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1. La vita.
Nacque il 31 dicembre 1855 da una famiglia agiata della piccola borghesia rurale (10 figli). Il 10 agosto 1867 il padre venne fucilato mentre tornava a casa ma i colpevoli non furono mai trovati (senso di ingiustizia). Questo creò difficoltà economiche e la famiglia si trasferì a San Mauro e poi a Rimini. Successivamente morirono la madre, la sorella maggiore e 2 fratelli. Nel collegio degli Scolopi a Urbino, Pascoli, ricevette un’educazione classica (base essenziale della sua cultura) e grazie ad un suo insegnante potè proseguire gli studi a Firenze, successivamente ottenne una borsa di studio che gli permise di studiare all’Università di Bologna nella facoltà di Lettere. Qui subì il fascino dell’ideologia socialista e fu arrestato e trascorse alcuni mesi in carcere per aver partecipato a manifestazioni contro il governo, con ciò si distaccò dalla politica. Divenne insegnante liceale e visse con le 2 sorelle a cui era morbosamente legato. Con loro costruisce quel nido ideale spezzato che lo protegge dal mondo esterno, dov’è continuamente presente il ricordo dei morti. Questo legame impedisce ogni relazione esterna vista come un tradimento. Pascoli conduce una vita “forzatamente casta”, lui vorrebbe crearsi una nuova famiglia ma resta sempre legato a quella vecchia. La vita amorosa gli appare misteriosa e proibita e il suo affetto è colmato dalle sorelle che rivestono un ruolo materno (il matrimonio di Ida fu visto come un tradimento). La strana situazione affettiva del poeta è importante per capire la sua poesia. Prese una casa in campagna con la sorella e visse lontano dalla città che detestava e condusse una vita esteriormente serena ma turbata nell’intimo. Riprese a insegnare e pubblicò vari testi. Infine morì di cancro allo stomaco a Bologna nel 1912.

2. La visione del mondo.
La sua formazione fu essenzialmente positivistica ravvisabile nell’ossessiva precisione con cui usa la nomenclatura ornitologica e botanica. Ha sfiducia nella scienza (caratterizza la cultura di fine secolo) come strumento di ordinamento e conoscenza del mondo, oltre i confini limitati dell’indagine scientifica c’è l’ignoto e l’inconoscibile. Questa tensione non si concretizza in una fede religiosa positiva: Pascoli ha nostalgia di Dio, non possesso; condivide il messaggio morale (fratellanza) ma non quello teologico del cristianesimo. Per Pascoli il mondo è frantumato e non obbedisce ai dettami della logica comune. Non esistono gerarchie d’ordine tra gli oggetti (piccolo mischiato col grande, grande rimpicciolito, piccolo iungrandito…). Gli oggetti materiali hanno grande rilievo nella sua poesia ma non si attengono necessariamente al vero ma sono filtrati attraverso la visione soggettiva del poeta caricandosi di simboli che rimandano all’ignoto e a messaggi misteriosi, il termine preciso diventa come una formula magica che permette di arrivare al cuore della realtà e all’essenza segreta delle cose. Con ciò il mondo pascoliano perde ogni consistenza oggettiva. Tra le cose si istaurano legami segreti che possono essere colti abbandonando la visione corrente e logica. Tra mondo esterno e io, tra oggetto e soggetto non c’è distinzione. La sua visione del mondo si colloca nella cultura decadente e presenta affinità con quella dannunziana.

