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D'Annunzio, Gabriele - Opere scaricato 15 volte

Avvenimenti più importanti e opere principali di Gabriele D'Annunzio

Gabriele D’Annunzio nasce a Pescara il 12 marzo 1863; dopo gli studi a Prato si trasferisce a Roma, dove frequenta l’università di lettere ed inizia a scrivere articoli per i giornali. La sua vita privata diventa mondana, piena di scandali e amori tempestosi. Nel 1883 scappa e poi sposa una contessina inglese, da cui avrà dei figli; dopo 7 anni i due si separano. A Venezia ha una relazione con attrice Eleonora Dusa. Anche se è preoccupato dei debiti contratti dal suo defunto padre, D’Ann si trasferisce con l’amata in una lussuosa villa, “La Capponcina”, vicino a Firenze. Qui compone la sua opera teatrale più amata, La figlia di Iorio.
Nel 1897 entra in politica, diventando deputato della Destra, ma passa poi alla Sinistra dopo 3 anni. Nel 1895 visita la Grecia, dove approfondisce la poesia e il mito classico. Nel 1910 a causa dei debiti contratti per mantenere il suo tenore di vita, si trasferisce in Francia, in esilio volontario. Rimane in contatto con il Corriere della Sera, per cui continua a scrivere. All’inizio della Prima Guerra Mondiale, torna in Italia sostenendo gli interventisti e partecipa a varie imprese; perde un occhio in un incidente aereo e avrà dolori all’altro occhio per sempre. Questa esperienza lo segnerà molto, e nel periodo di cecità compone Notturno (autobiografico e memoriale). Animato dallo spirito nazionalista, crede che la mancata annessione di Fiume all’Italia sia la causa della sconfitta italiana, perciò nel 1919 istituisce a Fiume un governo militare e la occupa per pochi mesi.

Si ritira nel 1921 a Gardone Riviera, nella villa “Vittoriale degli Italiani”, che ha arredato come un museo dedicato a sé stesso. Si allontana dalla politica ed ha altre avventure amorose, una con la pianista Luisa Battera, fino alla morte per emorragia celebrale il 1 marzo 1938. L’oratoria dannunziana era dalla parte degli interventisti, durante i dibattiti che portarono l’Italia nella Prima GM; D’Ann trascinava le piazze con toni duri e carichi di violenza. I toni di odio per la democrazia parlamentare si ritrovano anche in Benito Mussolini. D’Ann partecipò attivamente alla guerra, diventando tenente colonnello; il suo estetismo e l’età (52 nel 1915) non gli permisero di combattere in prima linea ma per lo più svolse azioni di comando. L’estetismo insiste sulla gratuità, dove il massimo riconoscimento non è il denaro, ma fama e la soddisfazione di essere superiore alla massa; perciò, più l’azione è inutile, più è eroica.
D’Ann è tra i pochi italiani nel 900 ad avere una fama internazionale, ed è stato il primo a sfruttare i meccanismi dell’informazione della società di massa, come radio e giornali. Capisce i bisogni letterali dei lettori e diventa replicabile. Si pone come un artista superiore, aderendo al Decadentismo, ma utilizza bene e conquista il mercato; questo è uno dei tanti paradossi che si trovano in D’Ann. L’ammirazione del poeta si fuse con la curiosità verso l’uomo e le sue stranezze, dando origine a un mito di massa. D’Ann vuole essere anche ideologico e politico, intervenendo spesso su questioni politiche: era un accesso nazionalista.
Egli rifiuta l’idea che nella società contemporanea, l’artista abbia perso la sua eccezionalità e che l’arte si sia degradata. L’arte è per lui ancora un valore assoluto di bellezza ed estranea ai traffici economici. In modo paradossale, egli sfrutta proprio l’industria culturale per farsi conoscere dalla massa, che chiama plebe e canaglia. Queste contraddizioni vengono risolte solo facendo coincidere l’arte e la vita, facendo spettacolo e mercato della propria vita. Ad esempio, egli diffuse la notizia della sua morte prima dell’uscita della sua prima raccolta poetica, raccogliendo importanti necrologi. Questo atteggiamento venne esasperato nel corso degli anni, arrivando persino a trasformare la sua casa in un museo dedicato a sé stesso. Ma del resto per D’Ann una vita che non equivalga ad un’opera d’arte, è priva di senso. Allo stesso modo anche il linguaggio deve essere un’opera d’arte, esteticamente ricercato e impreziosito; questa artificialità deve però essere espressa col massimo della naturalezza.
