Video appunto: D'Annunzio, Gabriele - Il Piacere (6)

Il piacere di D'Annunzio



Il passo proposto è tratto dal secondo capitolo del romanzo “Il piacere”, opera emblema della produzione D’Dannunziana, nonché modello per il Decadentismo italiano. Nel frammento viene presentato il protagonista assoluto di tutta la vicenda, Andrea Sperelli, appartenente ad una famiglia antica e nobile.
Egli ricalca il modello dell’intellettuale aristocratico del XVIII secolo. Grazie all’educazione del padre, Andrea cresce vivendo la propria vita all’insegna dell’arte, imparando fin da adolescente a distinguersi dal popolo mediocre, poco colto e incapace di bellezza. Sempre dal padre eredita il carattere sofista; Andrea tende infatti a rifiutare qualsiasi verità assoluta e, avvalendosi dei propri strumenti d’intellettuale, quali il linguaggio e la vasta cultura, frutto di lunghi viaggi e numerose letture, è sempre pronto a mettere in discussione le posizioni altrui, proprio come i sofisti dell’età di Pericle. L’educazione impartitagli tuttavia ha prodotto gravi danni nel suo carattere. Il padre infatti ha agito in modo tale da reprimere nel figlio ogni forma di moralità, inducendo lo sviluppo di una grande forza istintiva.

