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La svolta di Sentimento del tempo

L'elaborazione dell'opera ha inizio nel 1919. Fino al 1933 Ungaretti aveva pubblicato queste poesie su diversi periodici. Alla poetica de dell'attimo e del frammento che caratterizza l'allegria subentra in questa nuova raccolta una diversa percezione del tempo volta a recuperare gli aspetti più problematici dell'esistenza. Si registra in queste poesie il ritorno alla punteggiatura e alla metrica che assume un ruolo fondamentale all'interno del testo poetico. Ritorna, dunque, l'endecasillabo magari alternato al settenario e ricompaiono la subordinata, l'inciso e l'inversione. Anche il lessico diventa più prezioso e ricercato e la preferenza per la parola astratta rispetto a quella concreta rivela un diverso bisogno di comunicare. Questi sono anche gli anni della conversione: finita la guerra e superato il dolore da essa derivante il poeta avverte ora un vuoto e si ferma a riflettere sulle grandi tematiche esistenziali della coscienza moderna. Da queste esigenze di ritrovare certezze e colmare quel vuoto nasce l'ansia di ritrovare dio (la madre). Fra i temi prediletti di questa fase v'è ancora quello della morte, che dà addirittura il titolo ad una sezione (la morte meditata).

L’ultima fase della produzione ungarettiana

La prima edizione della raccolta “ Il dolore” è del 1947 anche se le singole liriche erano già tutte apparse in precedenza su alcune riviste tra il 1937 e il 1946, anni in cui elaborò “Terra promessa” e “Un grido e paesaggi (1939.1952). Tra le tre raccolte esistono notevoli convergenze testuali e lo stile è influenzato anche dalle numerose traduzioni cui Ungaretti si dedicò nel corso degli anni. I temi ricorrenti sono legati ai lutti familiari e alla tragica esperienza collettiva della seconda guerra mondiale . Oltre al valore umano che hanno tali lutti, essi rappresentano anche la distruzione di quell'età felice che è l’infanzia: col fratello muore infatti l’ultimo testimone della fanciullezza del poeta e col figlio Antonietto la speranza di rivivere di riflesso quest’esperienza; anche nel dolore personale Ungaretti non si isola ma s’immedesima nel ruolo di cantore dell’umano dolore, e in questo si avverte il senso di solidarietà che unisce i singoli sofferenti. Abbastanza ricorrenti sono il tema della Patria ,quale meta costantemente cercata, il problema di Dio (passato dall'ateismo giovanile ai sentori del mistero, avvertito insistentemente in Sentimento del tempo, e approdato alla conversione verso i quarant'anni, il poeta vede ora il suo travagliato e sofferente percorso interiore risolversi nella totale conquista di Dio.

Con “Il dolore” , dunque, risulta compiuto l’itinerario spirituale di Ungaretti ma lo è anche quello stilistico, pervenuto all'irrinunciabile esigenza della classicità in questo che è stato definito il libro più “petrarchesco” del poeta. Tra le ultime fatiche letterarie vanno ricordate Il taccuino del vecchio, (1960) contenente ventisette frammenti svincolati dalle raccolte precedenti .Nel 1969 l’editore Mondadori pubblicò l’ultimo volume “Vita di un uomo. Tutte le poesie”. In esso si manifesta la coscienza del poeta di condividere la condizione esistenziale dell’essere uomo.

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