Ominide 1060 punti

Giuseppe Ungaretti - Opere

In Francia Ungaretti entra in contatto con i simbolisti, gli avanguardisti ecc. Il rinnovamento è stato inneggiato soprattutto dalle avanguardie storiche, come i futuristi, che vedevano la guerra come unico modo per spazzare via il passato ed andare incontro al futuro; erano quindi tutti interventisti, così come Ungaretti. La guerra avrebbe eliminato tutti i problemi che c’erano nel mondo e fatto ricominciare tutto daccapo. Tutto inizia dalla voglia di cambiare, che porta all’esasperazione di qualunque desiderio. La prima guerra mondiale poi non ha risolto le insoddisfazioni ed ha portato alla seconda. La guerra avrebbe dovuto portare l’ordine, ma in realtà porta al caos, che fa sì che emergano i totalitarismi. Gli intellettuali non sono dei violenti, ma cercano un ritorno all’ordine. In questo anche Ungaretti; la sua rivoluzione la fa nella poesia, un po’ come i futuristi con il verso in libertà. Dai primi futuristi Ungaretti prende il verso libero e le parole in libertà; non condivide però questi letterati perché non condivide la lunghezza e l’inutilità della poesia futurista; è un insieme di parole che ruotano intorno ad un oggetto. Non riprende la poesia futurista perché non è una poesia, ma un insieme di parole in libertà. Ungaretti invece cerca il verso puro. È alla ricerca della parola essenziale, di trasmettere un’emozione attraverso pochissime parole; questa ricerca della parola pura lo porterà ad essere considerato il padre dell’ermetismo.
Il simbolo è il punto di riferimento dei simbolisti francesi. Ungaretti riprende i simbolisti (entra in contatto soprattutto con Mallarmé), ma l’analogia che usa è il nesso che c’è fra due parole distanti fra loro. Non c’è un nesso logico tra le parole che conducono all’analogia; è una sorta di conoscenza fulminea, un’intuizione; ciò non ti porta a capire; se il poeta non riesce a trasferirti la sua esperienza in due parole così lontane, l’analogia non c’è. Mentre i simbolisti si esprimono tramite metafore e simboli con un aggancio tra loro, qui l’aggancio non c’è. L’intuizione dev’essere fulminea perché dev’essere bravo il poeta a trasmetterla.
Ungaretti evolve con il tempo perché capisce che quello che ha vissuto in precedenza non può essere connesso con quello che succede dopo. La sua prima raccolta è “Il porto sepolto”, che contiene i suoi scritti in trincea durante la prima guerra mondiale e il titolo è molto significativo; ricorda la sua vita ad Alessandria d’Egitto e riprende una leggenda che gli raccontavano le persone che ha conosciuto in Egitto. Nel porto sepolto c’è il mistero che in qualche modo il poeta deve trovare e trasmettere, un po’ come i simbolisti, ma qui c’è l’analogia, l’accostamento apparentemente assurdo senza nesso logico, che però riporta in qualche modo questo mistero che il poeta deve cercare di attingere. In questa raccolta in ogni poesia sono indicati luogo e data di scrittura. Ad essa segue “Allegria di naufragi”. Il motivo del naufragio riprende l’abisso del porto sepolto; è qualcosa che deve riemergere. L’ossimoro del titolo porta avanti l’idea che ad un naufragio c’è subito dopo una sorta di vita. Il motivo del naufragio era stato sviluppato da Mallarmé. Ciò farà poi parte della raccolta finale “La vita di un uomo”. Una raccolta successiva si chiama “Allegria”, non più accostata al naufragio; questa raccolta è continuamente maneggiata dal poeta, dagli anni ’40 agli anni ’60, che poi diventerà la versione definitiva intitolata “La vita di un uomo”.
Il carattere autobiografico delle raccolte di poesie di Ungaretti sta ad indicare che le esperienze di vita del poeta possono illuminare l’essenza della vita tramite la poesia. La poesia è quindi un tramite tra l’esperienza vissuta e quella che trasmette. “L’allegria” è divisa in 5 sezioni: la prima si intitola “Ultime” e l’ultima si intitola “Prime”; questo perché la prima sezione raccoglie le poesie scritte in una poetica precedente; sono le ultime di una fase precedente, così come le “Prime” stanno alla fine perché danno vita ad una nuova produzione del poeta.
La figura retorica che domina è l’analogia, l’accostamento di due termini che non hanno apparentemente un nesso logico tra loro.
Ungaretti ama molto andare in televisione, recitare le sue poesie; appena può va nelle trasmissioni come ospite a leggere le sue poesie e spiegarle.
L’atto poetico è un atto di libertà, che fa incontrare Dio. Inizialmente, sia in Egitto sia a Parigi, Ungaretti non è proprio credente; a Parigi prende anche parte ai movimenti anarchici. In seguito si converte al cattolicesimo e anche qui la sua poesia cambia, diventando un po’ più aperta e diversa rispetto all’analisi della parola del primo Ungaretti. La sua poesia evolve ancora quando accetta l’incarico di professore di italiano nell’università del Brasile. Qui perde prima il fratello, poi il figlio (9 anni). Tornato in Italia inizia la seconda guerra mondiale e scrive una raccolta chiamata “Il dolore”, che contiene poesie che parlano del suo dolore sia personale, che quello per la guerra. Qui cambia la poesia di Ungaretti: la poesia fatta di pochissime parole, che deve trasmettere nel più breve tempo possibile, sparisce. L’evoluzione è una sorta di apertura; se si prendono le poesie dell’ultimo Ungaretti riprendono un po’ la tradizione classica, ci sono diverse figure retoriche ed una descrizione in più rispetto al primo Ungaretti, che cercava solo la purezza della parola attraverso la poesia.
La poesia di Ungaretti fa riflettere e infatti è fatta anche di spazi bianchi; quando va in televisione a leggere le sue poesie si ferma proprio. Questo perché la poesia va sentita, riflettuta; non ci deve essere l’analisi sterile, scolastica nel cercare le figure retoriche, il metro ecc. La poesia dev’essere sentita, un poeta deve trasmettere; per questo si oppone al futurismo, che nella sua poesia non trasmette nulla. Ungaretti vuole trasmettere tutte le esperienze vissute di quel poeta.