3. La poetica.
Dalla sua visione del mondo scaturisce la poetica pascoliana che possiamo trovare ne Il fanciullino (ampio saggio). Il poeta coincide col fanciullo che sopravvive in ogni uomo, esso, come Adamo dà il nome alle cose e non sottostà alla comunicazione abituale ma che sappia andare nell’intimo delle cose. Questo fornisce una conoscenza prerazionale e immaginosa della poesia (come il Romanticismo) che Pascoli direziona verso il decadentismo. Pascoli con il suo modo alogico ci fa sprofondare nell’abisso della verità (non lentamente come nella ricerca scientifica). Questo atteggiamento irrazionale e intuitivo consente una conoscenza profonda della realtà e permette di cogliere l’essenza segreta delle cose. Il fanciullino riesce a scoprire nelle cose le relazioni più ingegnose, esso appare come un “veggente” (vede più degli altri). In ciò si colloca la concezione della poesia pura: essa non deve avere fini estrinseci e pratici (canta solo per cantare, non assume un ruolo di ammonitore) e non si propone obbiettivi civili e morali. Essa, però, può anche ottenere effetti di utilità morale e sociale (come Virgilio). Il sentimento poetico, svegliando il fanciullino, addormenta gli odi e gli impulsi violenti propri degli uomini, inducendo alla bontà e alla fratellanza e fa si che gli uomini possano accontentarsi di ciò che hanno. Nella poesia pura è implicito un messaggio sociale che invita all’affratellamento al di là delle classi. Pascoli trasferisce in poesia anche argomenti umili (vs classicismo aristocratico che separa ciò che è alto da ciò che è basso), la poesia è anche nelle piccole cose. In ciò Pascoli, porta ad estreme conseguenze la rivoluzione romantica che trattava ogni elemento della realtà. Pascoli tratta realtà umili e dimesse, celebra glorie nazionali ed evoca miti ed eroi classici.

UNA POETICA DECADENTE: in questo brano si possono notare i punti essenziali della teoria pascoliana della poesia:
- la conoscenza prerazionale e immaginosa propria del fanciullino che consente di cogliere le realtà nella sua essenza profonda, estranea al ragionamento logico.
- la verginità della parola poetica
- la scoperta dei legami segreti tra le cose
- il poeta è colui che spinge lo sguardo oltre i limiti della realtà visibile
- la poesia pura che non ha finalità estrinseche ma può risultare moralmente e socialmente utile indicando una società utopica dove gli uomini sono affratellati
- il rifiuto della separazione classica degli stili
- la dignità poetica che va scoperta nelle piccole ed umili cose espresso attraverso una metafora floreale

5. I temi della poesia pascoliana.
La poesia pascoliana rivela una sensibilità decadente ma non sappiamo quanto conoscesse di questa poetica, la sua poesia scaturisce dal suo vissuto. Pascoli è il contrario del poeta maledetto (rifiuta la normalità borghese e rompe con i suoi valori), esso, è appagato della sua vita piccolo-borghese e chiuso nei suoi affetti familiari e nei suoi studi e si propone come il celebratore della realtà piccolo-borghese e dei suoi valori, con ciò invita gli uomini ad accontentarsi del poco e a vivere in un clima di cooperazione e concordia fraterna che lo consoli dal male di vivere, dai dolori e dalla miseria. Da questo umanitarismo scaturiscono anche temi sentimentali e patetici che rimandano alla letteratura di fine ‘800. Pascoli si avvale anche di miti (potente valore suggestivo):

- fanciullino: parte naturalmente ingenua e buona che garantisce la fraternità
- nido: protettivo, in cui i componenti possono trovare conforto e riparo dall’esterno. Ad esso si ricollega il tema ossessivo del ritorno dei morti.
- vicenda paterna: idea del male che attacca gli uomini, la necessità del perdono e della concordia.
Poiché Pascoli crede nel valore pedagogico della poesia si riferisce a temi più vasti e può anche assumere le funzioni del poeta “vate” che canta le glorie della patria ed esalta la coesione nazionale. Pascoli ribadisce la fede in alcuni valori fondamentali (proprietà, famiglia, devozione, fedeltà ai morti…) e questa sintonia col pubblico lo ha reso un poeta scolastico, cantore delle piccole cose, degli affetti familiari, dell’innocenza e delle cose infantili, ma questo aspetto non teneva conto degli aspetti inquietanti che nascondeva e che oggi si conosce. Esso carica le piccole cose di significati allusivi e simbolici portando alla luce le zone oscure della psiche (sconfitte e delusioni, inadeguatezza della realtà rispetto al sogno, fascino dell’irrazionale, presenza della morte…). Oltre al poeta pedagogo, Pascoli, è anche un poeta dell’irrazionale capace di raggiungere profondità inaudite. Esso può essere ritenuto il più decadente. La celebrazione del nido, delle piccole cose, dell’accontentarsi e della fraternità accomunano i “due poeti”. In un discorso Pascoli disse che il debole verrà sopraffatto dal più forte e alla fine si arriverà ad una monarchia unica, per questo preferisce chiudersi nei suoi affetti familiari, protetto dal mondo esterno.

