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Giovanni Verga e il Verismo[h2]
Il Verismo è un movimento letterario che prende piede in Italia. Le caratteristiche principali sono:
-La rappresentazione della realtà descritta precisamente.
-L’ambiente dei racconti è paesano, piccoli centri rurali.
-I personaggi sono contadini, pastori e pescatori i quali hanno un atteggiamento rassegato di fronte al mondo che non può cambiare.
-Il pensiero è pessimistico.
-Si è in una società arretrata, incapace di reagire.
-Il linguaggio usato è dialettale.
Il Naturalismo francese e il Verismo in comune hanno L’adesione al vero, la descrizione precisa di ambienti e personaggi, il rifiuto dei canoni tradizionali, il primato del romanzo e l’impersonalità dell’opera.

[h2]Giovanni Verga
(1840-1922 Catania)
Famiglia proprietaria terriera.
Ebbe la prima fase letteraria di carattere patriottico perché si trovava nel periodo dell’Unità di Italia.
Verga ebbe una vita appartata per il suo carattere schivo, non si sposò mai però ebbe fama di essere un grande amatore.

Nel ’65 decide di andare a Firenze che in quel periodo era capitale d’Italia. Qui ebbe la seconda fase di carattere mondano scapigliato.
In seguito si sposta a Milano.
Nel ’74 ebbe la terza fase “svolta verso il verismo” in cui pubblica “Nedda” che ebbe un grande successo nonostante sia stata scritta in pochissimo.
Nel periodo milanese capisce la sua aspirazione verso la letteratura siciliana.
Verga per riprodurre il vero usò anche la tecnica della fotografia considerata da lui un’arte.
Nel 1922 Muore.

VISIONE DELLA VITA
Ebbe una concezione dolorosa della vita dovuta anche dal suo carattere schivo. Il responsabile di tutto è il fato, il destino il quale condanna gli uomini ad una condizione di immobilismo.

POETICA DELL’IMPERSONALITA’
Secondo Verga lo scrittore deve eclissarsi, ovvero scomparire dalla narrazione, non deve emergere nel testo con riflessioni proprie ma deve calarsi nella parte dei personaggi. L’impersonalità è l’unico modo per descrivere la situazione reale della società che si ritrova in una situazione immutabile, dove il più forte prevale sul più debole.

Opere

Romanzi pre-veristi: Una peccatrice, Storia di una capinera, Eva, Eros e Tigre reale
Verga decise di scrivere un ciclo di 5 scritti con il titolo di “Ciclo dei vinti”, riuscì a portarne a termine solo due: I Malavoglia e Mastro Don Gesualdo.
Scrisse anche delle raccolte di novelle:
Vita dei campi: è una raccolta di otto novelle ( Fantasticheria, Jeli il pastore, Rosso Malpelo, Cavalleria rusticana, La lupa, L’amante di Gramigna, Guerra di Santi, Pentolaccia). I temi principali sono: il mondo siciliano, le leggi di sopraffazione del più debole, i drammi dell’amore e della gelosia. Qui Verga cerca di riprodurre il mondo siciliano usando la tecnica dell’impersonalità.
Novelle Rusticane: dai tratti più ironici ma nel complesso più cupi rispetto la prima raccolta. L’autore qui parla anche dei problemi socio-economici della Sicilia.

Dedicatoria a Salvatore Farina (da L’amante di Gramigna, VITA DEI CAMPI)
E’ la prefazione del racconto L’amante di Gramigna, ha la forma di una lettera indirizzata a Salvatore Farina. Farina era contrario alle tendenze veriste così Verga rivolge a lui i suoi convincimenti letterari. E’ una sorta di manifesto della sua scrittura in cui si possono trovare alcuni punti essenziali della sua poetica come l’impersonalità, la regressione dal punto di vista narrativo, la riduzione del racconto all’essenziale.