D’Ann compone per lo più in prosa romanzi, racconti, lettere, articoli. A soli 19 anni pubblica la sua prima raccolta di prose influenzata dal Verismo, la Terra Vergine, e successivamente Novelle della Pescara, entrambe ambientate nella terra natale. Nell’estate del 1888 D’Ann è ospite dell’amico pittore Paolo Michetti a Pescara: durante il suo soggiorno scrive il suo primo romanzo, Il piacere (1889). Il protagonista Andrea Sperelli, è il risultato dell’intreccio fra l’esperienza biografica di D’Ann e la narrativa europea. Sperelli è un esteta e somiglia ad altri eroi decadenti, come Jean Des Esseintes in Controcorrente di Huysmans e Dorian Gray nel Ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde. Come per D’Ann anche per Andrea l’arte è un valore assoluto e la vita è concepita come arte. Andrea ha molte virtù: la nobiltà di sangue, la bellezza fisica, la raffinatezza della cultura e una sensibilità superiore, che gli permettono di essere un esteta. Nello stesso tempo però, “il culto della bellezza” sfocia nell’”avidità del piacere”, la cultura frutto dei suoi viaggi diventa così ampia da corrompere lo spirito, l’ingegno si trasforma in malsano, che lo rende incapace di vivere. La rappresentazione di Andrea è quindi ambigua: da un lato D’Ann vuole creare un tipo ideale che sia superiore, ma dall’altro vuole rappresentare la malattia morale dell’eroe decadente, che vede fallire il proprio progetto di vita. Anche le due donne che ama rappresentano questa contraddizione: Elena rappresenta i piaceri e la lussuria, mentre Maria rappresenta una prospettiva più spirituale e purificatrice. Persino i loro nomi sono simbolici: Elena richiama la regina Elena di Troia, una donna fatale che ha causato notevoli tragedie, mentre Maria è il nome della Vergine; Elena è passione e sensualità, mentre Maria è una donna angelica, amore casto. L’unico punto in comune tra le due è la voce, che porta Andrea a sovrapporre le due donne, fino alla scena dell’ultima notte con Maria, quando Andrea pronuncia senza volerlo il nome di Elena.
D’Ann pubblica altri romanzi incentrati su figure maschili inquiete che lo rappresentano: alla figura dell’esteta decadente contrappone quella del superuomo, conosciuto grazie al filosofo tedesco Friedrich Nietzsche: secondo lui il superuomo da un lato è uno spirito libero dai condizionamenti della morale, della religione, delle convenzioni sociali, dall’altro però il superuomo è il singolo individuo che si afferma sulla base della propria morale contro la morale comune. D’Ann semplifica questa teoria, e si identifica con un superuomo che è una creatura aggressiva ed eccezionale, in quanto superiore a tutto e tutti. Il superuomo è un individuo privilegiato, libero dalle regole morali e pieno di disprezzo per la società, che ritiene di massa e volgare, troppo democratica e poco imperialista.
Un altro romanzo è il Trionfo della morte, in cui compaiono degli elementi autocritici, molto rari in D’Ann. L’eroe Giorgio Aurispa è un superuomo-esteta in profonda crisi, che cerca di recuperare la pienezza della vita e la salute, ma fallisce a causa dei conflitti famigliari e dall’influenza negativa della donna amata. Nel romanzo Le Vergini delle rocce il protagonista è un uomo convinto di appartenere a una specie superiore, diversa dalla volgarità del popolo e dalla borghesia, e cerca una donna in grado di dargli un figlio che erediti il suo patrimonio genetico. La scelta cade su tre nobili sorelle, che però sono inaccessibili (il titolo allude a loro). Nel romanzo Il fuoco un altro superuomo cerca senza successo di realizzare un’opera d’arte teatrale; in Forse che si forse che no, il protagonista è un aviatore che compie spericolate acrobazie.
