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Giovanni PASCOLI

Nasce nel 1855 a San Mauro di Romagna (FC) ed è il quarto di otto fratelli di una famiglia modesta. Nel 1867, all’età di 12 anni, subisce il primo lutto familiare: il padre viene ucciso per una rivalità sul lavoro; in seguito perderà anche la madre e una sorella. Studia nel ginnasio a Urbino e a Firenze, e vince una borsa di studio che gli permette di frequentare l’università di Bologna. In questi anni è attratto da idee anarchiche e socialiste, ispirate a Marx, ma dopo aver partecipato a una manifestazione, viene arrestato (esperienza che gli imprime una dolorosa rassegnazione e la chiusura negli affetti familiari). Divenuto professore, nel 1885 costituisce a Massa il suo “nido” familiare con le sorelle Ida e Mariù; alterna la vita da docente a quella di poeta, e nel 1892 vince una medaglia d’oro al concorso di poesia latina ad Amsterdam (prima di 13 vittorie).
Nel 1895 la sorella Ida si sposa, e questo evento viene da Pascoli percepito come un “tradimento” del nido, dunque vive intensi affetti con l’altra sorella, Mariù. Insegna a Messina (1897), a Pisa (1903) e a Bologna (1907) dove muore di cancro nel 1912.

NIDO

Pascoli visse un intenso quanto morboso legame con la famiglia, un nucleo di memorie e di sangue, un rifugio sicuro nel quale arroccarsi. Questa situazione affettiva è simbolica nella poesia di Pascoli, poiché ricorre spesso all’immagine del nido. Associato al tema della famiglia c’è anche il tema della morte, cioè i dolorosi lutti familiari che cementano il rapporto con il nido, rendendolo esclusivo.

ATTRAZIONE/REPULSIONE CON L’EROS

Il profondo legame con il nido determina altri atteggiamenti in Pascoli, fra i quali la chiusura sentimentale e la paura della storia. La chiusura verso una possibile esperienza amorosa impedisce a Pascoli di crescere e maturare, lo ancora alla famiglia (nel concreto, a Mariù) e ne determina un’adolescenza di turbamenti e paure, di attrazione/repulsione per l’ignoto.

RIPIEGAMENTO INTIMISTICO

L’ideologia del nido in Pascoli s’accompagna ad angosciosa perplessità, a sgomento di fronte alla realtà in cui è costretto a vivere, a una “fuga dalla storia”. C’è panico in lui davanti ai tempi che si presentano, alle enormi metropoli che stanno sorgendo grazie al progresso scientifico, in una posizione che s’inserisce nell’orientamento del tempo (la crisi del positivismo e del mito delle “magnifiche sorti e progressive”, già ironico nella Ginestra). Il rifiuto della contemporaneità è comune a tutti gli esponenti del decadentismo, ma mentre altri lo vedono come vagheggiamento ed estetismo, Pascoli lo concretizza come ripiegamento intimistico, come compiacimento vittimistico.

OPERE - Myricae, Canti di Castelvecchio, Primi e Nuovi poemetti, Odi e inni, Poemi conviviali.
MYRICAE - Prima raccolta poetica (22 poesie) pubblicate nel 1891. Già il titolo, citato da Virgilio nella IV egloga (Non omnes arbusta iuvant umilesque myricae) preannuncia la modestia e l’umiltà dei temi che queste poesie toccheranno. Si tratta di una poesia semplice, concreta, riguardante la quotidianità della vita di campagna e caratterizzata da immediatezza nello stile.
L’atteggiamento di Pascoli è tipico del verismo: usa spesso termini tecnici e gergali. Apparentemente sembra un susseguirsi di quadretti di genere (bozzetti) ma hanno un significato più profondo. I dati realistici si caricano di significati e simboli - “Poetica degli oggetti” - dalle cose concrete si estrapola un messaggio profondo. Il linguaggio adotatto è dunque allusivo, trasfigurante e anche fonosimbolico (sciabordare delle lavandare).
POETICA DEL FANCIULLINO - Figura opposta all’esteta, il fanciullino è insito in ognuno di noi, e prova lacrime e dolori, ma anche gioia. Quando siamo in tenera età il fanciullino si confonde con noi (è un palpito solo, un solo strillare); mentre cresciamo, lui resta piccolo: noi accendiamo nuovi desideri, lui mantiene la sua antica e serena meraviglia; noi arrugginiamo la voce, lui ha il suo tinnulo squillo di campanello. Ha paura del buio, perché al buio vede o crede di vedere; piange e ride senza motivo, per cose che sfuggono alla nostra comprensione (estrema spontaneità); se siamo in difficoltà, dice cose che ci fanno sciogliere mescolando dolcezza e amarezza, e questo ci salva. È molto loquace, ma sa anche ascoltare: è spinto non dall’ignoranza, ma dalla curiosità e dallo stupore (si stupisce ancora come il primo uomo, Adamo). Con ciò Pascoli intende che il vero poeta è colui che riesce ad ascoltare il fanciullino che è in lui: il poeta privilegia ciò che è pre-razionale, cioè va oltre la ragione.

