Indice
Myricae
Myrice (che in latino significa "tamerici", un tipo di pianta molto comune) è una raccolta pubblicata nel 1891. Pascoli sceglie questo titolo perché Virgilio in un suo componimento nomina le tamerici come simbolo della poesia umile e dimessa. Al centro dei componimenti vi sono le piccole cose: i testi, di breve estensione, traggono ispirazione dalla vita campestre.
Tra i temi fondamentali della raccolta vi sono la morte e il ritorno dei cari defunti, e la tragedia familiare che influenza la visione del mondo del poeta. I particolari su cui il poeta si concentra alludono simbolicamente una realtà ignota inafferrabile, caricandosi di sensi misteriosi e suggestivi. La raccolta presenta un linguaggio analogico, l'uso delle onomatopee, il fonosimbolismo e la sintassi frantumata.
L’assiuolo
Il componimento prende spunto dal verso dell'assiuolo, uccello notturno simile al gufo (esperto di botanica e ornitologia per formazione positivista), il cui canto monotono è malinconico e reso con l'onomatopea "chiù", presente alla fine di ogni strofa e assume un valore sempre più lugubre. Appunto, questo assiolo che canta vicino all'abitazione rappresenta un paesaggio di morte.
All'inizio della poesia è espresso che la luna sta per sorgere. Già compaiono segnali inquietanti: il "nero di nubi", i "soffi di lampi" (sinestesia → senso di mistero). Ciò gli evoca un ricordo del dolore per la morte del padre, non superato. Il canto dell'assiolo (“voce”), che proviene da uno spazio indefinito, introduce un primo elemento di angoscia, come un messaggio oscuro e incomprensibile.
Nella seconda strofa tornano inizialmente immagini pacifiche, come le stelle e il suono del mare. Ma questa calma viene turbata da suoni indefiniti: il "fru fru" tra i cespugli. Il verso dell'assiolo diventa un pianto (“singulto”), rendendo più esplicita l'angoscia.
Nella terza strofa l'atmosfera si fa ancora più cupa. Accanto alla luce lunare compaiono immagini come il "sospiro" del vento e il suono delle cavallette, paragonati ai "sistri", strumenti sacri legati al culto della dea Iside e quindi al tema della morte. Il culto di Iside prometteva resurrezione dopo la morte : lei aveva raccolto il corpo smembrato del marito Osiride e l'aveva fatto rivivere. La domanda improvvisa sulle "invisibili porte" chiarisce il significato della poesia: le porte della morte non si aprono più, non c'è possibilità di ritorno per i defunti. Il canto dell'assiolo diventa allora definitivamente un "pianto di morte". Il nucleo della poesia è proprio l'angoscia della morte e il dolore per la perdita dei propri cari.
Temporale
L'apertura è dominata da una sensazione sonora: il "bubbolio lontano", un termine onomatopeico che richiama il brontolio del tuono, a indicare l'inizio di un temporale. Questo suono non ha solo una funzione descrittiva, ma assume un valore evocativo e simbolico, suggerendo l'arrivo qualcosa di minaccioso e indefinito (probabilmente l'improvvisa notizia della morte). Inoltre Pascoli non nomina mai esplicitamente il tuono: il lettore lo devi intuire.
In questo scenario dominato da colori cupi e minacciosi, spicca l'immagine del casolare bianco, accostato al all'ala di gabbiano. Si tratta di un esempio di linguaggio analogico: Pascoli mette in relazione due elementi diversi senza spiegarne il legame, che il lettore deve cogliere intuitivamente. I colori hanno un valore importante simbolico: il nero e il rosso evocano angoscia, pericolo e tensione, mentre il bianco del casolare può essere interpretato come un segno di speranza o di salvezza. Anche l'immagine del gabbiano può alludere a un desiderio di liberazione, di fuga dalle difficoltà della vita (volo).
Il lampo
La poesia descrive un paesaggio colto nell'attimo brevissimo di un lampo, che illumina improvvisamente la scena notturna. In quell'istante si rivelano il cielo e la terra sconvolti dal temporale e appare per un attimo una casa bianca, che subito scompare nel buio. Questa visione è rapidissima, quasi come un'illuminazione improvvisa, assumendo un valore di rivelazione: il lampo non mostra semplicemente la realtà, ma ne svela un lato più inquietante e nascosto. La casa bianca viene paragonata a un occhio che si apre "esterrefatto" e subito si richiude, accentuando il senso di paure e sorpresa. Il paesaggio diventa il simbolo di un dolore tragico. Simboleggia l'arrivo della notizia inaspettata della morte.
La poesia nasce come metafora degli ultimi istanti di vita del padre: il lampo rappresenta quel momento rapidissimo in cui, prima della morte, si concentrano intensa esperienza interiore. L'immagine finale dell'occhio che si apre e si chiude richiama proprio l'ultimo sguardo di un morente.
Novembre
Si apre con un quadro primaverile apparentemente sereno, vitale e armonioso: l'aria limpida, il sole luminoso, gli albicocchi fioriti e il profumo di biancospini. Tuttavia, questa impressione è illusoria: nasce dall'immaginazione del poeta, mentre la realtà sensibile sfuma nell'immaginario.
Nella seconda strofa, l'illusoria primavera lascia spazio al reale autunno: gli alberi sono spogli, nel cielo non volano gli uccelli, le foglie cadono e i rami nudi si stagliano sul cielo, creando un quadro che suggerisce la presenza della morte.
Nell'ossimoro "è l'estate, fredda, dei morti" simboleggia che l'apparente vitalità della natura nasconde la realtà della morte. Si tratta dell'Estate di San Martino, verso l'11 novembre, con giorni sereni e temperature miti. La ricorrenza è però vicino a quella dei morti, il 2 novembre. Il "cader fragile" delle foglie è una sinestesia: fonde sensazioni tattili e uditive.