6.Le soluzioni formali
Il suo nuovo modo di percepire il reale lo porta a soluzioni formali innovative:
- Sintassi: diversa da quella della tradizione italiana (modellata sui classici e fondata su elaborate gerarchie di proposizioni principali ) dove la coordinazione è maggiormente sviluppata rispetto alla subordinazione e la struttura sintattica si frantuma in brevi frasi senza rapporti gerarchici. Le frasi, spesso, mancano di soggetto o verbo o sono una successione di nomi o aggettivi. La sua frantumazione mostra il rifiuto di una sistemazione logica dell’esperienza creando segrete corrispondenze tra le cose. Essa traduce la visione del mondo pascoliana (visione fanciullesca che mira a rendere il mistero). Di conseguenza gli oggetti quotidiani diventano strani e immersi in un’atmosfera visionaria e non essendoci gerarchie introduce un relativismo che non ha più gerarchie.
- Lessico: non usa un lessico “normale” fissato in un unico codice (tradizione monolinguistica) ma li mescola (vuole abolire la lotta tra le classi sociali e quindi abolisce anche la lotta tra le classi di oggetti e di parole). Troviamo termini tratti dalla lingua dotta (aulici o tratti da modelli antichi), dal gergo, dalla precisa terminologia botanica, dal parlato quotidiano, da lingue straniere. Questa varietà di codici linguistici infrange le norme della poesia italiana. Inoltre simboleggiano che il rapporto tra l’io e il mondo di Pascoli è critico, non tradizionale.
- Aspetti fonici: grande rilievo hanno i suoni che compongono le parole, alcune non rimandano ad un significato ma imitano l’oggetto (molte onomatopee di versi di uccelli o suoni di campane) che assumono grande significato. Questi non mirano ad una riproduzione oggettiva ma vogliono penetrare l’oggetto. I suoni usati da Pascoli hanno valore fonosimbolico e tendono ad aver significato proprio senza rimandare a quello della parola. Questa trama costituisce la vera architettura interna del testo.
- Metrica: è apparentemente tradizionale: usa i versi più famosi (endecasillabi, decasillabi, novenari…) e le rime più conosciute (baciate, alternate, incatenate…) ma li usa in modo personale: tramite gli accenti sperimenta cadenze ritmiche inedite. Anche il verso è frantumato ed usa spesso gli enjambements che spezzano soggetto-verbo o aggettivo-sostantivo.
- Figure retoriche: usa un linguaggio analogico (sostituzione termine proprio con quello figurativo con cui ha un rapporto di somiglianza) ed accosta realtà remote (diverso dai simbolisti) eliminando i passaggi logici intermedi. Anche la sinestesia assume carica allusiva fondendo insieme diversi ordini di sensazioni in cui concreto e astratto si fondono per creare maggiore indefinitezza.
Queste soluzioni formali aprono la strada al ‘900 e per questo si parla di un Pascoli verso il ‘900.

