Genius 38116 punti

L’Elogio della pazzia e le altre opere


L’esigenza di un rinnovamento della Chiesa emerge con estrema chiarezza nell’opera maggiore di Erasmo, l’Elogio della pazzia, pubblicata nel 1511. L’autore vi conduce una critica serrata delle forme tradizionali dell’organizzazione sociale e dei saperi, contestando anche l’eccessivo formalismo di un cristianesimo in cui sembravano prevalere, ormai, solo gli aspetti esteriori. Grazie a questa spinta al rinnovamento del mondo, della società e dello spirito, Erasmo lascia un segno indelebile nel suo tempo. Nell’operetta di Erasmo la parola è lasciata alla pazzia stessa, personificata, che tesse in prima persona le proprie lodi, presentandosi, all’opposto della saggezza, come vera benefattrice dell’umanità, capace di assicurare la sopravvivenza degli uomini allontanandoli dalla sofferenza e facendo dimenticare loro i mali dell’esistenza. Parallelamente, procede il riconoscimento della superiorità della natura sulla cultura, e su queste basi si opera il paradosso per cui la pazzia diviene lo strumento grazie al quale l’uomo può acquistare la vera conoscenza. Sono, queste, le tracce visibili di uno sguardo sul mondo venato di relativismo e d’ironia. Ma il relativismo di Erasmo non si traduce mai in una crisi generale dei valori di riferimento. Il suo spirito critico si esprime piuttosto come capacità di guardare l’uomo e il mondo da una prospettiva nuova, che sovverte i punti di vista tradizionali. Egli prende di mira, quindi, non solo le forme consolidate del potere, laico ed ecclesiastico, ma anche l’intero sistema elaborato dalla teologia scolastica, che aveva dominato per secoli il pensiero occidentale.
Hai bisogno di aiuto in Autori e opere?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
×
Registrati via email