (tuttavia la morte fa parte di un ciclo continuo). La vita è il fluire libero e incessante dell’esistenza e si contrappone alla forma, la rigidezza delle convenzioni sociali e i rigorosi schemi della logica. L’opposizione tra vita e forma coglie il rapporto tra il Caos e le convenzioni, nucleo fondamentale della visione pirandelliana.
Umorismo: Pirandello sottolinea la differenza tra la Comicità (l’avvertimento del contrario) e l’Umorismo (il sentimento del contrario, che subentra dopo una riflessione). Pirandello nelle sue opere farà largo uso dell’umorismo.
La carriola
Un avvocato guarda fuori dal finestrino del treno e percepisce il “brulichio di una vita diversa”, ovvero entra in uno stato in cui percepisce di poter essere altro da sé. Si accorge che la sua vita non si è realizzata in una determinata forma , ma anzi, non appena si sveglia dal sogno si accorge che tutto gli sembra crudele e insopportabile. Tornato a casa capisce che “quella persona” in realtà non era mai stato lui. Si sente un estraneo nel suo corpo , solo gli obblighi che ha come padre lo fanno tornare quello di prima. È presente una lunga riflessione di Pirandello in cui afferma che la maggior parte di noi non è consapevole delle forme che gli sono state imposte , chi però ha la sfortuna di accorgersene ne paga le conseguenze. L’avvocato infatti si sfoga su chi non può ribellarsi (ritorna nel suo ruolo ma si concede un momento di svago.)

Il treno ha fischiato


Il narratore è esterno con focalizzazione interna. Belluca è il tipico lavoratore con il paraocchi (“casellario ambulante”). Una mattina, dopo essere arrivato in ritardo al lavoro inizia a ripetere “il treno ha fischiato”. Sta per essere malmenato dal capoufficio ma reagisce e inveisce (non subisce in silenzio come la cagnolina dellla carriola). Tutti i suoi colleghi non sanno che fare e lo portano in ospedale. Solo con l’intervento di un suo vicino di casa si verrà a conoscenza che Belluca non ha fatto altro cha accorgersi che esiste un mondo fuori dalle mura domestiche.
Paragone con la coda del mostro: Gli eventi straordinari si rivelano naturalissimi se ricondotti alla loro origine. Più l’analisi si allarga alle molteplici cause che stanno dietro ad un fatto, più si comprende che l’assurdità della vita funziona come un contesto in cui tutto diventa normale.
La famiglia di Belluca è una prigione e l’ufficio e la sua routine condannano l’individuo rendendolo macchina. Il delirio diventa la porta attraverso cui si rivela una verità nascosta: il fischio del treno gli stura le orecchie. Lo stesso treno che passava tutte le notti finalmente squarcia le maschere e forme e rende limpida la visione del mondo. Belluca ritornerà poi nelle sue forme ma di tanto in tanto avrà bisogno di “una capatina” in cerca d’aria.
Il fu Mattia Pascal
È narrato dalla fine, come un limbo fuori dalla vita. La voce narrante racconta la sua storia dopo averla completamente vissuta. La struttura ha una forma a spirale, nell’ultima pagina il protagonista non avrà più certezze.
Prima premessa e seconda premessa: Il romanzo si apre con una riflessione sul nome, che getta ambiguità sul “fu” del titolo. Mattia racconterà la sua storia seguendo il consiglio del suo amico don Eligio. Lascerà il manoscritto in biblioteca e la gente potrà leggerlo solo 50 anni dopo la sua 3° e definitiva morte.
1. Mattia Pascal
2. Adriano Meis
3. Morte definitiva del “fu” Mattia Pascal
La rivoluzione copernicana: Maledetto sia Copernico! Non è più tempo di scrivere libri secondo Mattia, perché da quando l’uomo ha perso il suo primato (il sistema non è più geocentrico ma è eliocentrico → l’uomo non è più al centro del mondo) non vale più la pena di raccontare storie o di scrivere libri. Quando la terra non girava (prima della scoperta di Copernico) l’uomo si compiaceva della sua dignità, adesso invece ci è stato svelato quel cielo di carta e l’uomo ha perso la sua dignità. Don Eligio gli fa presente che anche i Naturalisti scrivevano con molta minuzia tutti i particolari, ma a Mattia non importa. “Siamo o non siamo su un invisibile trottolina, cui fa da ferza un fil di sole, su un granellino di sabbia che gira impazzito senza sapere il perché […]”. La trottolina simboleggia il flusso continuo della vita, noi invece ci fissiamo solo nelle nostre maschere. Le nostre storie, da quando si è scoperta l’immensità del cosmo, ormai sono nulla: tutti noi ci siamo adattati alla nuova concezione dell’infinita nostra piccolezza, a considerarci anzi men che niente nell’universo. (Più avanti fa anche un riferimento ad un’eruzione vulcanica nelle Antille).