8. Myricae
Fu la prima raccolta vera e propria contenente 156 poesie. Il titolo è una citazione virgiliana tratta dalla IV Bucolica dove intende innalzare un po’ il tono della poesia mentre Pascoli parla solo di cose umili. Sono prevalentemente componimenti brevi che sembrano quadretti di vita campestre che colgono alcuni particolari non oggettivi e realistici ma carichi di mistero e simboli. Uno dei temi più presenti nella raccolta è il ritorno dei morti. Qui compaiono alcune soluzioni formali caratteristiche della poesia pascoliana (onomatopee, simbolismo suoni, linguaggio analogico, sintassi frantumata) e vari metri (versi brevi: novenario, poco usato nella lingua italiana).
X AGOSTO: Qui Pascoli rievoca l’uccisione del padre. Essa è un discorso ideologicamente strutturato in cui vengono affrontati i grandi temi metafisici del male e del dolore. Ciò risulta troppo costruito, enfatico e predicatorio. Il Pascoli di questa poesia non è quello più apprezzato oggi. La poesia è strutturata geometricamente con simmetrie che rivelano una costruzione predicatoria e retorica (la prima strofa corrisponde all’ultima, il gruppo delle strofe 2 e 3 corrispondono alle 4 e 5) e ci sono anche corrispondenze a livello strutturale (San Lorenzo – E tu Cielo, aria tranquilla – mondi sereni …) e ci sono anche corrispondenze meno profonde come gli spini in cui cade la rondine che ricordano la corona di Cristo che viene confermato dall’immagine della croce, la rondine uccisa diventa il simbolo di tutti gli innocenti della malvagità umana alludendo alla figura di Cristo (vittima per eccellenza); anche il padre, che morendo perdona i suoi uccisori, ricorda Cristo che perdona. Con ciò Pascoli vuole ammonire e persuadere. Conformemente al decadentismo (deluso e respinto dal fallimento della scienza) Pascoli imposta il problema del male in chiave metafisica e religiosa: ogni vittima innocente è immagine di Cristo e il cielo piange per il male sulla Terra, ma il loro sacrificio non ha alcun significato. Inoltre compare il tema del nido (rondine e uomo esclusi dal nido violentemente).

L’ASSIUOLO: (piccolo uccello rapace notturno, simile al gufo, che emette un verso malinconico e monotono che sembra un lamento) esteriormente è la descrizione di un notturno lunare attraverso sensazioni visive ed uditive ma presenta significati nascosti e misteriosi. In tutte le strofe troviamo nella prima quartina immagini di pace (a), nella seconda immagini più inquietanti (b) e concludono con il verso dell’assiuolo “chiù” (c):
I. a) il momento in cui sta per sorgere la luna, il cielo è rischiarito ma essa non è ancora comparsa, così il cielo la attende come un’apparizione divina che ha una funzione rasserenante e purificatrice a cui allude il bianco e l’alba (idea della nascita)
b) il nero delle nubi si contrappone al bianco precedente ed i lampi sono inquietanti
c) il verso dell’assiuolo arriva da uno spazio indefinito della notte che ha un tono malinconico e misterioso, evocatore di cose lugubri.
II. a) le stelle che brillano nel chiarore diffuso, il rumore del mare e un rumore indistinto che proviene tra le fratte introduce una nota misteriosa
b) il poeta sussulta per il sorgere di un’eco di dolore che viene svegliato dai rumori notturni.
c) il verso dell’assiuolo è il grido che risuona nell’interiorità del poeta e sembra un “singulto”
III. a) la luce lunare colpisce le cime degli alberi, il vento e le cavallette introducono immagini più negative e misteriose.
b) le invisibili porte alludono probabilmente alle porte della morte che non si aprono più e non permettono il ritorno dei cari
c) il verso dell’assiuolo diventa un pianto di morte e l’atmosfera inquietante e funebre pervade tutto il componimento
ma tutto ciò non è detto esplicitamente ma viene alluso mediante immagini nascoste che danno fascino alla poesia. L’atmosfera indefinita è data mediante l’uso di immagini analogiche che creano una serie di paragoni tra le cose che crea una maggior densità del linguaggio poetico ed accresce la sua forza suggestiva che allude a legami segreti tra le cose. Non si ha una struttura sintattica complessa e gerarchizzata ma i membri si succedono semplicemente e non si crea un legame logico tra le impressioni ma analogico, allusivo e segreto.