Nel 1879 pubblica la sua prima raccolta di poesia di stampo carducciano, Primo vere; nel periodo romano scrive altri libri di poesie, come Canto nove, Intermezzo di rime, L’Isotteo e La chimera, ispirati a temi eroici, scandalistici e militari, che ricordano la sua ideologia nazionalista. Canto novo è ispirato a Zola e a “Vita dei campi” di Verga; i temi sono quelli del Verismo ma si distinguono perché D’Ann non ha interesse nell’uso dell’impersonalità. D’Ann rappresenta una vita primitiva, arcaica ma un po’ sensuale, sottolineando la vicinanza dell’uomo alla natura.
Dopo il periodo romano, D’Ann attraversa una fase della bontà, in cui manifesta il bisogno di interiorità, equilibrio e armonia; qui si colloca Poema paradisiaco, con temi del ricordo. Del 1889 si dedica alla scrittura in versi: compone un ciclo in forma di poema, le Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi, che rimane incompiuto. Le Laudi dovevano articolari in sette parti, cioè sette libri diversi chiamati coi nomi delle stelle più luminose delle Pleiadi. Saranno solo 4 i libri che verranno però pubblicati: Maia, Elettra, Alcyone, Merope.
Alcyone è il libro più convincente per il lettore, è dedicato all’estate e al suo valore simbolico, che corrisponde alla giovinezza della vita e all’energia dell’ispirazione artistica. Al mito dell’estate si unisce il mito della metamorfosi della natura: Alcyone rappresenta la capacità di entrare in contatto diretto con la natura, di identificarsi con essa attraverso una fusione istintiva, che prende il nome di panismo (=identificarsi con il tutto). Tutto ciò però non si separa dell’aggressività imperialistica e dall’atteggiamento sprezzante di D’Ann, ma l’identificarsi con la natura rientra nel suo progetto.
Il bisogno di stabilire un rapporto col pubblico e le esigenze finanziarie portano D’Ann a tentare la via del teatro, ma alle sue opere manca il senso drammatico. Il centro dell’interesse è posto sulla parola, piuttosto che sulla definizione dei personaggi e degli ambienti. Per risaltare la parola compone i testi teatrali in versi, scegliendo una soluzione vicina alla tradizione letteraria che a quella teatrale. La sua opera più apprezzata è La figlia di Iorio dove D’Ann ritorna ai temi del ricordo e alla sua terra natale.
D’Ann scrive anche poesia in prosa, tra cui il Notturno, una raccolta di frammenti scritti quando torna in Italia per partecipare alla Prima GM, ha un incidente aereo ed è costretto all’immobilità e cecità, dopo aver perso l’occhio destro e rischia di perdere anche il sinistro. Viene assistito dalla figlia Renata e scrive i frammenti del Notturno su migliaia di strisce di carta. Essendo bendato scrive solo controllando con le dita i bordi delle strisce che la figlia ritaglia. Il Notturno contiene ricordi di guerra, e mostra un D’Ann più intimo: compare la ricerca di soluzioni espressive frantumate, mosse e moderne. Negli ultimi anni di vita non scrive quasi niente, ma sono stati recuperati alcuni testi poetici inediti, che hanno un’impressione tutt’altro che eroica.
Il Piacere è diviso in 4 parti, dette libri, che non seguono l’ordine cronologico degli avvenimenti: il romanzo si apre con la dedica al pittore Paolo Michetti, prosegue con la descrizione dei personaggi del conte Andrea Sperelli mentre aspetta l’amante Elena Muti, seguono poi lunghi flashback fino all’incontro di Andrea con Maria Ferres, moglie del ministro del Guatemala. Non è un romanzo di azione, ma per lo più psicologico, ed è un contenitore e come diceva Wilde con “Arte è Arte” è un basarsi sulle opere ed un ripetersi di opere di altri artisti.
