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Verismo

In Italia le idee positiviste e la poetica del Naturalismo ebbero una grande risonanza e si concretizzarono con la corrente letteraria del Verismo, che accoglieva gli insegnamenti naturalistici ma li rivisitava in maniera originale:
•al contrario del romanzo naturalista, il suo scopo è di approdare a una scienza del cuore umano e di rappresentare la realtà così com’è, senza concessioni sentimentali o progressiste;
•alla concezione fiduciosa e ottimistica dei naturalisti si contrappone una visione pessimistica della vita: non è possibile cambiare la società;
•se il romanzo naturalistico si concentrava sulle condizioni di vita del proletariato urbano, quello verista intende rappresentare il mondo contadino del Sud misero e arretrato.
Dunque, la rappresentazione scrupolosa della realtà sociale spinse i romanzieri veristi a esplorare il mondo delle loro regioni di appartenenza; ne emerse il quadro di un’Italia solo apparentemente unita ma in realtà caratterizzata da diverse situazioni sociali.

In tal senso, il Verismo si diffuse principalmente a Milano ma i principali esponenti del movimento furono meridionali, tra i quali il siciliano Giovanni Verga, che ne è il caposcuola.

Giovanni Verga

Giovanni Verga nacque a Catania nel 1840 da una famiglia di proprietari terrieri di antica origine nobiliare e di tradizioni liberali. Trascorse la sua giovinezza nella città natale ma interruppe gli studi giuridici per iscriversi alla Guardia Nazionale, interessato alle imprese garibaldine.
Nel 1865 si trasferì a Firenze in cui trovò un ambiente assai stimolante sia dal punto di vista intellettuale sia da quello mondano dove conobbe Luigi Capuana.
Nel 1872 si trasferì a Milano e qui venne a contatto con gli ambienti della Scapigliatura e sono proprio questi gli anni della conversione al Verismo.
Nel 1893 fece poi ritorno a Catania ma si aprì per lui un periodo di crisi creativa; si orientò politicamente su posizioni reazionarie e si schierò sul fronte interventista alla vigilia della prima guerra mondiale.
Morì nel 1922.

La visione della vita nella sua narrativa

1.Nonostante la poetica verista escluda l’intervento dell’autore, nelle opere di Verga è possibile cogliere una precisa concezione dell’uomo e della storia, influenzate dalle principali correnti di pensiero dell’epoca:
•il positivismo, secondo cui la realtà può essere descritta solo con un approccio scientifico, fondato sull’analisi e sullo studio dei fenomeni;

•il materialismo, che assimila il comportamento umano a quello delle altre specie animali e ne individua l’origine nei suoi bisogni materiali primari;
•il determinismo, basato sulla convinzione che l’uomo subisce l’influenza dell’ambiente circostante, delle leggi economiche e del condizionamento ereditario;
•l'evoluzionismo di Darwin, da cui riprende il concetto di “lotta per la vita e di legge del più forte che spinge l’uomo a imporsi o a soccombere in uno spietato antagonismo regolato dalla selezione naturale.
2.Tuttavia, Verga respinge però la fiducia del Positivismo nel progresso umano e il concetto di evoluzione verso un equilibrio, capace di annullare le disuguaglianze; la società sembra essere caratterizzata da un continuo progresso ma gli uomini sono costretti a sottostare a una legge di natura universale, riscontrabile in ogni luogo e in ogni tempo: i vincitori di oggi saranno domani, a loro volta, vinti.
Il pessimismo si manifesta nell’accettazione fatalistica di questa realtà immutabile, alla quale nessuno può sottrarsi. Dunque, per Verga l’arte non è in grado di intervenire per cambiare la società.
3.Secondo l’autore, il lavoro non è in grado di riscattare e rendere libero l’uomo ma si impone come un dovere che trova giustificazione in quanto mezzo di sostentamento dell’individuo e della famiglia; la concezione della storia e del mondo, secondo cui esiste e sempre esisterà la legge del “pesce grosso che mangia il pesce piccolo”, non trova riscatto neppure nella religione: nega l’esistenza della provvidenza ed esclude ogni consolazione religiosa e ogni speranza in una vita migliore nell’aldilà.
Gli unici valori in cui dimostra di credere sono quelli della famiglia e degli affetti domestici: l’individuo che sceglie di allontanarsi dal proprio nucleo familiare e dal proprio ambiente di origine è destinato a fallire e a perdersi. In tal senso si può parlare di una “religione della famiglia” e di un “ideale dell’ostrica”, attraverso il quale si manifesta il “tenace attaccamento di quella povera gente allo scoglio sul quale la fortuna li ha lasciati cadere” (novella Fantasticheria).

