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GABRIELE D’ANNUNZIO

Nacque a Pescara nel 1863 e visse una vita ricca e varia, frequentando ambienti mondani, facendo esperienza militare e svolgendo ruoli politici. Influenzò il campo letterario, i costumi e più in generale tutta la società italiana, diventando un modello di comportamento e di gusto. Fu profondamente legato ai principi di estetismo, interpretandola come letteratura e opera d’arte (traendo spunto anche dall’estero - Dorian Gray di Oscar Wilde fu un modello di vita più che un modello letterario). Inoltre, in D’Annunzio la vicenda biografica e quella letteraria si contaminano a vicenda (le relazioni amorose diventano argomento di versi, la relazione con la Duse viene descritta ne Il fuoco; d’altra parte, le esperienze di alcuni personaggi, da pagina letteraria diventano vita vissuta).
1881-1891 PERIODO ROMANO - Conclusi gli studi liceali a Prato, D’Annunzio si trasferisce a Roma. Qui era in voga una singolare rivista quindicinale, la “Cronaca bizantina”, attorno alla quale ruotava la mondanità della capitale. La rivista era elegante, ricca di pettegolezzi e indiscrezioni, nonché spunti polemici, cronache mondane e racconti galanti. D’Annunzio ne diventa cronista, sotto la protezione dell’editore Angelo Sommaruga, e conquista gli ambienti letterari e aristocratici. Avvia un periodo di sfrenato erotismo, lussi e debiti, praticando il culto della Bellezza, e il corteggiamento della duchessa Maria Hardouin, ritenuto scandalo, si conclude con il matrimonio. Riuscì a trasmettere a larghi strati di popolazione il suo gusto per una vita inimitabile e ardimentosa, anche ai borghesi.

1891-1898 PERIODO NAPOLETANO - A Napoli si avvicina alla filosofia di Nietzsche, e ha una relazione con Eleonora Duse; viene eletto deputato, con un programma di palese stampo nazionalistico. 1898-1909 PERIODO DELLA “CAPPONCINA” - Si trasferisce a Settignano, vicino Fiesole, nella villa “La Capponcina”, non distante da quella della Duse, “La Porziuncola”. Trasforma la villa in una dimora da raffinato esteta, e compone opere teatrali, il romanzo Il fuoco (che fece scalpore) e i primi tre libri di Laudi (Maia, Elettra e Alcyone). Accumula numerosi debiti per i suoi lussi ed è costretto a fuggire. 1910-1915 PERIODO FRANCESE - Trascorse alcuni anni in Francia (per scampare ai creditori - anche se lui giustifica “in volontario esilio”) dove compone alcune opere in francese.
Nel 1915 torna in Italia, si tuffa nel’attività politica su posizioni interventiste e partecipa alla guerra. L’azione politica e quella militare sono per lui occasioni letterarie: il discorso pronunciato a Quarto dei Mille (GE) fu una solenne occasione di propaganda interventista, non ha struttura argomentativa ed è un flusso di rievocazioni letterarie del passato, che ignora completamente i termini del problema. Nel 1919, a capo di un reggimento di volontari, occupò militarmente Fiume, in opposizione al governo italiano, ma la abbandonò nel 1920. Nel 1921 si stabilisce sul Lago di Garda, nella “prigione dorata” di Villa Cargnacco, che trasforma secondo il suo estetismo nel “Vittoriale degli Italiani”. Morì nel 1938.

ESTETISMO

La prima fase poetica di D’Annunzio è segnata dall’estetismo e dal culto della Bellezza. È Influenzato dall’estero (da Huysmans - A ritroso - che vedeva la bellezza come insolito e stravaganza, e da Oscar Wilde - Il ritratto di Dorian Gray - che interpretava la vita come un opera d’arte e che voleva essere qualcosa di più di un elegantiae arbiter come Petronio, voleva valorizzare i sensi).
IL PIACERE - Composto a Roma nel 1889, è molto influenzato da Huysmans, e il protagonista Andrea Sperelli è il tipico eroe decadente di cui vi era l’esempio di Des Esseintes e di Dorian Gray: raffinato e gelido, cultore del bello al di sopra della dimensione naturale, un aristocratico che disprezza il “grigio diluvio democratico”. La vitalità delle prime produzioni dannunziane si altera, la sensualità diventa lussuria, il senso estetico sostituisce quello morale. D’Annunzio assume una posizione molto ambigua come narratore: sebbene Sperelli sia la sua controfigura (con la quale dovrebbe identificarsi anche chi legge), ha un atteggiamento critico nei confronti della sua degradazione morale, segno che il genere di personaggio dannunziano è destinato a modificarsi e arricchirsi, diventando poi superuomo.
TRIONFO DELLA MORTE - Nel 1892 sono collocati i due elementi che favoriscono la stesura del romanzo: la relazione con Barbara Leoni e le prime suggestioni derivanti dalla lettura di Nietzsche. La trama è incentrata sul rapporto contraddittorio fra Giorgio Aurispa e Ippolita Sanzio: il protagonista

