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Zibaldone


Lo Zibaldone di Leopardi è un’opera molto importante, poiché aiuta a periodizzare il pensiero dell’autore nelle sue varie fasi di scrittura, e a seguire i cambiamenti del pensiero nel corso della sua vita. È un’opera molto complessa, poiché in essa confluiscono tutti i pensieri e le idee alle quali Leopardi approdò nel corso del tempo, ed è una sorta di raccolta di aforismi, che rappresenta la base teorica di quel pensiero che l’autore espresse poi nelle sue poesie.

Teoria del piacere

Tutto il pessimismo leopardiano si permea sull’idea che l’uomo è infelice, per via della sua naturale aspirazione al piacere che gli impedisce di sentirsi realizzato, in quanto il desiderio tende all’infinito, mentre l’appagamento del desiderio è fuggevole, transitorio; tutto ciò lascia l’uomo eternamente insoddisfatto.
Secondo Leopardi, l’uomo tende all’infinito perché esiste in lui una facoltà immaginifica che lo spinge a desiderare sempre più piaceri, uno dopo l’altro.
La natura ha donato all’uomo le illusioni, mostrando così misericordia, consentendogli di creare infiniti desideri, attraverso l’immaginazione.
Il fanciullo, secondo Leopardi, è più felice dell’uomo adulto, poiché si crea più illusioni, immagina di più, e ignora così la realtà, senza porsi domande e senza scoprire il senso di vacuità della propria vita.

Il vago, l’indefinito e le rimembranze della fanciullezza

La cosiddetta “rimembranza” (memoria) è un concetto chiave del pensiero di Leopardi. Secondo l’autore la memoria, attraverso il ricordo, non ripresenta all’uomo ciò che ha vissuto così come lo ha vissuto, ma opera dei cambiamenti , secondo una prospettiva deformata dalla distanza nel tempo. Tale tema è molto importante, poiché è un tema che attraverserà il secolo del Novecento. La memoria deforma gli accadimenti ed ogni persona ricorda un qualcosa attraverso la propria percezione, filtrando gli avvenimenti. Questo è il motivo per cui, secondo l’autore, raccontare un fatto attraverso il filtro della rimembranza assume un fascino particolare, potenziandosi narrativamente .
Dice Leopardi che se da fanciulli una veduta o una pittura ci piace particolarmente, allora l’idea che essa ci desta tende all’infinito, mentre da adulti proveremo un piacere, ma non sarà più simile all’infinito; c’è un profondo legame tra fanciullezza ed età adulta, in quanto ciò che ci attrae da adulti non è altro che un ricordo della fanciullezza.

L’antico

Secondo Leopardi, tutto ciò che è legato al passato (l’antico) dà all’uomo una sensazione di piacevolezza. Esso, però, non è eterno, quindi non è infinito, ma l’animo è in grado di perdersi in un passato indeterminato, in cui nostalgicamente riprova il piacere di ciò che, un tempo, è stato.

Indefinito e definito

Uno dei temi chiave della poetica leopardiana è il contrasto tra indefinito e definito. Secondo Leopardi il contrasto tra finito ed infinito evoca nell’uomo un grande piacere, attraverso uno slancio verso l’infinito.

Teoria della visione

Secondo Leopardi è piacevole tutto ciò che lo sguardo esclude, poiché gli oggetti visti con certi impedimenti trasmettono all’uomo idee indefinite (come, ad esempio, una siepe o un albero); così l’uomo può sfruttare la facoltà immaginifica per tentare di capire cosa c’è al di là dell’ostacolo. Ciò non avviene solo in natura, ma anche in certe opere umane, come i dipinti o la musica, in cui l’uomo cerca di riprodurre sensazioni vaghe ed indefinite.

Parole poetiche

Leopardi considera alcune parole molto più poetiche di altre, poiché in grado di rendere più piacevole una poesia (ad esempio le parole “lontano” o “antico”), destando un’idea di indefinito. Sono soprattutto le parole che riguardano la notte a destare un’idea di indefinito, in quanto la notte confonde gli oggetti concepiti in modo vago dall’anima.
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