I canti di Castelvecchio vennero pubblicati nel 1903 e sono in un certo senso il proseguimento di Myricae. Ancora una volta perciò la vita di campagna è un rifugii rassicurante e isola il poeta dalla realtà vera. Castelvecchio rimanda a San Mauro di Romagna, paese della sua infanzia e quindi troviamo il collegamento con il nuovo "nido" ( a Castelvecchio) e il vecchio "nido" (in Romagna). Ritornano però ancora una volta i temi inquietanti e il turbamento del fanciullo. 

Una poetica decadente


In questo testo si ritrovano i punti essenziali della teoria di Pascoli riguardo alla poesia. L'opera infatti contiene un programma poetico. Il poeta è un fanciullo con sguardo puro, riesce a cogliere l'essenza profonda della realtà scoprendone anche le corrispondenze fra le cose.

Ci sono molte metafore relative ai fiori. Egli esalta non solo i fiori tropicali provenienti dalle Americhe (agavi americane) ma anche i piccoli fiori, che rappresentano le cose quotidiane che in apparenza non hanno nulla di particolare ma che sono al centro dell'attenzione. 

Nella poesia Pascoli utilizza un linguaggio infantile, utilizza metafore rifacendosi anche ad Adamo ed Eva in paradiso e parole onomatopeiche. 

Pascoli si distacca perciò dalla poesia aulica Italiana e anche dalla poesia di Gabriele D'Annunzio che è piuttosto sontuosa e superomistica. 

Arano


Questa poesia che è un madrigale fa parte della sezione "L'ultima passeggiata". La vicenda è ambientata in autunno e io poeta sta facendo un'ultima passeggiata nella campagna Toscana e si concentra su immagini di luoghi e persone. Arano fu scritta fra il 1885-1886. 

Inizialmente sembra che Pascoli descriva con oggettività la realtà, al contrario ci sono simboli dietro ogni oggetto.

Pascoli descrive il lavoro dei contadini che compiono le attività tipiche del periodo autunnale. Dietro a questa apparente descrizione della realtà c'è un forte malinconia sottolineato dalla nebbia che sale, dalle voci dei contadini lontane. 

Da un lato c'è perciò la malinconia, dall'altro c'è la vita degli uccellini che sfruttano il fatto che questi contadini stiano arando e seminando per beccare i semi che cadono, perciò trasmettono un'idea di gioia e di vita. Gli uccellini sono umanizzati. Quella che per l'uomo è fatica e lavoro, per gli uccelli è vita. 

Le figure retoriche sono principalmente le allitterazioni di F (prima strofa), R (seconda strofa) e P (terza strofa) e gli enjambement.

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