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Giuseppe Ungaretti

* il mondo spirituale e la poetica

<<Il punto di partenza (della mia poesia) è la disperazione spinta ai suoi estremi>>

Sono parole di Ungaretti e indicano che la componente spirituale che è alla radice della sua poesia è il dolore . Per capire Ungaretti bisogna partire dalla sua concezione dell’uomo come uomo di pena , creatura generata e vissuta nel dolore . Ma proprio dalla sofferenza scaturisce la coscienza della miracolosa capacità dell’uomo di vivere: nel dolore l’uomo sente più che mai l’elementare e potente richiamo alla vita.

Con il passare degli anni il poeta avverte il sentimento della fugacità e della precarietà dell’esistenza umana.

Tale condizione, messa a confronto con l’eterno e l’infinito non é più legata all’esperienza della guerra, ma é connaturata alla condizione esistenziale dell’uomo. Accanto al tema del dolore ( modulato nel doppio registro di dolore individuale per la morte del figlio e dolore universale, legato alla seconda guerra mondiale) si approfondisce il sentimento religioso ora non più sotteso, ma espresso in alte invocazioni.

Premessa

In Ungaretti esiste uno stretto legame tra poesia (sperimentazione formale) ed esperienza biografica. Del resto è lo stesso poeta ad insistere su questo rapporto ed il titolo Vita di un uomo dato alla sua intera opera, equivale ad una dichiarazione di poetica.

Cominciamo a seguire l’itinerario umano e artistico di Ungaretti partendo dalla sua prima raccolta

“L’allegria” e la poetica dei versicoli

L’esperienza della guerra (a cui il poeta, convinto interventista, partecipò per tutta la durata) ebbe sul soldato semplice Ungaretti Giuseppe del XIX fanteria che combatteva sul Carso, un impatto traumatico. La guerra si presenta ben diversa da come l’avevano propagandata la retorica dannunziana e le gazzarre futuriste; è più che un’esperienza, è la scoperta del senso più profondo dell’esistenza, una di quelle scoperte che lasciano il segno per sempre.

La guerra infatti pone l’uomo di fronte alla consapevolezza della precarietà della condizione umana, ma anche alla scoperta di valori positivi: il sentimento di fraternità che accomuna gli uomini e avvicina l’uomo alla natura (l’albero mutilato, il brandello di muro) nel comune destino di dolore. E ciò che più sorprende Ungaretti è la coscienza del forte attaccamento che l’uomo ha alla vita, un disperato bisogno di vivere che viene avvertito proprio nel momento in cui la vicinanza alla morte è totale.

La poetica dell’allegria

Fin qui abbiamo parlato dell’esperienza biografica che costituisce tanta parte della poesia di Ungaretti ma nella premessa si è detto che nel poeta vi è uno stretto legame tra vita e poesia

Si poteva dar voce alla drammatica esperienza della guerra vissuta ricorrendo alla retorica celebrativa di D’Annunzio e dei futuristi o ai toni dimessi dei crepuscolari?

Quale poesia era più adatta per dare voce al dramma della guerra?
La risposta è data da Ungaretti cercando una forma espressiva nuova.

Si tratta di una scelta etica prima che poetica: di fronte alla morte in trincea bisognava scrivere svelto, scrivere l’essenziale. La parola che fosse travolta nelle pompose vuotaggini da un’onda oratoria, o che si gingillasse in vagheggiamenti decorativi ed estetizzanti o che fosse prevalentemente presa da malinconie sensuali o da scopi non puramente soggettivi ed universali, mi pareva fallisse al suo scopo poetico, così scriveva il poeta riflettendo sul legame tra esperienza di guerra e scelte di poetica.

Nasce così una poesia pura, lontana da ogni intento oratorio, educativo, narrativo o descrittivo, la cosiddetta poesia dei versicoli in cui la rarefazione delle parole sulla pagina bianca, la frantumazione dei versi tradizionali hanno lo scopo di mettere in evidenza il valore della parola.

La parola, liberata dalle finalità sopra enunciate, emerge dalla profondità dell’animo dell’uomo, da un fondo di meditazioni soggettive ed universali al tempo stesso e porta alla superficie enunciazioni fulminee, ed essenziali, rivelatrici dell’intima essenza delle cose ( la parola rivelatrice così cara ai simbolisti francesi).

La poetica di Ungaretti si ascrive a pieno diritto nel filone del simbolismo europeo, in particolare francese ( Mallarmé e Rimbaud da cui si differenza poiché al loro ateismo sostituisce la convinta adesione al cattolicesimo) per quanto riguarda il tema della natura intesa come foresta di simboli e per la concezione della parola considerata rivelatrice dell’inconoscibile.