TEMPORALE: La sensazione iniziale è fonica: il brontolio (“bubbolio” ha valore onomatopeico che non mira alla riproduzione oggettiva del dato ma ha valore suggestivo ed evocativo) lontano del tuono. Esso assume vari significati simbolici che alludono a qualcosa di minaccioso e inquietante. Successivamente vengono indicate sensazioni visive all’inizio o alla fine del verso (in piena evidenza), anch’essi hanno valore allusivo, angoscioso e minaccioso. Sullo sfondo nero delle nubi spicca la nota bianca del casolare a cui viene associata l’ala di gabbiano (esempio di linguaggio analogico) entrambi sono bianchi e si tagliano sul cielo (no metafora tradizionale: accosta due oggetti remoti eliminando i passaggi logici intermedi e identificando gli estremi. Non viene indicato il termine di paragone ma il primo termine ed il secondo sono accostati semplicemente in forma appositiva). L’annullamento dei legami logico-sintattici accresce il valore suggestivo della parola (procedimenti simili a quelli del Simbolismo). Il nero del cielo e il rosso dei lampi evocano angosce, il bianco e l’ala di un gabbiano alludono ad una speranza. Il volo è metafora della liberazione dagli affanni e dalle sofferenze della vita.

NOVEMBRE: Inizialmente troviamo sensazioni sensuali, visive e olfattive con immagini nitide. Ma il reale non è quello che appare, la primavera è allusoria (le cose sono create dall’immaginazione non dai sensi). La realtà sensibile sfuma nell’immaginario e mostra la poesia come la poesia di Pascoli sia evocativa, suggestiva e illusionistica e non si fermi mai al dato oggettivo delle cose. In contrasto con questo carattere illusionistico troviamo la precisione della nomenclatura botanica pur non avendo nulla di scientifico. Il nome preciso è come una formula magica che permette di andare oltre gli oggetti e di cogliere la loro essenza. Nella seconda strofa all’illusoria primavera subentra il reale autunno. Ciò che il poeta descrive è il contrario di quello che immagina, troviamo immagini visive non reali e dietro il paesaggio incombe l’immagine simbolica della morte cui alludono rami secchi e neri, il cielo privo di uccelli, foglie secche che cadono e il silenzio. Tutto ciò crea una trama nascosta, di immagini allusive, con scelte linguistiche che giocano su segrete suggestioni. La sinestesia, cara alla poetica decadente, sottolinea la rete di segrete corrispondenze dovute alla fusione di io e mondo, soggetto e oggetto. Questa poesia è apparentemente semplice, fatta di piccole cose osservate con occhio ingenuo, ma nasconde un sistema di significati che rivelano una sensibilità tormentata e complicata e una visione del mondo angosciata. L’oscuro tumulto della nostra anima sovrasta il fanciullino. Il linguaggio poetico cambia quello italiano, essa presenta una struttura logica fatta di precisi rapporti e nessi. Il periodo e l’unità ritmica sono continuamente spezzati dalla punteggiatura che impedisce la scorrevolezza del discorso e mostra un senso di fatica e angoscia di Pascoli.

