Daniele di Daniele
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la spedizione dei Mille

La spedizione dei Mille è uno degli eventi più significativi del Risorgimento italiano. Con spedizione dei Mille si intende la spedizione partita da Quarto tra 5 e 6 maggio del 1860, località presente nel Regno di Sardegna, verso la Sicilia, in cui governava il Regno di Sardegna. La spedizione fu guidata dal generale Giuseppe Garibaldi, il quale fu seguito nella sua impresa da altri mille uomini. L'operazione prevedeva l'annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno di Sardegna, sconfiggendo il nemico, ovvero la famiglia dei Borboni che governava da secoli nell'area.
I mille guidati da Giuseppe Garibaldi sbarcarono nella città di Marsala in data 11 maggio e il loro obiettivo principale era quello di conquistare tutto il Regno delle due Sicilie, approfittando delle insurrezioni scoppiate a livello locale tra il popolo. Dopo varie battaglie, Garibaldi e i suoi uomini riuscirono ad avere la meglio sul regno borbonico e i territori del regno delle Due Sicilie furono inglobati nel Regno di Sardegna. L'impresa di Garibaldi fu accolta con grande partecipazione popolare e la spedizione garibaldina è considerata come uno degli eventi più importanti della storia unitaria italiana.

Indice

La Spedizione dei Mille
Riassunto La Spedizione dei Mille
Eventi della Spedizione


La Spedizione dei Mille


Dopo il plebiscito della Toscana e dell’Emilia Romagna, anche Palermo si sollevò contro i Borboni, ma la sommossa fu prontamente repressa dall’esercito. Quando la notizia giunse nell’Italia settentrionale, Giuseppe Garibaldi, democratico radicale, nonché grande guerriero decise di reclutare un migliaio di volontari, per guidarli in una spedizione a sostegno dei ribelli siciliani. Garibaldi partì segretamente con due navi dal porto di Quarto, presso Genova, il 5 maggio 1860, puntando verso la Sicilia insieme alla collaborazione di Nino Bixio (luogotenente del generale) e Francesco Crispi (capo dei profughi siciliani). Sbarcato sull’isola, sconfisse a Catalafimi i soldati borbonici che, pur più numerosi e organizzati non riuscirono a sostenere la flessibilità della guerriglia. Quindi, entrò a Palermo e neutralizzò la resistenza delle truppe fedeli al re, con l’appoggio della classe baronale, indifferente sia a un idea di nazione che di un eventuale cambio di monarchia. Alla metà di Agosto, iniziò la risalita delle penisola e a Settembre entrò da trionfatore a Napoli, abbandonata dal re, Francesco II, preparandosi a invadere lo stato pontificio. Nel frattempo i successi di Garibaldi provocarono un grande allarme a Torino. Cavour infatti, sia per evitare le complicazioni internazionali che una marcia di Garibaldi verso Roma sicuramente genererebbe, sia per limitare l’euforia dei repubblicani che rischiano di far nascere un’Italia del Sud repubblicana, convince il re a occupare le Marche e l’Umbria (di dominio pontificio). Da qui i primi reparti piemontesi raggiungono Teano, dove Garibaldi, da uomo pragmatico pur di rendere l’Italia unita, cedette i suoi risultati a Vittorio Emanuele II aderendo perciò alla politica si casa Savoia, adesione che deludeva le aspettative di coloro che auspicavano una repubblica meridionale tesa alla conquista di Roma. Il 17 marzo 1861 il Parlamento riunito a Torino decise la proclamazione del regno d’Italia e il conferimento della corona a Vittorio Emanuele II. Assumendo la corona d’Italia, però, i Savoia commisero l’errore di considerare la penisola una sorta di appendice del Regno di Sardegna. Infatti, anziché assumere il titolo di Vittorio Emanuele I, come avrebbe richiesto la formazione di una nuova entità politica, il sovrano mantenne il titolo piemontese. Inoltre non venne promulgata una nuova costituzione, che tenesse conto delle molte e differenti esigenze dei tanti territori annessi, ma fu esteso a tutto il nuovo regno lo Statuto Albertino. Ciò non voleva significare la continuità tra l’antico regno di Sardegna e il nuovo Regno d’Italia, ma era indice della scarsa lungimiranza politica del governo di Torino.