torna in Abruzzo alla casa natale, su richiesta della madre per distogliere il padre da una vita scandalosa, e questo è il pretesto per ampie descrizioni del paesaggio e della popolazione abruzzese. Il romanzo fonde superomismo e ambizioni mistiche: Giorgio vuole autosufficienza e autodominio, e il rapporto con l’amante viene visto come un ostacolo, perciò porterà al suicidio (che sarà liberazione).
ESTETA ARMATO - Dalla lettura di Nietzsche (su traduzioni francesi) D’Annunzio ricava (a volte con approssimazioni e fraintendimenti) indicazioni politiche e la morale del superuomo. Le suggestioni che ne seguirono determinarono l’elaborazione di un tipo umano diverso da Des Esseintes e Dorian Gray, che viene detto “esteta armato”, e che D’Annunzio incarna ed esprime. Egli ha un “desiderio estetizzante di avventura ulissea”, vuole realizzare esperienze ardite come esperienze artistiche.
IL FUOCO - Ambientato nella Venezia di fine ‘800, il romanzo è incentrato sull’amore di Stelio Effrena e della Foscarina: nella storia sono presenti molti particolari della relazione dell’autore con la Duse. Stelio Effrena ha l’ambizioso programma di rinascita del teatro, e teorizza una restaurazione dei valori aristocratici della società. La Foscarina è un’attrice la cui bellezza è in declino, e cosciente di ciò lascia Venezia per timore di essere abbandonata. Il superuomo è incarnato da Stelio, che sogna sul piano estetico una rinascita del teatro, un’epica moderna, e sul piano politico un restauro aristocratico. I temi prevalenti sono però la decadenza (Venezia mortuario repertorio di reliquie) e tempo che fugge.
LE LAUDI (CICLO) - Le Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi sono la summa della poetica di D’Annunzio; progettate in numero di 7 (come le Pleiadi, stelle dei naviganti, citate in riferimento all’estate, momento panico di vitalità) ne furono realizzate solo 4 (Maia, Elettra, Alcyone e Merope). MAIA (1903) - È un Laus vitae e un confronto tra un passato mitico e il presente industrializzato; ELETTRA (1902) - Celebra gli eroi dell’arte; MEROPE (1912) - Celebra la conquista di Libia ad Arcachon; ALCYONE (1903) - L’Alcyone ha una fisionomia diversa dalle altre Laudi: in esso manca la dimensione superomistica e quella tribunizia di poeta-vate (che rievoca le glorie passate e celebra il presente). È una collana di Laudi celebrative della natura, in particolare dell’estate, nella quale il poeta si immerge e si confonde - mare, alberi, luci, colori - in un processo di metamorfosi. Prevale nel rapporto con la natura tranquillità, il paesaggio percepito è trascolorato e diventa stato d’animo, non c’è tensione.
LA SERA FIESOLANA (1899) - Ricorda la sera della Versilia (vicino Lucca) e si rivolge idealmente a una donna (che non è presente, ma che è invitata al sogno). Composta il dì 17 Giugno 1899, verso sera, dopo la pioggia (l’addio lacrimoso della primavera per l’estate). La natura viene molto personificata.
LA PIOGGIA NEL PINETO (1902) - Il poeta e la sua donna (Ermione, che nella mitologia è figlia di Menelao ed Elena, altri non è che Eleonora Duse, amante di D’Annunzio) si trovano in una pineta della Versilia, mentre piove, e il suono della pioggia viene percepito come una sinfonia naturale. Vi è un motivo mimetico (la poesia che riproduce la natura mediante i suoni) e uno di metamorfosi (Ermione si confonde con la pioggia, che la copre) oltre che alla musicalità della poesia, con l’uso di parole onomatopeiche (crepitio).

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