Tale impostazione poetica implica un’innovazione sul piano dello stile e della metrica che è presente in particolare nella prima raccolta. Ciò che colpisce nei testi di Allegria è la radicalità delle soluzioni formali adottate da Ungaretti di cui parleremo nello specifico più avanti.

* I Temi della raccolta

I riferimenti cronologici ci fanno capire che al centro dell’ispirazione poetica vi è l’esperienza della guerra combattuta da Ungaretti per tutta la sua durata.

I temi sono dunque quelli tragici e violenti del dolore e della morte che fanno parte della vita ma che la guerra rende costanti e quotidiani. Eppure anche dalla tragedia si leva la coscienza della divina necessità del nostro esistere, cosicché il poeta , vicino ad un compagno massacrato sente più forte che mai l’elementare e potente richiamo alla vita. L’uomo anche dopo la catastrofe é pronto a riprendere il cammino, secondo il chiaro simbolo di Allegria di naufragi ( secondo titolo scelto per la raccolta, in cui l’accostamento ossimorico tra le due parole, allegria e naufragio bene esprime la coscienza della tragedia e il bisogno invincibile di vitalità) e anche il poeta rinviene in se stesso questo straordinario slancio vitale.

Legato al tema della guerra vi è quello dell’esilio, sentito come sradicamento, come insanabile perdita di punti di riferimento, tema anche questo autobiografico.

Accanto al tema della guerra e ai suoi corollari ( esilio, perdita di identità), troviamo il tema della natura, riferimento centrale del soggetto anche nei momenti più travagliati della sua esistenza: è una natura che sembra vivere lo stesso dramma dell’uomo, in cui l’individuo si immerge per cercare di dare un senso alla propria vita, per recuperare la propria identità e capire se stesso. ( cfr. in particolare “I Fiumi”. Si tratta del filone simbolista presente nella poetica di Ungaretti, cui sopra si faceva riferimento).

Stile

Per quanto concerne le innovazioni formali, la raccolta costituisce una vera e propria rivoluzione poiché le scelte di stile e di metrica sono radicali e d’avanguardia.

Esse sono:

1. L’uso del verso libero ( usato già da D’Annunzio è caratterizzato dalla successione di versi di diversa lunghezza, anche superiore all’endecasillabo) che in Ungaretti è in genere breve, brevissimo, isolato nella pagina bianca, fino al caso limite in cui il verso coincide con una sola parola.

Il titolo, come già in Mallarmé, costituisce parte integrante e insopprimibile del testo.

2. La frantumazione del verso assume un valore espressionistico molto forte, poiché la parola isolata si carica di valenza simbolica.

3. Sul piano sintattico, le soluzioni non sono meno estreme: vengono aboliti i nessi sintattici e la punteggiatura, sostituiti dalla divisione dei versi e delle strofe attraverso l’uso degli accapo e gli spazi bianchi.

In Ungaretti le parole e lo spazio tipografico interagiscono tra di loro arricchendosi reciprocamente di significato.

Attenuandosi i legami logici, costituiti da congiunzioni e preposizioni, il nome ed il verbo assumono maggiore significato, mentre sul piano retorico l’analogia

diventa la figura a cui il poeta ricorre più frequentemente.

Nel complesso la lirica di Ungaretti tende alla scarnificazione del testo, alla essenzialità del messaggio di cui è chiaro esempio il famoso testo:

Mattina

M’illumino
d’immenso

S. Maria La Longa il 26 gennaio 1917

Testi

* Dalla raccolta Allegria

“I fiumi”

Struttura e metrica sul libro, pag. 124

<< In questo componimento sono enumerate le quattro fonti che in me mescolavano le loro acque>>: così scriveva Ungaretti parlando della poesia I fiumi.

I tema: Il recupero del passato attraverso la memoria

In un momento di quiete durante la guerra, il poeta fa un bagno nell’Isonzo e il contatto con le acque del fiume determina in lui il ricordo e quindi il recupero ddel passato attraverso la memoria.

L’Isonzo cessa di essere quel fiume singolo e specifico che attraverso il Carso bagnando Gorizia, ma diventa il simbolo della vita la fonte sacra in cui Ungaretti vede mescolarsi le acque di tutti i fiumi che hanno segnato la sua esperienza umana: il Serchio,che scorre vicino a Lucca, a cui sono legate le sue radici toscane e contadine; il Nilo che ricorda la stagione libera ed avventurosa dell’infanzia e della prima giovinezza africana, con la scoperta de sensi e dell’incoscienza ( nascere e crescere e ardere d’inconsapevolezza); la Senna che richiama gli anni parigini fondamentali nella sua formazione artistica ed intellettuale segnati dalla scoperta della vocazione letteraria ( in quel suo torbido mi sono rimescolato e mi sono conosciuto)ed infine l’Isonzo e la esperienza della guerra come momento di ricapitolazione della propria esistenza.