MYRICAE


LAVANDARE

Comparsa nel 1894 nella terza edizione delle Myricae, è una poesia d’amore, poiché nella campagna autunnale si sente il canto delle lavandare che accenna alla partenza di un amante, il cui ritorno è lungamente atteso. La poesia descrive una situazione che è paragonabile ad un piccolo quadro impressionista, soprattutto in merito alla descrizione del paesaggio.
X AGOSTO - Pubblicata nel 1896 - Edita nella 4a di Myricae (1903), è una poesia che trae spunto dal luttuoso evento della morte del padre di Pascoli, avvenuta il 10 Agosto 1867. La vicenda biografica e i dati realistici (il 10 Agosto è la notte famosa per le stelle cadenti) si caricano di significati (pianto dell’uomo paragonato al pianto del cielo; la rondine abbattuta con le ali aperte come in croce ricollega la morte del padre al sacrificio di Cristo) e il dolore personale viene dilatato all’universo. Torna il tema del nido (grazie all’immagine della rondine) - il padre, che stava tornando a casa, aveva in mano un dono per i figli, come la rondine aveva un insetto per i piccoli. Non c’è visione religiosa, né speranza - il cielo è lontano, Dio è indifferente e non si cura delle sofferenze umane (atomo opaco).

L’ASSIUOLO

Pubblicata nel 1897 - Edita nella 4a di Myricae (1903). L’assiuolo è un rapace notturno, chiamato in Toscana “chiù” per il suo verso, è nella cultura popolare un simbolo di tristezza e morte. Il suo verso scandisce la lirica e si carica progressivamente di simboli (da voce dei campi a singulto a pianto di morte). All’alba, il lugubre grido dell’assiuolo agisce nella semincoscienza del dormiveglia provocando immagini inquietanti, riferibili alla realtà ma disconnesse fra loro per logica. La struttura è rotta dal chiù, dalle analogie e dalla natura umanizzata (alberi che si ergono per vedere la luna). In questa poesia determinato e indeterminato coesistono, in un rapporto di dialettica: gli oggetti, determinati e concreti, sono situati in uno sfondo effuso e indeterminato. Questo rapporto si crea solo in situazioni particolari, di ambiguità (come nel caso del dormiveglia e della sua semincoscienza).


TEMPORALE

Pubbicata nella terza di Myricae (1894), è un esempio della tecnica impressionista: il paesaggio descritto infatti limitato alle singole impressioni isolate percepite dall’autore.

NOVEMBRE


Pubblicata nella 1a di Myricae (1891). Una giornata serena e tersa di Novembre può illudere che sia tornata la primavera e gli albicocchi in fiore, ma è solo illusione, destinata a sparire per constatare che è inverno (non è solo un indicazione sulle stagioni, ma metafora dell’esistenza).

PRIMI POEMETTI (1897)

Rispetto alle Myricae, i Poemetti sono componimenti più ampi e hanno anche una maggiore dinamicità. L’originalità risiede in Pascoli nell’infrangere l’ordine logico della narrazione: si procede infatti per allusioni, analogie o accostamenti non motivati, con i quali Pascoli scopre e analizza diversi aspetti della realtà. Pascoli adotta la metrica della tradizione, ma introduce diverse innovazioni: alla struttura compatta dei versi tradizionali subentra un interesse verso la versificazione e la musicalità, che vengono interrotte dalle cesure o dilatate dagli enjambements.
DIGITALE PURPUREA - Pubblicata nel 1898 - Edita nei Poemetti (1904). La lirica affronta la tematica erotico-morbosa: traendo spunto da un episodio del collegio della sorella Maria - un giorno la Madre maestra aveva vietato alle allieve di avvicinarsi a un fiore all’angolo del giardino, poiché il profumo era velenoso - Pascoli sviluppa attorno al fiore il significato di tentazione, di attrazione-timore per il proibito, di colpa; il rapporto del fiore con l’eros è simbolico.

ITALY (1904) - Come riporta l’epigrafe, è un lungo componimento sacro all’Italia raminga. Il poemetto affronta infatti un tema fondamentale all’Italia fra ‘800-‘900: l’emigrazione. La vicenda ruota intorno al ritorno in patria di una famiglia di Garfagnana (LU) che emigrarono in America. La trama si snoda in 3 parti (guarigione della piccola Molly, arrivata malaticcia; morte della vecchia nonna; ritorno in America degli emigranti). L’aspetto più peculiare è lo sperimentalismo attuato in questo poemetto, mediante il dialogo impossibile tra la nonna e la nipotina che parla solo inglese (pasticcio linguistico) e questo denota anche l’estraneità di chi è partito, che non è più legato alla patria.

CANTI DI CASTELVECCHIO

NEBBIA - La nebbia non è solo un’entità realistica di fenomeno atmosferico, che offusca, ha anche un valore simbolico, è un elemento di separazione fra il poeta e la realtà, un’ulteriore “difesa” del nido (altro simbolo pascoliano) nonché un simbolo di esclusione dalla lacerante contingenza storica. Anche qui, come nell’Assiuolo, emerge la tematica di dialettica fra determinato e indeterminato.
GELSOMINO NOTTURNO - Pubblicata nel 1901 - Edita nei Canti di Castelvecchio (1903). In questa lirica viene portato all’estremo il processo di rarefazione dell’impianto logico della narrazione, perciò è difficile individuarne una trama. Il pretesto realistico è il gelsomino notturno, che si schiude solo di notte, e si susseguono impressioni disordinate e di successione casuale. Fu scritto da Pascoli per le nozze dell’amico Raffaele Briganti, e vi è il tema dell’unione di due esseri, che porta a una nuova vita.

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