Nel primo libro si vede Andrea che aspetta Elena in un raffinato appartamento di Palazzo Zuccari a Roma. Il narratore ricostruisce la storia in un flashback fino alla terza parte dell’opera. Andrea ed Elena si erano incontrati a casa di una cugina di lui, e si cominciano a frequentare da subito, finché Elena non lascia Roma. Andrea passa da un amore ad un altro, deciso a ricavare il massimo piacere e a liberarsi dal pensiero ossessivo di Elena. Alle corse di cavalli Andrea prova a sedurre una donna ma l’amante di lei lo ferisce a duello.
Nel secondo libro Andrea è costretto all’immobilità nella villa della cugina, si sente purificato e privo di desiderio: il suo nuovo amore è l’arte. Alla villa giunge Maria Ferres, moglie del ministro del Guatemala; all’inizio Andrea vede in lei il simbolo della sua purificazione, ma poi tutto si trasforma in una passione amorosa, ed Andrea confessa il suo amore. Ora D’Ann inserisce delle pagine di dialogo personale di Maria, dove si narrano i fatti dal suo arrivo alla villa e la confessione di Andrea. Dalle pagine del diario di Maria si apprende che la donna è innamorata di Andrea, e che i due hanno l’interesse in comune dell’arte.
Nel terso libro Andrea vive a Roma nei piaceri mondani fino a quando incontra a sorpresa Elena. Così si chiude il lungo flashback e la scena ritorna a Palazzo Zuccari. Elena dice di avere un altro uomo e Andrea è sconvolto nel sentire che si è sposata con l’inglese Lord Heathfield. Elena lo invita alla sua residenza a Roma, e Andrea crede di poter stringere una nuova relazione con la donna, ma all’appuntamento è presente anche il marito. Andrea si consola con Maria; durante un concerto le due donne si conoscono e Andrea decide di dedicarsi ad entrambe.
Nel parto libro Andrea, ossessionato da Elena, si consola con Maria, alla quale sostituisce l’immagine di Elena. Il marito di Maria deve lasciare Roma e la donna, giurando amore ad Andrea, parte con lui. Nell’ultima notte insieme a Maria, Andrea pronuncia involontariamente il nome di Elena. I mobili dei Ferres vengono venduti e Andrea torna nelle vuote stanze di Maria. Andrea fallisce quindi il suo progetto.
Il Piacere è influenzato dal Naturalismo, ma si lascia spazio alla libera rappresentazione della soggettività di Andrea, alter ego di D’Ann. Anche lo stile è lontano dal Naturalismo, che registra il punto di vista dei personaggi, e con descrizioni impressionistiche. D’Ann compie il ritratto interiore di un solo personaggio di cui una voce narrante esterna riferisce idee e sensazioni. Vi sono differenze anche con Verga: a un intreccio di fatti oggettivi si sostituisce l’interiorità del personaggio. La storia viene poi raccontata da un narratore esterno.
Alcyone è il terzo libro delle Laudi pubblicato nel 1904; è composto da 88 testi divisi in 5 sezioni, ognuna caratterizzata da un momento dell’estate, da un ambiente naturale e dal corrispondente stato d’animo. La prima sezione è ambientata nella campagna di Firenze a giugno, e celebra l’attesa dell’estate. La seconda sezione descrive il paesaggio della Versilia, in Toscana a luglio all’arrivare dell’estate. Si celebra il rapporto panico con la natura. La terza sezione descrive il paesaggio della Versilia al culmine dell’estate. La quarta sezione descrive i paesaggi autunnali e si svolge dalla fine di agosto all’inizio di settembre. La quinta sezione descrive la fine dell’estate e i preparativi a lasciare la Versilia. Alla fine del libro vi è il commiato, che rievoca per l’ultima volta i luoghi del ciclo dell’estate.
Non mancano metri e forme classiche ma vi è una ricerca di novità. Lo stile è caratterizzato da un lessico prezioso, letterario, regionale ma anche tecnico. D’Ann si aiuta con dizionari per la ricerca di termini preziosi ricercati. Dal punto di vista metrico l’obbiettivo è la ricerca di musicalità, realizzata con l’uso di rime, assonanze, figure retoriche, onomatopee. D’Ann usa anche il verso libero.

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