Le tecniche narrative

La necessità di attenersi al canone dell’impersonalità dell’opera letteraria, spinse Verga a rivoluzionare le tradizionali strategie narrative adottando particolari tecniche, quali:
- eclissi dell'autore = il romanzo deve escludere ogni intervento diretto dell’autore, il quale deve mettersi “nella pelle” dei personaggi, così che dal racconto possa emergere una visione oggettiva della realtà che dia al lettore l’impressione di essere presente nell’avvenimento e non di vederlo attraverso la “lente dello scrittore”; a raccontare i fatti sono i personaggi stessi che esprimono, secondo il loro punto di vista, idee, sentimenti e passioni, creando nel lettore la sensazione di trovarsi “faccia a faccia con il fatto nudo e schietto”.
Ad esempio nella novella “Rosso Malpelo” il narratore è popolare e assume il punto di vista dei personaggi: Verga ovviamente non crede realmente che Malpelo sia cattivo perché ha i capelli rossi, ma la poetica verista consiste proprio nell’eclissi dell’autore, che rinuncia a esprimere il proprio punto di vista;
- regressione = dal momento che l’autore si eclissa, si ha un narratore interno che appartiene al mondo rappresentato; per assumere il punto di vista dei personaggi l’autore deve quindi assimilarsi a livello culturale della comunità del narratore.

Ad esempio nei “Malavoglia”, dove la storia è ambientata tra i pescatori siciliani, utilizza un linguaggio semplice e popolare e modi di dire o espressioni colloquiali.
- straniamento = attraverso questa tecnica, che consiste nel rappresentare come “strano” ciò che in realtà non lo è o viceversa, viene evidenziato il divario tra la visione del mondo del narratore (che è analoga a quella dei personaggi) e quella dell’autore (che coincide con quella dell’autore). Questo effetto è maggiore quanto più l’ambiente rappresentato è lontano dalle convenzioni della vita “moderna”, dominato da un sistema di valori arcaici quali violenza, prevaricazione e superstizione.
- discorso indiretto libero = gli avvenimenti sono presentati direttamente dal punto di vista del personaggio, riproducendo così il suo modo di esprimersi, i suoi sentimenti, i suoi pensieri o i suoi ricordi.

Differenze con Zola

Verga è stato un lettore appassionato del naturalista francese Emile Zola tant’è che diviene il suo modello, anche se di fatto si discosta dalla sua poetica per diversi aspetti.
Fondamentalmente tra i due c’è una divergenza ideologica: nelle opere di Zola la volontà di delineare le tappe evolutive della società lascia emergere un atteggiamento ottimista nei confronti del progresso, in quanto attraverso la denuncia dei mali della società egli spera di contribuire al suo miglioramento. Di contro, Verga ha una visione irrimediabilmente pessimista della realtà percepita come immutabile ed è una concezione che deriva dal contesto socio-economico in cui vive. Infatti alla società industriale francese, attiva e moderna descritta da Zola, si contrappone l’arretratezza del Sud Italia, in cui sia i contadini che la classe borghese sono estranee alla dinamica del capitalismo.

In secondo luogo, vi è una sostanziale differenza da un punto di vista descrittivo: mentre Zola è convinto che la descrizione abbia un ruolo centrale e che siano proprio le circostanze ambientali a determinare le comportamenti dell’uomo, Verga rinuncia a descrivere nei particolari il contesto.

Questione meridionale

Con l’Unità d’Italia il Mezzogiorno si trovò ad affrontare una profonda crisi economica e sociale dovuta all’impatto traumatico con l’economia progredita del Nord. Un’ondata di fallimenti e l’aumento della disoccupazione ridussero in totale miseria migliaia di persone, diffondendo il fenomeno del brigantaggio che assunse dimensioni di rivolta collettiva politica e sociale.
Furono diverse le cause che determinarono questa situazione: la delusione dei contadini che speravano in una distribuzione della terra, il disprezzo per la vecchia classe politica dirigente, l’aumento delle tasse e la leva militare obbligatoria (il Meridione è stato tradito dai piemontesi).
Verga, fin dalla giovinezza fu un attento osservatore delle vicende politiche e un convinto sostenitore dell’unità nazionale; pertanto, collaborò con il giornale di Sonnino in cui pubblicò diverse novelle, tra le quali una di esse darà poi vita ai Malavoglia, opera in cui, non a caso, verrà individuato l’intento di indagare la realtà attraverso uno “studio sociale”.
Anche se rifiutava l’idea che l’arte potesse contribuire al miglioramento della società è innegabile che fu proprio la sua produzione letteraria a far conoscere al resto d’Italia le misere condizioni del Mezzogiorno e a dare il via al fenomeno della letteratura regionalista. Inoltre, pur senza proporre soluzioni ai problemi meridionali, in molte opere Verga rievoca episodi della storia risorgimentale secondo l’impatto negativo che ebbero sui siciliani: basti pensare alla novella “Libertà” sulla repressione della rivolta popolare di Bronte dopo lo sbarco di Garibaldi, o alla partenza come soldato di ‘Ntoni Malavoglia a causa della leva obbligatoria del nuovo Regno d’Italia.

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