Pirandello si serve della rivoluzione copernicana per indicare la crisi delle certezze: l’uomo moderno non può più credere nelle ideologie tradizionali, né può continauare a sentirsi al centro del mondo.
Cambio treno! : Mattia legge sul giornale del suo paese la notizia del suo suicidio. Inizialmente afferma che non è lui, tuttavia anche se per lui non è vero, è vero per gli altri → relativismo positivistico. Per Mattia inizia così uno sdoppiamento. Appena il treno arriva in stazione lui scende saltando e intravede la prospettiva di una vita nuova (come l’avvocato de “la carriola” quando guarda dal finestrino).
Nell’apprendere la sua presunta morte, Mattia prima avverte il contrario e poi il sentimento del contrario (poetica dell’umorismo). Il salto dal vagone è una metafora che sta a significare la vita di Mattia improvvisamente sciolta da ogni legame.
Lo strappo nel cielo di carta: Spettacolo delle marionette che rappresenta la tragedia di Oreste (Oreste vendica la morte del padre Agamennone uccidendo la madre e l’amante di lei). Anselmo Paleari chiede ad Adriano (= la seconda forma di Mattia Pascal) cosa succederebbe se si facesse uno strappo nel cielo di carta del teatrino mentre Oreste sta per uccidere l’amante. Oreste rimarrebbe sconcertato dal buco nel cielo , vorrebbe seguire gli impulsi della vendetta ma gli occhi andrebbero a quello strappo → Oreste diverrebbe Amleto.
Oreste, essendo l’eroe tragico per eccellenza non ha dubbi in quello che fa, è pienamente convinto delle sue certezze. Amleto è l’eroe moderno del dubbio: non si riconosce più nell’azione, annulla ogni progetto vendicativo a causa delle sue riflessioni. Amleto, a differenza di Oreste, non porterà mai a compimento il proprio progetto di vendetta. Lo squarcio nel cielo di carta rappresenta la falsità della volta celeste fino ad allora conosciuta. Il cielo diventa così copernicano, dove tutte le certezze crollano e sancirà l’impossibilità del tragico nella cultura moderna.
La lanterninosofia (filosofia del lanternino): Il pensionato fa la parte di Pirandello. Dimostra che l’uomo è l’unico animale che ha il privilegio del sentimento della vita, sente se le cose vicino a lui sono amiche o nemiche. Il sentimento della vita è come un lanternino che ognuno di noi porta acceso dentro. Ognuno di noi illumina una parte, più vediamo distante e più cose conosciamo. I lanternini hanno vetri diversi che cambiano colore e hanno determinate prevalenze in base al periodo storico. Ci sono però anche dei momenti in cui tutti i lanternini vengono spenti, come quando un bambino distrugge il formicaio e le formiche non sanno più dove andare (Grandi rivoluzioni ideologiche che rimettono in discussione le certezze tradizionali. In quei momenti di destabilizzazione l’individuo sembra perdere i punti di riferimento.)
La distinzione tra bene e male, come pure i valori di riferimento, sia quelli collettivi sia quelli individuali, sono in realtà il prodotto di epoche storiche e, in quanto tali, soggetti a continue variabili. Vano e illusorio è pertanto qualsiasi tentativo di fondarvi un sapere assoluto. (Relativismo)
Il fu Mattia Pascal: don Eligio dice la morale della storia: “Fuori dalla legge e fuori di quelle particolarità, lieti o tristi che siano, per cui noi siamo noi, caro signor Pascal, non è possibile vivere” (Morale insoddisfacente)
Mattia è destinato a vivere per sempre dentro un limbo, tra la vita e la morte, dove non è né Mattia né Adriano, ma solo il “fu” Mattia Pascal.
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