Le esperienze che il poeta fa possono essere trasmesse mediante un’illuminazione e parole che possono essere illuminanti dell’essenza stessa della vita. Non è la narrazione della vita del poeta. Ungaretti maneggia continuamente le sue raccolte. La prima è “Il porto sepolto” (1916). Essa riporta alla memoria una leggenda che risale alla sua esperienza di vita ad Alessandria di Egitto. Dopo scrive “Allegria di naufragi”, che va ad indicare che dopo la guerra e la decadenza c’è uno spirito nuovo ad affrontare la vita, c’è un barlume di speranza dopo il naufragio, che è invece la visione della morte in prima persona. Diventa poi “Allegria” (1936-39). Egli non riscrive daccapo le poesie; le ingloba. L’ “Allegria” viene divisa in 5 sezioni: “Le ultime”, “Il porto sepolto”, “Allegria di naufragi”, “Girovago” e “Le prime”.
Il primo Ungaretti è quello che va alla ricerca della parola perfetta, pura, dell’essenzialità del linguaggio. Rivede continuamente le poesie fino ad eliminare gli aggettivi, gli annessi e connessi per far rimanere solo pochissime parole che danno vita all’illuminazione. Nell’ “Allegria” la figura retorica che domina è l’analogia.
Proust è uno scrittore francese che scrive “La recherche”, un romanzo che ripercorre la vita dell’autore. Ad un certo punto egli parla delle madeleine, i pasticcini che in Francia mangiano con il tè. Proust ad un certo punto dice che sente questo odore ed il suo cervello lo porta all’infanzia; non sentiamo veramente quest’odore, ma è un ricordo nel nostro cervello.
Ripercorrere autobiograficamente la vita di un uomo significa raccontare le tappe della sua evoluzione.
Questo modo di riscrivere tramite un’illuminazione, la vita del poeta, sono considerate un autobiografismo.