Analisi



Nel secondo capitolo del romanzo “Il Piacere” viene presentata al lettore la casata degli Sperelli. Andrea, il protagonista assoluto del romanzo, appartiene ad una famiglia di nobile antichità. Il narratore definisce la classe sociale cui Andrea e la sua famiglia fanno parte con il termine “arcadica”. Il significato figurato di tale vocabolo si può pensare come mutuato dalla poesia Arcadica (o Bucolica) virgiliana. L’oggetto di questi componimenti è l’Arcadia, regione del Peloponneso caratterizzata da un territorio montuoso, incontaminato, prevalentemente abitato da pastori. Il disegno che emerge sembra essere quindi quello di un mondo idilliaco. All’interno del romanzo dunque questo termine permette di delineare come la classe dell’aristocrazia, cui Andrea fa parte, avesse raggiunto il massimo splendore, vivendo in una condizione idilliaca, nei secoli a lui precedenti, mentre nel periodo a lui contemporaneo la nobiltà stava “a poco a poco scomparendo”.
Durante l’adolescenza, a prendersi cura dell’educazione di Andrea è il padre stesso, il quale trasmette al figlio tutti i valori della cultura esteta, quali ad esempio il “gusto delle cose d’arte”, o la ricerca continua della bellezza. I mezzi funzionali all’educazione sono, oltre ai libri e alla letteratura, i numerosi viaggi, fatti in compagnia del genitore. L’educazione così non è limitata ai libri, ma è caratterizzata anche “dall’esperimento” e dagli studi antropologici. Uno dei valori del padre è il fatto di essere liberi e non farsi dominare, al fine di poter vivere la propria vita al meglio. Nel suo disegno di vita dunque non si può lasciare spazio al rimpianto, condizione possibile soltanto ad uno “spirito disoccupato”. Per evitare questo sentimento, e dunque per non cadere tra gli “spiriti disoccupati” è sufficiente offrire continuamente alla mente nuovi stimoli. Alla luce di ciò si può spiegare la leggerezza sentimentale attraverso cui sia il padre che il figlio vivono le relazioni amorose.
La conseguenza di questa rigorosa educazione ha prodotto gravi danni nel carattere del giovane Andrea. Il figlio infatti si trova a vivere una vita di rinunce: dal momento che ogni scelta di vita è subordinata all’arte, è evidente come alcuni valori vengano trascurati, tra tutti la moralità in primis, posta in secondo piano rispetto alla bellezza. Si è sviluppata così nel giovane una naturale rinuncia a qualsiasi azione che non porti ad un appagamento estetico. La conseguenza di tutte queste scelte è però assai negativa per il temperamento del ragazzo. In particolare, sebbene si osservi grande sensibilità e notevole interesse per l’arte, a lungo andare in Andrea diminuisce la “potenza volitiva”. Tuttavia di questo il giovane non ha modo di accorgersi e fa dei precetti del padre un modello di vita. La presa di coscienza dell’impossibilità di adottare l’estetismo come stile di vita avverrà soltanto alla fine del romanzo, quando il protagonista cadrà in rovina, ormai abbandonato da entrambe le donne con cui aveva intrapreso una relazione.
Il narratore, seppur non intervenendo direttamente, riesce ad esprimere un giudizio sulla vicenda e, più in generale, sull’età a lui contemporanea. Attraverso infatti la descrizione del processo educativo impartito dal padre, che si rivela disastroso per l’armonica crescita del figlio, il narratore fa trasparire il proprio punto di vista. Quest’ultimo non è nient’altro che una presa di coscienza della logica del mondo ottocentesco, dominato dalla logica borghese e dall’avvento della società di massa. L’esteta infatti, volendo subordinare tutto all’arte, in una società dove domina la volgarità economica e dove la maggior parte degli uomini sono indifferenti a qualsiasi attività che non ha riscontro pratico, è inevitabilmente destinato a fallire. E’ dunque necessario trovare un nuovo stile di vita.
APPROFONDIMENTO
La figura di Andrea Sperelli è senza dubbio un alter ego di D’Annunzio, uno dei tanti che si ritrovano nel numeroso corpus di opere del poeta e scrittore abruzzese. L’autore de “Il Piacere” è un uomo che ama mettersi in mostra, che vuole vivere una vita fuori dagli schemi, ponendosi al di sopra del “grigio diluvio democratico”. Mutua dunque da Nietzsche il concetto di superuomo, decontestualizzandolo e adattandolo alla sua situazione. D’Annunzio intende così, col termine superuomo, il diritto di pochi esseri di affermare se stessi, ripudiando le leggi comuni del bene e del male. L’estetismo diventa così occasione di dominio e disprezzo degli altri.
Il poeta vate cerca di fare dell’estetismo un modus vivendi: mostre d’arte, aste di antiquariato, poesia e scrittura sono solo alcuni dei campi il cui il poeta si cimenta. Il narcisismo e il desiderio di diventare punto di riferimento per la nazione lo porterà addirittura, nella vecchiaia, a far realizzare un museo su di sé e sul suo operato, il Vittoriale degli Italiani, situato sul lago di Garda.
Tuttavia, seppur D’annunzio si faccia portavoce degli ideali dell’estetismo, all’interno de “il Piacere” si legge la storia di un uomo che, dopo aver adottato uno stile di vita da esteta, ne esce sconfitto. Nonostante questo sembri rappresentare un controsenso, in realtà non è nient’altro che l’esteriorizzazione dell’atteggiamento ambivalente che l’autore ha nei confronti di questa corrente. La conclusione del romanzo, che vede Andrea uscire sconfitto attraverso la perdita delle due donne e di tutti i suoi beni, sembra quasi essere una trasposizione letteraria della vita di D’Annunzio stesso. Dopo aver compreso l’impossibilità di realizzare un tale stile di vita, il poeta vate si vede costretto ad abbandonare l’estetismo in favore di una nuova condotta di vita.
Questa rappresentazione del fallimento dell’estetismo sembra essere comune tra gli intellettuali esteti. Un altro celebre esempio lo si ritrova nella letteratura anglosassone, precisamente ne “il ritratto di Dorian Grey” di Oscar Wilde. Proprio come Andrea, Dorian cerca di vivere una vita all’insegna dell’arte. Anche nel caso di Dorian, Il senso del bello, al primo posto nella scala dei valori, ha fatto dimenticare i valori di bontà e di giustizia. Così il protagonista, nel tentativo di rimanere per sempre giovane, è destinato a macchiarsi di gravi delitti, come ad esempio l’omicidio. In questo caso il fallimento degli ideali dell’estetismo è determinato dal tentativo di distruzione del quadro nonché dal suicidio di Dorian stesso.
APPROFONDIMENTO 2: RIFERIMENTI CULTURALI E LETTERARI
L’opera Dannunziana è caratterizzata da numerosi riferimenti culturali e letterari. Nel capitolo proposto, il primo di questi collegamenti lo si osserva già nel secondo paragrafo: il termine arcadico infatti sta a designare un mondo idilliaco, antecedente al periodo contemporaneo ad Andrea. Si tratta di un riferimento alla Grecia antica e alla poesia arcadica, ripresa nel mondo romano da Virgilio. Procedendo con la lettura, si osserva un riferimento ai Borboni e al regno delle due Sicilie. D’Annunzio si appella agli splendori della corte borbonica per enfatizzare la ricchezza e il clima sereno in cui il padre di Andrea è stato cresciuto. Poche righe dopo invece si osserva un richiamo a Byron, uno dei più grandi esponenti del romanticismo anglosassone; attraverso questo riferimento letterario il poeta vuole enfatizzare il temperamento del padre, probabilmente caratterizzato da una grossa componente voluttuaria.
Infine, al termine del capitolo, attraverso la divergenza sui sofisti, D’Annunzio propone un ulteriore rimando alla Grecia e alla filosofia.
I numerosi rimandi letterari, ritrovabili frequentemente non solo ne “Il Piacere”, ma anche in diverse poesie, mettono in risalto il vastissimo bagaglio culturale di D’Annunzio, che fin da giovane si è dedicato alla letteratura e all’arte, divenendo una figura chiave nell’epoca a lui contemporanea.