Pensiero di Leopardi


Solitamente quando si parla di Leopardi due sono i fattori che si insinuano nelle menti delle persone: la gobba e il pessimismo. Grazie però ad Alessandro d'Avenia ho avuto la possibilità di conoscere un Leopardi molto diverso da come me lo immaginavo e soprattutto un leopardi molto simile a quella che è la mia persona. Come ben sappiamo Leopardi ebbe una vita costellata di imperfezioni: non riusciva infatti a guadagnarsi l'amore dei suoi genitori, in particolar modo dalla madre Adelaide che possiamo definire come una donna fortemente dura e anaffettiva; si era procurato un corpo inadatto a respirare a causa dei famosi sette anni di studio matto e disperatissimo trascorsi all'interno della biblioteca del padre che aveva generosamente messo a disposizione alla gente di Recanati e dintorni; e non riusciva nemmeno a trovare un amore che gli corrispondesse. Nonostante questa sua fragilissima esistenza Leopardi era possiamo definirlo un predatore di felicità. Trascorreva infatti intere giornate sui libri, proprio perché cercava cercava in quelle pagine la formula per essere felici, così come noi giovani oggi facciamo con la rete. All'età poi di circa 19 anni si rese conto di custodire dentro di sé una passione assoluta per la scrittura. Per questo motivo decise(lui da una periferia recanatese, questo per dire che non c'è scusa per cercare di fiorire) di scrivere una lettera a Pietro Giordani, uno dei più grandi intellettuali del suo tempo, il quale gli consigliò di dedicarsi almeno per 20 anni allo studio della prosa, ma Leopardi rispose che non poteva aspettare, non poteva, come dice lui stesso, sprecare questo ardore di gioventù. Se avesse ascoltato il consiglio di Giordani, ora non avremmo nemmeno una riga dei versi di Leopardi, in quanto vent'anni dopo lui era già morto.
Hai bisogno di aiuto in Giacomo Leopardi?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email