La poesia ha il compito di illuminare l’essenza stessa della vita. L’autobiografismo significa che le esperienze del poeta riportate in un lampo illuminano l’essenza stessa della vita. Questo è possibile tramite l’analogia, la figura retorica che domina la prima parte della poetica di Ungaretti. Essa non è da confondere con le corrispondenze dei simbolisti. Essi usavano attingere al mistero attraverso queste corrispondenze mediante legami palesi, espliciti; rimaneva quindi un’esperienza totalmente superficiale. Con l’analogia Ungaretti mette invece in comune due termini che non hanno nulla in comune. È solo l’intuizione che fa nascere il legame tra la realtà e la memoria. Ungaretti sostiene che la letteratura dell’800, in particolare la poesia simbolista, aveva cercato di cogliere il mistero tramite corrispondenze del tutto palesi. Questi legami sono così legami che restano in superficie, non scavano nel profondo. Con il metodo di Ungaretti invece, della poesia sintetica e apparentemente non logica, si va a scavare nel profondo del mistero, del divino, di quello che l’uomo cerca di conoscere e il poeta cerca di rivelare; Ungaretti lo fa in maniera oscura, ma in questa illogicità c’è il mistero dell’esistenza umana.
Oltre all’analogia Ungaretti riprende la sintassi delle avanguardie, in particolare dei futuristi. Non ci sono più punteggiatura, rime e verso. Non c’è più la vecchia concezione di lirica e metrica perché Ungaretti cerca l’essenza della parola; è uno studio al risparmio; la parola deve illuminare in un baleno e se si dà tutto al lettore, non si illumina niente.
In Ungaretti ciò è possibile perché ci sono i precedenti: simbolisti come Mallarmé (che lui stima molto) e i futuristi, di cui prende lo stile ma non i contenuti, che critica per la loro illogicità. In Ungaretti il contenuto è condensato.
Il titolo in alcune poesie di Ungaretti è fondamentale per capire il contenuto ed è basato su una similitudine tra la caducità delle foglie in autunno e la fragilità della vita umana. “Soldati” è scritta nel 1918, alla fine della prima guerra mondiale, vissuta in prima persona da Ungaretti, che si arruola come soldato semplice.
La vita di trincea sconvolge l’intera generazione di ragazzi di quegli anni, quasi adolescenti, che vedono cose più grandi di loro, mangiano topi, respirano gas, vedono morire i loro compagni. Alla fine della guerra ci sono i famosi “scemi di guerra”, quei ragazzi che vanno fuori di testa.
“Mattina” rappresenta tramite le parole il senso del mistero che pervade la realtà. La ricerca della brevità per arrivare a quest’analogia è portata alle estreme conseguenze. Quando si parla di analogia, questa poesia ne è l’esempio maggiore.
San Martino del Carso” ha un’analogia nel paese descritto nella prima strofa e nel cuore descritto nelle ultime due. È stata scritta il 27 agosto 1916. Il tema è sempre la guerra, la morte e la distruzione. C’è però anche la solitudine in questa poesia. È l’immagine di desolazione di un paese dopo il bombardamento. Delle case non è rimasto che qualche brandello di muro. Questo paese viene analogicamente messo a confronto con il cuore, che è il cuore del poeta, il cuore di una persona che soffre; nel paese non c’è più nessuno; sono nel mio cuore, in cui nessuna croce manca: sono tutti ricordati nel cuore, che è più straziato del paese stesso.
Questo cuore è come se fosse il luogo dove preservare la memoria. Ogni croce non è altro che il ricordo di ogni compagno morto in questo bombardamento.

Ungaretti scrive poi un’altra raccolta, intitolata “Il sentimento del tempo” (1933), che porta avanti il modo di scrivere già visto in “Prime”. Quest’ultima anticipa come sarà Ungaretti successivamente. Comincia ad abbandonare la ricerca della parola pura, essenziale. Ricomincia a scrivere in un modo un po’ più esplicito. Ne “Il sentimento del tempo” c’è un ritorno alla letteratura della classicità, come Petrarca, Foscolo, Leopardi ecc. Nel 1933 Ungaretti si riapre quindi alla scrittura più lunga, più esplicita; le sue letture sono più facili da comprendere. I temi de “Il sentimento del tempo” sono non solo il tempo inteso come unità di misura, ma il tempo che passa e la percezione della nullità delle cose umane (lo diceva Petrarca). Ci si rende conto che tutti gli sforzi e quello che si fa, è vano. L’ambientazione privilegiata in questa raccolta è Roma, perché con il suo aspetto antico riporta in vita l’idea del tempo che scorre. Successivamente, negli anni ’40, scrive un’altra raccolta di poesie, che si intitola “Il dolore” e contiene le poesie scritte soprattutto durante la sua permanenza in Brasile. Vengono riunite le poesie scritte dopo aver subito la perdita del fratello nel 1937 e del figlio Antonietto nel 1939. Il tema principale è la sofferenza individuale del poeta, che si somma alla sofferenza collettiva della popolazione mondiale perché in questo periodo ci sono i sentori della seconda guerra mondiale. Nel 1969 Ungaretti raccoglie tutte le raccolte in un unico libro, che si intitola “Vita di un uomo” e riprende un carattere autobiografico, proprio perché ripercorre tutte le tappe della poesia di Ungaretti.

Hai bisogno di aiuto in Giuseppe Ungaretti?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email