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La vita di Carducci


Giosue Carducci nacque nel 1835 a Valdicastello (piccolo borgo della Toscana),da famiglia medio-borghese.
Ebbe un’infanzia libera ,a contatto con una natura aspra e selvaggia, che egli sentiva affine al proprio carattere.
Studiò alla scuola superiore di Pisa e si laureò in Lettere nel 1856 dove iniziò la sua carriera da insegnante nelle scuole secondarie.
Nel 1860 il Ministro dell’istruzione, Terenzio Mamiani, lo chiamò alla cattedra di Letteratura italiana a Bologna. Condusse la vita del professore e dello studioso, tra l’insegnamento e la ricerca. Partecipò attivamente alla vita culturale del tempo. Di carattere iroso e battagliero, sostenne infinite polemiche letterarie e politiche. Fu il primo poeta italiano ad ottenere il premio Nobel per la letteratura (1906). Morì l’anno successivo.

L’evoluzione ideologica e letteraria

Carducci è cresciuto in un’atmosfera familiare patriottica e fu ammiratore della rivoluzione francese sin dall’infanzia.
Negli anni giovanili seguì con entusiasmo le vicende Risorgimentali, specialmente l’impresa Garibaldina. Come molti democratici subì, una cocente delusione alla conclusione del processo unitario, col trionfo del compromesso monarchico. Nei confronti del nuovo governo assunse atteggiamenti di violenta opposizione, che gli costarono anche una sospensione dall’insegnamento. La sua attività intellettuale poetica si indirizzò alla polemica contro l’Italia "vile" del suo tempo, che non rispondeva agli ideali Risorgimentali. Si fece sostenitore dei diritti del popolo, come depositario di un patrimonio di grandi virtù civili e di energie politiche. Si scagliò contro la Chiesa e il Papa. Polemizza anche contro la religione cristiana stessa, in nome di una concezione della vita ‘pagana’ e classica, e presentò la religione come un residuo dell’oscurantismo medievale, ormai sconfitto dalla -forza vindice- della Ragione, della Scienza e del Progresso. Fu vicino al Positivismo, che era l’ideologia dominante del mondo borghese in quegli anni Settanta-Ottanta.
Nel corso degli anni moderò le sue posizioni: si avvicinò alla monarchia e dedicò un’ode alla regina Margherita. Nel 1890 fu nominato senatore del Regno e il suo acceso Patriottismo si colorò di Nazionalismo. Anche il suo anticlericalismo si attenuò: assunse atteggiamenti concilianti verso il Papa e arrivò a riconoscere il valore del cristianesimo.

Dall’anti-romanticismo classicistico all’esotismo evasivo


Negli anni giovanili assunse posizioni violentemente anti-romantiche.
Il bersaglio principale della sua polemica era soprattutto il Romanticismo sentimentale, ma si scagliava anche contro il Romanticismo cristiano di Manzoni e della sua scuola, ritenuto troppo debole e rassegnato. Egli cercava una forma adatta alla poesia civile e battagliera ,che recuperasse la dignità dei classici, e per questo disdegnò i generi “popolari”. Questa polemica anti-romantica e questo recupero classicistico rivelano in Carducci una notevole angustia di confini intellettuali. Ciò deriva dal fatto che il romanticismo che il giovane Carducci conosceva era solo quello italiano, di ben altro respiro rispetto a quello straniero. Negli anni successivi ampliò la sua cultura e predilesse i poeti che sentiva più vicini ai suoi interessi come Victor Hugo.
Con l’affievolirsi dell’impeto polemico egli cade in un ripiegamento intimo; momenti di sconforto, l’angoscia per la morte, la memoria struggente degli anni dell’infanzia e della giovinezza.
Compaiono anche tendenze evasive, l’impulso a fuggire dal presente per rifugiarsi in un regno di solare pienezza vitale, bellezza, armonia energia eroica. Per certi aspetti, risente anche delle tematiche Baudelairiane; lo spleen.

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