Riassunto La Spedizione dei Mille

Ferdinando II re di Napoli muore e succede Francesco II. In Sicilia i mazziniani e repubblicani preparano la rivolta tra cui Rosolino Pio e Francesco Crispi. Garibaldi e Mazzini voglione fare un colpo in meridione ed era necessario far insorgere i siciliani che avrebbero poi chiesto aiuto al nord. Tra il 3 e il 4 Aprile '60 scoppia la rivolta a Palermo. Garibaldi chiede a Cavour appoggio militare ma lo nega. Garibaldi riunisce così mille volontari e Benso gli fornisce 1000 fucili. L'aiuto più importante è dato dalla massoneria inglese in quanto contro i Borboni e il papato. Garibaldi prepara i volontari tuttavia sta per esitare in quanto viene a sapere che la rivolta è stata soffocata. Crispi tuttavia modifica i telegrammi facendo credere che è ancora in atto e Garibaldi decide così di salpare. Il 6 Maggio partono da Quarto ma siccome manca la polvere da sparo si fermano a Talamone dove alcuni fanno finta di marciare su Roma per distrarre. Il 9 Maggio Garibaldi sbarca a Marsala e i mille si arrichiscono di picciotti siciliani. A Calatafimi vi è il primo scontro, i garibaldini sono in difficoltà e Garibaldi ordina un assalto all'arma bianca.
Sorprendentemente i borbonici si ritirano in quanto il generale era stato corrotto. Giuseppe Garibaldi punta poi su Palermo dove la popolazione insorge. Viene firmata l'amnistia fino al 6 Giugno tra borbonici e garibaldini. Tra giugno e luglio arrivano altri volontari e Salemi diviene la prima capitale italiana. A Napoli intanto il re Francesco concede la costituzione e affida la polizia a Liborio Romano e chiede aiuto ai piemontesi contro i garibaldini, il quale decide di intervenire. Vittorio Emanuele manda l'ordine ufficiale a Garibaldi di non attraversare lo stretto ma in realtà gli dice di passarlo. Garibaldi passa così in Calabria e l'esercito borbonico si arrende subito facilmente. Francesco II lascia Napoli e si reca a Gaeta. Liborio Romano intanto, che doveva difendere Napoli, invita i garibaldini ad entrare. Cavour aveva dato però l'ordine di non raggiungere Napoli e così è costretto a scendere con l'esercito da Garibaldi passando per Roma, dove l'esercito della chiesa viene battuto. Garibaldi e Cavour si incontrano, il primo cerca di ottenere un accordo con Vittorio Emanuele II, ma Cavour lo minaccia. Vittorio Emanuele prende il comando dell'esercito piemontese mentre Garibaldi si fa da parte ritirandosi a vita privata a Caprera. Francesco II si rifugia a Roma ospite del papa. Il 17 Marzo 1861 il parlamento a Torino dichiara Vittorio Emanuele II nuovo Re d'Italia. Roma viene dichiarata capitale naturale del Regno d'Italia. In Maggio Cavour si sente male e muore il 6 Giugno.

Eventi della Spedizione

La fine dell' instabilità internazionale sancita dalla conclusione della Seconda guerra d'indipendenza non significò il completo rasserenamento della vita politica italiana. Francesco Crispi e Rosolino Pilo seguivano con attenzione gli eventi che condussero al crescente malcontento popolare dell'Italia meridionale, mostrandosi pronti a intervenire qualora fosse stato necessario. Furono loro a suggerire a Garibaldi di guidare la "Spedizione dei mille".
Informato sui preparativi della spedizione, Cavour si dichiarò contrario a quest'impresa, poiché temeva una reazione negativa della Francia. Favorevole a quest'impresa era invece Vittorio Emanuele II. La notte tra il 5 e il 6 maggio 1860 1070 volontari guidati da Giuseppe Garibaldi partirono da Quarto su due piroscafi: il Piemonte e il Lombardo.

Dopo aver fatto scalto a Talamone per rifornirsi di armi, questi raggiunsero Marsala. In pochi giorni, i garibaldini ottennero importanti successi contro l'esercito borbonico.

Il sostegno dei siciliani nei confronti della grande iniziativa garibaldina era legato in particolare modo a due principali ragioni:
- il popolo avrebbe voluto riscattarsi sul piano sociale;
- la classe dirigente del sud aveva come obiettivo quello di garantire un cambiamento politico; era, infatti, concorde con l'Unità d'Italia, poiché sosteneva che i Savoia avrebbero potuto tutelare maggiormente i loro privilegi.
Garibaldi decise di non avallare il tentativo di riscatto sociale promossi dai contadini: si rese, infatti, rapidamente conto che senza l'appoggio della classe dirigente meridionale l'impresa sarebbe andata incontro a un sicuro fallimento.
E quando gli insorti manifestarono l'intenzione di requisire le terre dei latifondisti, egli non esitò a ordinare la repressione. Gli episodi più gravi si verificarono nei paesi vicini all'Etna, dove le truppe garibaldine agli ordini di Nino Bixio arrestarono e fucilarono i rivoltosi.
La situazione intanto era favorevole ai garibaldini che riuscirono a riportare grandi successi in campo militare. Il 7 settembre i Mille guidati da Giuseppe Garibaldi riuscirono a entrare a Napoli e il 1° ottobre si combattè la battaglia decisiva lungo le rive del fiume Volturno, in cui i garibaldini e il loro comandante ebbero la meglio.

Il successo di Garibaldi fece cambiare opinione a Cavour. Ora egli riteneva indispensabile un intervento diretto dell' esercito sabaudo. Molti motivi lo spingevano a questa nuova posizione: la paura che Garibaldi accogliesse l'invito proveniente dai mazziniani di proclamare nel Sud dell' Italia la repubblica, il timore che Garibaldi proseguisse la sua azione puntando su Roma, provocando poi probabilmente l'intervento dell' esercito francese, la possibilità di annettere le Marche e l'Umbria, appartenenti allo Stato pontificio.

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