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Nel periodo rinascimentale si afferma una nuova visione dell’arte , questa infatti si ispira ad ideali basati sull’imitazione degli antichi. Per raggiungere l’equilibrio necessario bisogna rifarsi ad una “regola” ben precisa, la legge di unità aristotelica, infatti da qui inizieranno a circolare trattati sull’arte, sulla lingua e su i generi letterari.
A partire del 1530la poetica di Aristotele viene riconsiderata e posta come imput riguardo ogni discorso sull’arte, delineando tre ambiti di dibattito:
- La poesia confrontata alla storia e alla filosofia,
- Capre se la poesia abbia fini civili e morali o sia solo un’arte di diletto,
- Decidere quali regole applicare al poema eroico e quali alla tragedia, per quest’ultima valgono le tre unità aristoteliche o “leggi di unità”, in cui azione, luogo e tempo devono essere unitari, cioè l’azione deve essere unica e non devono esserci episodi secondari che la sminuiscano; il luogo di svolgimento deve essere unico, così come il tempo, le vicende devono svolgersi in un arco di massimo 24 ore.

Sulla scia dei trattati riguardo le arti anche i generi letterari si conformano ai modelli antichi; tornano in auge la tragedia e la commedia, il poema eroico segue le indicazioni delle poetica aristotelica. Infatti in questo periodo c’è un distacco dal poema cavalleresco che è considerato più incline alla fantasia che al rispetto degli avvenimenti storici. Il trattato si afferma in maniera imponente e con Machiavelli e Giucciardini si delinea e si diffonde la saggistica moderna, la quale è fondata sull’analisi di fenomeni storici contemporanei alla scrittura del saggio. Machiavelli, nel principe, attraverso una visione effettiva della realtà cerca di indurre il lettore a conoscere gli avvenimenti al fine di cambiarli, infatti dagli esempi dell’antichità e dalla conoscenza delle leggi generali il principe sarà in grado di agire correttamente. Giucciardini invece si pone in maniera opposta , rifiuta una regola generale e considera invece i frammenti in cui si articola la realtà, l’intellettuale si ritira a vita privata .
Facendo un parallelismo tra il principe e i ricordi si evince che il principe intende dare una svolta ed esortare i principi italiani, mentre nei ricordi si giunge ad una visione reale del mondo solo attraverso un ritiro a vita privata e attraverso la riflessione.
Tra i trattatisti del cinquecento spicca Pietro Bembo, il quale con la sua opera “prese della volgar lingua” diede una svolta alla riflessione linguistica del suo tempo. Nell’opera vi è raccontato un immaginario dialogo tra Clarlo Bembo, Giuliano de ‘ Medici , Ercole strozzi e Federico Fregoso, i quali danno ciascuno un proprio giudizio rispetto alla lingua letteraria.
Questa lingua letteraria si basa su alcune regole fisse: si prendono a modello per la poesia Petrarca e per la prosa Boccaccio. Si va creando una concezione elitaria della cultura , mentre l’opera di Bembo fornisce agli intellettuali uno strumento linguistico unitario. Al classicismo e all’imitazione dei modelli di Petrarca e Boccaccio si oppongono generi comici e realistici, ad “effetto immediato”, in cui è frequente il dialetto e la parodia. Di questa controcorrente le maggiori opere sono il “baldus” di Folengo, scritto in latino maccheroni, lingua inventata, poema epico- cavalleresco; i “ragionamenti di “ di Pietro Aretino, trattato- parodia in cui due poco di buono discutono su come accaparrarsi i favori dei signori; e i “dialoghi rustici” di Ruzante, in cui Guizzarsi, contadino veneto, racconta in dialetto storie di contadini padovani. Queste tre opere fanno riferimento alla cultura della contraddizione, un fenomeno letterario che apparentemente aderisce al classicismo , ma realmente ha una visione distorta , tormentata e parodica. I maggiori esponenti sono Machiavelli e Ariosto.

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