Autore: Giovanni Verga Titolo: La Libertà Tratto: Novelle rusticane

La novella apparve nel 1882 sulla “Domenica Letteraria” e poi inserita nella raccolta delle Novelle rusticane. Il periodo storico in cui è ambientata la novella è quello della spedizione dei Mille in Sicilia, al comando di Garibaldi e Nino Bixio. Garibaldi per reclutare soldati in Sicilia aveva promesso di distribuire le terre demaniali ai capifamiglia contadini. Prendendo come giustificazione le promesse garibaldine, nei giorni dal 2 al 5 agosto 1860 la popolazione, formata in gran parte da poveri contadini, si sollevò contro i locali proprietari terrieri. A muovere fu la volontà di appropriarsi della terra e liberarsi dal peso dei privilegi e delle ingiustizie sociali.

1. Nella prima parte della novella viene descritto il Sabato 4 agosto, la protagonista è la folla che non ha freni: ormai è accecata dal sangue e la morte sembra arrivare per ognuno dei cappelli, una folla che “spumeggiava” e “ondeggiava” come il mare. Verga mette in luce la crudele violenza, la rabbia irrazionale, l’assenza di pietà prodotte dalle prepotenze e dalle ingiustizie subite. La prima parte della novella è caratterizzata da un ritmo incalzante, che descrive il crescendo di violenze senza tregua, fino al momento in cui la folla, stremata, si placa.

2. Esauritasi la furia omicida, nella seconda parte, la folla si trova sbandata. Ogni individuo è solo, non più parte di una moltitudine spinta da un unico scopo. Verga evidenzia l’inutilità e l’assurdità della rivolta; essi hanno bisogno, ora, di quei padroni oppressori contro i quali si sono ribellati. Il ritmo della narrazione, nella seconda parte, è notevolmente rallentato rispetto a quella precedente.
3. Una nuova accelerazione del ritmo avviene nella terza parte, caratterizzata dall’arrivo di Bixio. In particolare è la descrizione della giustizia sommaria ordinata dal generale che colpisce per la sua rapida drasticità.
4. La quarta parte, infine, è caratterizzata da un ritmo lento, ben corrispondente alla lentezza con cui si muove la giustizia e con cui si svolge il processo vero e proprio (un periodo di tre anni).

La libertà apre e chiude la novella dandole una struttura circolare: la rivolta inizia con le parole “Viva la libertà!” e il processo che sancisce il suo fallimento si conclude con le parole del carbonaio “Se avevano detto che c’era la libertà!”, a ribadire l’inutilità del tentativo. Alla fine, tutto torna come prima: i «signori» al loro posto, i poveri contadini sempre più poveri. La tragedia si è chiusa, e non è servita a niente. Solo i condannati continueranno a chiedersi il perché, gridando che loro volevano solo «la libertà». Il mondo di Verga è un mondo senza speranza, che neppure la vittoria garibaldina ed il cambio di Re riescono a mutare.

Della sanguinosa rivolta rimane così solo la sofferenza degli accusati, mentre la vita torna a scorrere come prima. Tutto resta uguale, tutto è stato inutile, "all'aria ci vanno i cenci".
Verga fa corrispondere alle varie parti della novella un momento storico ed un punto di vista diversi. La libertà è vista dal punto di vista della folla durante la rivolta, dal punto di vista dei singoli durante la divisione delle terre e infine dal punto di vista dei ricchi possidenti e dei borghesi .

Nella novella, così come l'identità del paese non viene chiarita, anche la descrizione dei suoi spazi rimane sul vago. Il paese emerge come una collezione di luoghi e edifici, tipici dei paesi dell'entroterra siciliano, nominati, ma non descritti, né connessi tra loro, che appaiono soltanto quando vengono "toccati" dalla vicenda: la chiesa, la piazza, il casino dei galantuomini, il Municipio, la chiesa, le stradicciuole, la villa della baronessa, il cimitero, il convento.

•Intorno al paese sta la campagna, intravista prima tra le case della piazza e, successivamente, attraversata dal corteo degli arrestati. Più in là ancora, a chiudere il paesaggio, vi sono i fianchi dell'Etna ricoperti di "boschi cupi".

•A separare paese e campagna sta un burrone, a collegarli una stradicciola che scende a precipizio. Tra paese e campagna s'instaura quindi un rapporto alto/basso, che assume particolare importanza durante l'arrivo dei garibaldini, quando la posizione dei popolani, sulla cresta del monte, consentirebbe loro di sconfiggere i soldati che risalgono il burrone.

•L'altra contrapposizione spaziale presente nella novella è quella che s'instaura tra paese e città. Quest'ultima si rivela completamente ostile ai popolani: è dominata dal gran carcere dalle celle buie, al quale i parenti dei detenuti faticano ad accedere; non vi si trova lavoro, né di cui cibarsi; anche la locanda più misera è costosa e chi dorme sugli usci della chiesa viene arrestato; una ragazza
persino vi si perde.

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