Rosso Malpelo (da Vita dei campi)


Il racconto è un perfetto esempio di racconto verista in cui viene descritta la condizione dei lavoratori e lo sfruttamento minorile. E’ la storia di un ragazzino dai capelli rossi, che allora erano sinonimi di cattiveria, così viene emarginato e maltrattato da tutti, madre e sorella comprese. Malpelo cresce rassicurato solo dal padre con il quale lavora in una cava, ma un giorno l’uomo perde la vita mentre lavora. Il lutto segna profondamente Malpelo che da quel giorno inizia effettivamente a comportarsi male, arrivando persino a picchiare il suo vecchio asino. Un giorno arriva alla cava un ragazzino, Ranocchio, e nasce uno strano rapporto tra i due: Malpelo maltratta il ragazzo molto fragile e inesperto ma allo stesso tempo fa di tutto per proteggerlo, fino a quando Ranocchio non si ammala e nonostante gli sforzi di Malpelo, muore. Malpelo ormai rimasto solo, non gli resta che lavorare, così accetta tutte le mansioni più pericolose e un giorno scompare nel nulla durante una ricerca di un pozzo. I lavoratori rimasero con la paura del ritorno del fantasma di Malpelo.

La Roba (da Novelle Rusticane)


Questa novella inizia col descrivere il paesaggio della Sicilia dove era situata l'enorme proprietà di quest'uomo chiamato Mazzarò. Ovunque possedeva distese di aranci, sugheri, alberi da frutta, grano e molti pascoli. Ogni viandante che passava da quelle parti domandava di chi era quella terra e tutti quelli che vi lavoravano dicevano che erano di Mazzarò il loro padrone. Anche se possedeva tutte quelle terre non era altro che un uomo non molto alto che di grasso aveva solo la pancia, però nessuno si spiegava come facesse a riempirla perché mangiava un piccolo pezzo di pane con cipolla e formaggio, anche se era molto ricco. Egli aveva accumulato tutta quella roba lavorando sin da ragazzo da mattina a sera, sotto il sole o la pioggia col vento, senza né scarpe né cappotto. Quando era ragazzo veniva preso a calci dalla gente che ora lo chiamava eccellenza, anche se era diventato molto importante metteva il berretto dei contadini e non era diventato superbo. Tutto il denaro che aveva lo investiva per comprare altra terra. La sua proprietà era molto vasta e per mandarla avanti tra periodo di vendemmia, semina e raccolto spendeva molto per pagare la manodopera ma i guadagni erano altrettanto. Egli passò così tutta la sua vita lavorando sempre, non si era mai sposato e non aveva né figli né nipoti. La sua avarizia e l'ambizione di possedere tutta la roba per sé più di un re l'avevano fatto diventare vecchio, per Mazzarò era un ingiustizia dover morire e non potersi godere per sempre la sua roba e passava gli ultimi giorni della sua vita a disperarsi senza capire che possedere una casa materiale non fa felici le persone, perché quest'uomo pensava che per essere felice doveva possedere qualcosa.

I Malavoglia (Ciclo dei vinti)


E’ la storia della famiglia Toscano, soprannominati i Malavoglia. Essi risiedono nella casa del nespolo e sono proprietari di una barca chiamata “provvidenza”. La famiglia è composta di otto membri: padron ‘Ntoni (il capo famiglia), suo figlio Bastianazzo con la moglie Maruzza detta Longa e i loro cinque figli, ‘Ntoni, Luca, Mena, Alessi e Lia. Per migliorare le loro condizioni decidono di commerciare dei lupini ma la loro barca naufraga dove perde la vita Bastianazzo. La famiglia si ritrova in banca rotta e con un grosso debito. Da quel momento il destino si accanisce contro i Malavoglia. Gli viene portata via la casa, Luca muore in battaglia e Longa di colera. ‘Ntoni entra nel giro del contrabbando e finisce in prigione. Lia sconvolta dalle chiacchiere sul fratello scappa, il nonno muore in ospedale affranto dal desiderio di rivedere la casa del nespolo. Alessi riesce a riscattare la casa e cerca di riunire la famiglia, con lui resta Mena che ha dovuto rinunciare all’amore e a una vita sua. Torna anche ‘Ntoni ma se ne va disperato dal rimorso di essere stato la rovina della famiglia.
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