Il testo ha un evidente significato autobiografico, sottolineato dall’uso della prima persona con cui iniziano numerose strofe ( cfr. pronomi personali e possessivi, mi, mie, miei…), ma questa dimensione si carica anche di un significato universale che rimanda alle tappe della vita dell’uomo: l’infanzia spensierata, la giovinezza ardente ed inconsapevole, la ricerca della propria strada trovata immergendosi nel torbido della vita, la presa di coscienza della propria identità.

2 tema: l’unione con la natura, l’armonia e la felicità

Il testo assume un significato simbolico, legato al tema dell’acqua che purifica e rigenera l’uomo ( vi è un forte richiamo al rito del battesimo) e lo fa sentire parte della natura, docile fibra dell’universo, in armonia con il creato.

Si tratta di un sentimento panico che si esprime attraverso l’antropomorfizzazione della natura a cui corrisponde come già in D’Annunzio la naturalizzazione dell’uomo: all’albero mutilato corrisponde il poeta che si sente levigato dall’acqua come il sasso del fiume. Tuttavia in Ungaretti l’intima adesione dell’uomo alla vita dell’universo assume una connotazione religiosa che era estranea al panismo di D’Annunzio.

Si tratta di un sentimento di rara felicità che non annulla assolutamente il male della vita che si ripropone puntualmente nei versi conclusivi. La notte, la corolla, le tenebre rimandano infatti ad una simbologia negativa: la notte e le tenebre alludono alla desolazione del poeta e del mondo di fronte alla guerra, mentre la corolla richiama l’idea della precarietà e della fragilità dell’esistenza.

“San Martino del Carso”

I tema. Lo strazio storico: la desolazione del paesaggio

La lirica come tante scritte da Ungaretti durante la guerra contiene immagini di desolazione e di morte. Gli effetti della distruzione si riflettono dapprima sulle cose creando uno squallido paesaggio di rovine e di macerie.

2 tema. Lo strazio dell’anima: dall’esterno all’interiorità

L’uso dell’aggettivo brandello riferito a muro assolve ad una duplice funzione: da un lato introduce il tema della corrispondenza tra dato oggettivo e dato soggettivo

E dall’altro anticipa il passaggio dal paesaggio ai compagni del poeta caduti e allo strazio che la loro morte ha provocato nel poeta.

Delle case è rimasto qualche brandello, ma di loro non è rimasto neppure questo; la loro totale scomparsa è il segno di una distruzione più dolorosa e profonda, in quanto non ammette risarcimento.

3 tema. La memoria del passato

Che cosa impedisce che vengano del tutto cancellati?

Il commosso ricordo di chi é sopravvissuto: un ricordo fatto di tanti croci che trasforma il cuore in un cimitero. Da qui la folgorante analogia tra il paese e il cuore che appare come il paese più straziato.

Questo componimento come molti altri scritti in trincea presenta varie stesure al fine di raggiungere la maggiore concentrazione di efficacia espressiva. S tratta di un processo di progressiva scarnificazione del testo attraverso l’eliminazione di elementi prolissi e dispersivi.

Dal punto di vista formale possiamo notare:

1. l’uso del verso libero;

2. il titolo parte integrante del testo a richiamare ancora la corrispondenze tra il paese fisico di San Martino e il cuore del poeta, paese straziato dell’animo del poeta;

3. la frantumazione del verso: l’isolamento delle parole nel verso, la mancanza di punteggiatura sostituita dagli accapo, così da raggiungere la scarnificazione del testo “VEGLIA”

E’ una poesia scritta al fronte l’antivigilia di Natale del 1915, ed è uno dei testi più crudi sulla tragedia della guerra, sebbene Ungaretti non esprima mai esplicitamente dei giudizi storici sugli eventi ai quali partecipava.

La poesia è composta da due strofe di diversa lunghezza: la prima (13 versi) è costituita da un unico ed ininterrotto periodo che insiste in maniera implacabile sulla crudezza della situazione: la vicinanza con il cadavere sfigurato e deformato di un compagno caduto; la notte che sembrava non finire mai; la guerra spogliata di ogni retorica e di ogni forma di eroismo e ridotta alla sua essenza fatta di orrore e di crudeltà.

Il lessico e la struttura sintattica contribuiscono a sottolineare la drammaticità della situazione con il ritmo ossessivo e scandito dei participi passati: buttato,massacrato, digrignata, penetrata (a livello fonico suonano come martellate che dovrebbero scuotere l’animo spesso anestetizzato di noi uomini).

A rafforzare l’effetto contribuisce anche un sostantivo come “congestione “ che riferito alle mani del cadavere ha il significato letterale di gonfie, ma legato allo stato d’animo del poeta diventa metafora dello sforzo fatto dall’uomo Ungaretti, per non cedere e non arrendersi a tanto orrore.