9. Poemetti
Sono componimenti più ampi dei precedenti che sembrano dei racconti in versi, anche la struttura metrica cambia (terzine dantesche). Assume rilievo dominante la vita di campagna descrivendo la vita di campagna di una famiglia rurale, colta in tutti i momenti caratteristici della vita contadina. La narrazione è formata da vari cicli che prendono il nome da operazioni del lavoro nei campi (sementa, accestire, fiorita, mietitura …). La raffigurazione della vita contadina ha intenti ideologici: il poeta vuole celebrare la piccola proprietà rurale depositaria di valori tradizionali e autentici (solidarietà familiare, laboriosità, bontà, semplicità, saggezza …). La vita del contadino gli appare un rifugio rassicurante contro la realtà storica minacciosa. Questa vita diventa un’utopia regressiva (proietta il suo ideale nel passato travolto dalla società e l’economia moderna). La raffigurazione della vita di campagna di Pascoli, idealizzata che ignora gli aspetti crudi della realtà popolare (bisogno, miseria, conflitti sociali …) è opposta da quella verista di Verga che prende in considerazione gli aspetti peggiori della realtà. Pascoli si sofferma sugli aspetti umili e quotidiani e analizza minuziosamente il lavoro nei campi pur non essendo naturalistica. Vuole dare dignità sublime alle piccole cose per cui le attività più umili sono arricchite dall’epos ricorrendo a poeti antichi. Nei Poemi troviamo la mescolanza di elementare semplicità e preziosa raffinatezza che può risultare falsa. Oltre al ciclo georgico troviamo anche altri temi inquietanti e ricchi di significati simbolici.
DIGITALE PURPUREA: quando Maria era in convento, un giorno, durante una passeggiata con le altre ragazze aveva visto una spiga di fiori rossi e le ragazze, incuriosite, si avvicinarono, ma la suora maestra glielo vietò poiché il profumo di quel fiore poteva condurre alla morte. Le ragazze spaventate indietreggiarono. Maria racconta che Pascoli ha voluto rappresentare lei stessa mentre l’altra ragazza è un’invenzione. Sin dall’inizio si delineano 2 figure femminili antitetiche:
- bionda: vesti semplici e sguardo modesto, simbolo di innocenza verginale (donna angelo).
- mora: occhi che ardono, simbolo di sensualità torbida e inquieta (donna demonio).
La poesia si divide in varie sezioni:
I. Il dialogo tra le due, rievoca l’atmosfera del convento e la loro giovinezza creando un clima di candore e soavità. Viene ricordato anche quel fiore di morte (pronunciato solo dalla mora).
II. Attraverso un flash-back il passato diventa presente e si ripropone l’atmosfera di innocenza (bianche suore, innocenza, cielo primaverile …) ma incombe un mistero: le inquietudini erotiche delle educande che mescolano sacro e profano. Nella parte finale viene riproposto il fiore col suo fascino inquietante che insidia l’innocenza.
III. Torna il motivo dell’innocenza con i dolci ricordi delle due ragazze che viene, ancora una volta, rotto dal fiore. Alla fine Rachele confessa a Maria di aver provato quel fiore e si ha un nuovo flash-back che porta un’atmosfera diversa: la trasgressione della ragazza e il suo stato d’animo mentre lo sta per fare.
Il racconto di Rachele si conclude con un’immagine misteriosa: destino di morte per la dolcezza di quel fiore. Pascoli gioca volutamente sul non detto e sull’allusivo e la poesia può assumere varie interpretazioni: passione amorosa, malattia, tossicomania (per i decadenti: mezzo per attingere all’ignoto) vizi… l’assaporamento del fiore è simbolo di trasgressione. In ogni caso resta un velo di mistero sulla poesia voluto dallo stesso Pascoli. Il motivo del fiore fascinoso e mortale è decadente e la poesia è significativa della poesia pascoliana. Il racconto non segue la successione cronologica ma è continuamente spezzato e ricco di rimandi. Questo andamento tortuoso rispecchia il carattere ambiguo del reale che contrappone l’innocenza alla perversione e richiama al proibito. Anche le frasi sono spezzate, ricche di pause ed enjambements (per mettere in evidenza le parole chiave).

