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Giovanni Pascoli - Linguaggio e stile: tre diverse categorie


Il linguaggio utilizzato da Pascoli può essere distinto in tre diverse categorie: la lingua pregrammaticale (chiamata anche lingua agrammaticale), che consiste nell’utilizzare figure retoriche quali ad esempio l’onomatopea con un valore fonosimbolico e, quindi, non semantico; la lingua grammaticale, che è costituito dal linguaggio sintattico e semantico regolarmente usato, e la lingua postgrammaticale, che consiste nell’abbandono da parte dell’autore delle classiche norme della grammatica, a cui preferisce un linguaggio ricco di termini particolari, tecnici e gergali.
All’interno delle sue poesie, spesso Pascoli fonde la lingua pregrammaticale, grammaticale e postgrammaticale.
Nei suoi componimenti si mescola lo stile dotto (egli scrive infatti alcune opere in latino), il linguaggio gergale (i termini tecnici) e gli innesti in lingua straniera (egli compose infatti alcuni testi in inglese, come ad esempio la poesia Italy che chiude la raccolta dei primi poemi). Per questo motivo si parla di plurilinguismo pascoliano, che pone fine al monolinguismo petrarchesco. Dato l’accostamento di termini precisi e gergali (ad esempio gora) e parole di origine umile e dialettale (ad esempio frasca) si utilizza anche l’espressione “sperimentalismo pascoliano”, elemento che ha scardinato e rivoluzionato la forma poetica tradizionale, aprendo la strada alla poesia del XX secolo.
Nei componimenti pascoliani sono ricorrenti alcune figure retoriche come l’allitterazione, l’onomatopea, l’assonanza, l’anafora, l’analogia e la sinestesia.
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