Quelle mani sembrano scavare nel profondo dell’animo di chi continua a vivere e ne fanno scaturire la fonte inesauribile della vita, di cui l’amore costituisce la manifestazione più forte. Così gli ultimi versi portano ad un rovesciamento inatteso:

il riscatto della vita sulla morte, la decisa affermazione dell’insopprimibile istinto vitale.

La seconda strofe di soli tre versi ribadisce in forma epigrafica le ragioni dell’attaccamento alla vita che nascono proprio dal dolore e dall’orrore.

Dal punto di vista dello stile osserviamo che Il linguaggio è essenziale, concentrato.

In questa lirica sia il livello sintattico, sia quello fonico, sia quello lessicale cooperano a creare un testo fortemente espressionistico ovvero capace di esprimere in forme brevi e condensate il massimo di tensione emotiva e poetica:

1. viene abolito il contesto;

2. la struttura sintattica manca di esplicite relazioni temporali, spaziali e causali (cfr l’indicazione di tempo un’intera nottata che può essere intesa sia come ho trascorso, sia dopo…) ed è disarticolata poiché basata sui participi e non su verbi reggenti; infine la conclusione è sintatticamente slegata dai versi precedenti.

3. Troviamo poi l’uso costante del verso breve

Le parole isolate nel verso inducono il lettore ad una pronuncia più lunga,per cui acquistano valore anche dal punto di vista fonico (da notare il legame tra di loro grazie alla rima e alla consonanza); l’avverbio tanto viene enfatizzato sia perché isolato nel verso sia perché legato da allitterazioni con stato e attaccato.

Fratelli

Mariano il 15 luglio 1916

Di che reggimento siete

fratelli?

Parola tremante

nella notte

Foglia appena nata

Nell'aria spasimante

involontaria rivolta

dell'uomo presente alla sua

fragilità

Fratelli

Analisi del testo

La guerra con lo scatenarsi della violenza e la sempre incombente presenza della morte fa sorgere nell’animo dell’uomo la coscienza della sua precarietà, della fragilità dell’esistenza, ma da questa coscienza nasce il sentimento del legame con gli altri uomini, la scoperta di una dolorosa fraternità che assume per Ungaretti il significato di una rivolta primordiale ed istintiva dell’umanità sulla lacerazione e l’odio causati dalla guerra.

Di questa lirica, composta al fronte nel luglio del 1916 esistono varie redazioni in cui si può comprendere il processo a cui Ungaretti sottoponeva i suoi testi nella direzione di una progressiva sinteticità e potenzialità espressiva.

La parola Fratelli, isolata nel verso viene posta alla fine della lirica a concluderla in simmetria con il Fratelli, isolata titolo che ne costituisce l’inizio; assume così una maggiore rilevanza evidenziata proprio dalla sua nudità grafica.

La scarnificazione del dettato cui Ungaretti sottopone i suoi testi emerge dall’accostamento delle tre immagini contenute nelle strofe centrali legate alla parola fratelli per analogia in sostituzione del legame realizzato in modo esplicito attraverso la similitudine ( come una foglia).

“Soldati”

Anche in questa poesia il titolo entra a far parte integrante del testo, risultando un elemento essenziale per la sua comprensione . Esso costituisce il punto di riferimento della similitudine che assimila la vita del soldato alla fragilità di una foglia in autunno.

L’idea della foglia che sta per cadere bene esprime il valore di una vicenda esistenziale continuamente sospesa tra la vita e la morte.

Per cogliere il significato profondo del testo è fondamentale la lettura che richiede una scansione dei versi intervallata da lunghe pause, infatti se la poesia fosse scritta tutta di seguito sarebbe stata nulla più di un appunto prosastico, quasi si trattasse di una comunicazione normale, propria ad esempio di una lettera inviata dal fronte.

Ungaretti scegliendo di spezzare i versi è riuscito a comunicare il senso della precarietà e del dolore che investe l’esistenza dell’uomo ben al di à dell’esperienza tragica della guerra.

“Mattina”

E’ da considerare come l’esito estremo cui potesse giungere la ricerca di Ungaretti nella direzione della riduzione e del potenziamento del messaggio poetico, al di là di questa soglia esiste solo il silenzio!

Il testo si compone di due ternari in cui il poeta condensa l’intuizione della armonia tra l’uomo e l’universo, tra il finito e l’infinito, tra il mortale e l’eterno. Ne consegue una sensazione di beatitudine quasi paradisiaca.

(Da notare che le parole usate portano dentro di sé, nel loro stesso suono, la sensazione di infinito spaziale e temporale)

Il carattere momentaneo di tale stato di grazia che deriva dall’improvvisa illuminazione è reso dal titolo Mattina che indica come la miracolosa comunicazione dell’uomo con l’infinito sia solo un momento temporaneo destinato presto a dissolversi.

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