ITALY: è un ampio poema dedicato ad un tema caro a Pascoli: gli emigrati italiani costretti ad abbandonare il nido per lavoro. Due fratelli emigrati tornano dall’America a Caprona (Castelvecchio) con Molly (figlia di un fratello) che è malata di tisi. All’inizio la bambina detesta l’Italia ma poi lega profondamente con la nonna che muore in seguito alla sua guarigione. Gli emigrati ripartono per l’America e Molly vorrà tornarci. Il tema fondamentale è quello del rapporto fra due mondi distanti: quello della provincia agricola toscana che è rimasto sempre uguale a se stesso e quello della modernità americana, che ha coinvolto gli emigranti, modificandone i ritmi di vita, i costumi, la lingua. Fra i due mondi la comunicazione è difficile. L’emigrazione è una realtà dolorosa, che disperde il nido familiare e costa lacerazioni psicologiche profonde. Però il ritorno al nido (alla famiglia, ma anche alla patria) può donare agli emigranti, che hanno sofferto le pene della lontananza e dell’esilio (malattia di Molly), la salute e la serenità perdute (guarigione). Ideologicamente il poemetto lascia intravedere il populismo dell’autore, che depreca il fenomeno dell’emigrazione, idealizza il mondo rurale fondato sulla piccola proprietà contadina, guarda con sospetto alla modernità urbana e industriale (l’America).Il tema del nido si è dilatato, dall’originario significato autobiografico ed esistenziale, ad un significato sociale e politico.La materia del poemetto, come si vede, è realistica ma la resa dello stile non è naturalistica (amplificazione epica delle scene narrative). La lingua, che è un impasto di italiano, toscano , inglese e italo-americano, costruendo una lingua stratificata e composita fino a diventare stridente, con la quale esprimere poeticamente la perdita di forza comunicativa del linguaggio comune (e l’incomunicabilità dei due mondi rappresentati). L’operazione linguistica nasce da una necessità poetica per rendere quell’intima lacerazione, quel doloroso offuscarsi della voce e del sentimento della terra natale che si sono prodotti nell’animo degli emigrati, quindi in stretto rapporto con il tema di fondo del poemetto.
11. I Canti di Castelvecchio.
Sono definiti nella prefazione dal poeta “myricae” e si propongono di continuare la linea della prima raccolta. Anche qui troviamo immagini della vita di campagna e ricompare la misura più breve (lirica non narrativa). I componimenti si succedono secondo disegni segreti che alludono al succedersi delle stagioni. Ricorre il motivo della tragedia familiare e dei cari morti e c’è un rimando a Castelvecchio quasi per creare un legame ideale tra il nuovo nido e quello spazzato via dalla tragedia. Anche in questa raccolta troviamo temi inquieti e morbosi che mostrano le ossessioni del poeta. Dalle piccole cose umili lo sguardo si allarga agli spazi cosmici infiniti, ad immaginare misteriose apocalissi che distruggeranno la vita dell’universo.
IL GELSOMINO NOTTURNO: il componimento è dedicato alle nozze dell’amico Briganti e allude alla prima notte di nozze in cui è stato concepito Dante Gabriele Giovanni. Importante è l’immagine del fiore che apre il suo calice per tutta la notte ed esala il suo profumo inebriante, quindi paragona il rito di fecondazione dei fiori (che si schiudono) a quello umano. L’aprirsi della corolla e il profumo sono un invito all’amore pieno di sensualità. All’alba i petali si chiudono un po’ sgualciti e il rito amoroso è trepidante. Ma la contemplazione avviene da lontano perché il poeta sa di non potersi costruire il suo nido. La tragedia familiare ha bloccato la sua mente a livello infantile che gli fa istaurare un rapporto morboso con la sorella e non adulto con una donna. Ci sono molte immagini di animali che richiamano al nido andato perduto che deve essere ricostituito dai superstiti. Il quadro notturno, che sembra così armonico, è percorso da segrete tensioni che prendono forma nelle opposizioni strutturali dei 4 nuclei tematici (1 vs 3; 2 vs 4):
1. I fiori che si aprono offrendo amore
2. La casa in cui si consuma il rito
3. La presenza dei morti
4. Il nido geloso che esclude la vita adulta e che rappresenta la regressione infantile
È un esempio del simbolismo pascoliano

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