Vita ed Opere di D'Annunzio


Il maggior rappresentante del decadentismo italiano, per quanto riguarda i romanzi, è Gabriele D’Annunzio.
Giovanni Pascoli è più simbolista, D’Annunzio è più esteta. Quest’ultimo è il dandy, l’esteta, l’uomo di lusso. È un personaggio che vuole stare al centro dell’attenzione, nel bene e nel male. Essendo un esteta si circonda di oggetti preziosi e di donne bellissime, per dare dimostrazione di una vita inimitabile. Paradossalmente però questa vita è stata la più imitata, in quanto egli era nell’occhio del ciclone all’epoca, la “superstar”. Tutti cercavano di imitare la sua vita, il suo modo di vivere, di vestire e di rendersi al di sopra di tutto. D’Annunzio voleva essere al di sopra sia della massa che dell’aristocrazia (le classi dell’epoca); politicamente potremmo dire che si schiera alla più estrema destra.
D’Annunzio nasce a Pescara nel 1863 e muore a Gardone Riviera nel 1938. Nasce in una famiglia borghese benestante; i suoi primi studi li fa al liceo Cicognini di Prato, molto in voga all’epoca; tutta l’aristocrazia studiava lì. Già in questo luogo si fa notare scrivendo poemetti contro questa scuola, in particolare contro la mensa. Quando si diploma si trasferisce a Roma e si iscrive all’università, dove non si laureerà mai in quanto occupava il suo tempo nei salotti mondani di Roma. Era un passionale a 360°: sfidava sempre gli uomini a duello, tutte le donne impazzivano per lui, nonostante non fosse bello.
Questa vita è pubblica, tutto ciò che faceva lo pubblicizzava. È un uomo di destra, un aristocratico convinto, che disprezza la massa (il popolo e la borghesia) - facendo capire al popolo di essere al di sopra con la sua vita - ma servendosi di essa, in quanto è la massa a comprare i suoi libri e a renderlo popolare ed inimitabile. La prima opera che scrive da ragazzo mentre frequenta i circoli letterari romani è “Primo vere” (1879), in cui per la prima volta impersona la maschera dell’esteta. I suoi scritti rispecchiano la sua vita.
Intorno al 1890 questo periodo da esteta va in crisi; egli si rende conto che non è possibile fermare l’ascesa della borghesia, la sua maschera entra in crisi. Il romanzo che denuncia la crisi dell’estetismo si chiama “Il piacere” (1889); qui il protagonista, Andrea Sperelli, è l’alter ego di D’Annunzio.
Siccome egli deve destare l’attenzione del suo pubblico, che tanto disprezza, converge verso il superuomo; l’esteta entra in crisi e deve necessariamente trovare un altro modo per suscitare l’attenzione della massa. Lo trova leggendo “Così parlò Zarathustra”, di Nietzsche. Leggendo lo scritto del filosofo, D’Annunzio si fa un’idea tutta sua di superuomo; esso è un’altra maschera che lo scrittore indosserà. Inizialmente non trova una situazione in cui possa dimostrare e incarnare questa figura. In questo momento rimane il superuomo solamente all’interno dei suoi scritti. L’occasione che gli arriva per incarnare il superuomo è la prima guerra mondiale. Quando essa scoppia, l’Italia rimane inizialmente neutrale; entrerà in guerra solo nel 1915. In Italia ci sono 2 fazioni: neutralisti e interventisti. D’Annunzio era un affabulatore, un fomentatore, incitava fortemente la partecipazione dell’Italia alla guerra. Quando ci sono i comizi in piazza c’è una folla immensa, che va a sentire d’Annunzio che parla. D’Annunzio vuole essere il poeta vate, prima con la figura del dandy, poi del superuomo; vuole rimanere a tutti i costi l’intellettuale seguito dalla massa. Si arruola all’età di 52 anni, facendo una guerra di élite. Durante la prima guerra mondiale fa 2 imprese eccezionali (dimostra il suo essere superuomo): la beffa di Buccari e il volo su Vienna (1918); in questo periodo nascono gli aerei; d’Annunzio conia il termine “velivolo”. Nel volo su Vienna sfida il nemico (l’Austria), prendendo un aereo con il quale, invece di sganciare bombe, lancia volantini scritti da lui; in essi diceva all’Austria di arrendersi, visto anche il fatto che era riuscito a sorvolarla sganciando volantini, che sarebbero potuti essere bombe. Essi hanno un linguaggio aulico, difficilmente comprensibile anche dal popolo italiano.
La beffa di Buccari è quando insieme a 30 militari, D’Annunzio prende dei motoscafi, chiamati MAS (motoscafo anti sommergibili) arrivando in Croazia, nel Golfo di Buccari. Non abbattono i sommergibili; la beffa sta nell’essere arrivati in Croazia senza essere abbattuti dal nemico. MAS verrà declinato da D’Annunzio nel suo motto “Memento audere semper (ricordati di osare sempre)”.
L’impresa su Fiume è un’altra impresa eccezionale. Dopo il trattato di Versailles D’Annunzio definisce la vittoria dell’Italia una vittoria mutilata: quello che era stato promesso dal patto di Londra non era stato rispettato. A seguito di ciò invade Fiume e, tra l’imbarazzo del governo italiano, viene rimandato in patria. Mussolini, anch’esso egocentrico e superuomo, non sopporta tutto ciò; convince quindi il re a nominare D’Annunzio principe di Montenevoso - per dargli il contentino - e farlo relegare al Vittoriale; D’Annunzio farà diventare questo luogo una sorta di mausoleo. Nel testamento lascia il Vittoriale in dono allo Stato Italiano.
La vita inimitabile è anche fatta di belle donne. D’Annunzio si è sempre circondato di donne bellissime e di un certo livello: aristocratiche o attrici famose. Eleonora Duse era un’attrice di teatro; era la musa di d’Annunzio. Questo circondarsi di belle donne era anche per avere un riscontro nella società. Anche in questo rapporto d’Annunzio trovava il suo tornaconto; Eleonora Duse era la sua musa ma anche l’attrice più famosa del mondo; scrivere quindi opere che poi lei metteva in scena era un bel tornaconto per lo scrittore.
D’Annunzio spende più di quello che guadagna, è quindi inseguito dai creditori. Si circonda di tutte le cose più lussuose che esistevano all’epoca. Anche Oscar Wilde era un dandy. Egli diceva che può resistere a tutto ma non alle tentazioni.
D’Annunzio, durante la sua relazione con Eleonora Duse scrive opere di teatro. Scrive anche un romanzo intitolato “Il fuoco” (1900), che mette in crisi il rapporto con l’attrice. I protagonisti sono l’alter ego di lui e la sua compagna; descrive, anche in maniera particolareggiata, gli amplessi con la Duse, la loro vita più intima.
D’Annunzio passa la fine della sua vita nel Vittoriale, in solitudine. Si ritira dalla vita pubblica e inizia a rivedere i suoi scritti, scrivendo anche altre opere. Muore sopra la sua scrivania a causa di un’emorragia cerebrale, accasciandosi sopra i suoi libri.
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